HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per ottobre 11, 2016

La verità finale


Non esiste più nulla di definitivo, nemmeno una complessa contemplazione dell’ultimo giorno: è ormai chiaro come le dimensioni attigue siano innumerevoli; così tu non muori, traslochi soltanto.

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Senza espansione


Sulle paratie espanse del cielo mi sposto per osservare meglio e trovo una complessità astronomica di spessore superiore, qualcosa che non avrei mai potuto estrinsecare prima, senza l’espansione acida.

Fattibile?


L’impossibile esteso sulle sponde del Rio, a cercare di parlare di cose congruenti mentre tutt’intorno la realtà si sfalda, e lascia entrare da iati impossibili tutto ciò che fattibile in altre dimensioni.

Psichedelie 2016 | PostHuman.it


Mario “Black M” Gazzola parla di psichedelia con un pezzo epico di critica musicale, citando tutto il gotha del genere musicale che sta di nuovo tornando in auge; per me, che sono nato psichedelico, questo ritorno ha le stimmate di una rivelazione – e parlando di psichedelia, di cos’altro si può parlare? – di una crasi tra i miei interessi e inclinazioni psichiche, un enorme campo da golf su cui accedere da più parti. A voi un estratto dell’eccellente Mario.

Ricordo che qualche mese fa Vittore Baroni, gustando una ristampa di chicche psichedeliche messicane (!) del ’66 o giù di lì, si domandava su Facebook quanto fossero sconfinate le cantine da cui ogni tanto riemergono di queste “lysergic emanations”, auspicando subito dopo (come tutti noi) che siano davvero inesauribili come queste scoperte discografiche lasciano sperare.

Del resto, come fai ad esaurire un genere vasto e magmatico come la psichedelia, non solo uno dei sottogeneri più longevi del rock, ma anche uno dei più diversificati, se è vero che l’aggettivo è stato applicato – oltre che alle garage band del ’66 di cui sopra – ai mostri sacri inglesi: ai Beatles di Sgt Pepper (qui sotto la copertina del loro capolavoro, la parodia zappiana e quella dell’omaggio dei Flaming Lips With a Little Help from My Fwends del 2014), ai Pink Floyd, Soft Machine/Kevin Ayers, Gong, Hawkwind etc.

Come anche agli americani Jefferson Airplane, Grateful Dead, Quicksilver, Moby Grape, ma anche al furibondo Jimi Hendrix, agli onnivori Zappa/Mothers, Todd Rundgren/Utopia, alla blues lady Janis Joplin coi Big Brother, all’estatico Tim Buckley e al crepuscolare Nick Drake. Ma anche, magari più trasversalmente, agli anti-hippie newyorkesi Velvet Underground, ai pre-punk Stooges di Iggy Pop e ai ritmatissimi Funkadelic (nomen omen) di George Clinton. E basta solo questo elenco di monumenti della storia della musica per capire che l’etichetta “psichedelico” in fondo è poco meno ampia della stessa definizione di “rock” e forse alla fine ognuno può includerci chi gli pare, in fondo chi può dire cos’è visionario o allucinatorio per ognuno di noi?

Ecco che così, nel passar del tempo, la psichedelia è rivissuta attraverso… i dark punk-pop Psychedelic Furs, la Psychedelic Jungle dei Cramps (qui a sinistra) le citate emanazioni dei Fuzztones (a destra), il metodico revival dei Flaming Lips, lo psycho pop barrettiano/wave di Julian Cope, Robyn Hitchcock/Soft Boys ed Echo & the Bunnymen, il funk di Prince (sotto a sinistra la copertina di Around The World In A Day), lo shoegazing di Spaceman 3, My Bloody Valentine e Loop, sull’onda di certi Sonic Youth, che alle dilatazioni psichedeliche arrivavano emergendo dal fango no wave della NY primi ’80.

Ma anche attraverso le contorsioni tra wave e sperimentalismo di Pere Ubu e Red Krayola, o lo space rock hard-hawkwindiano di Monster Magnet (a destra la copertina del loro recente Cobras And Fire), Heads, nell’imagerie dei Tool (sotto a sinistra la cover del loro ultimo album 10.000 Days, e  qui siamo in ambito nu metal), dei tedeschi Vibravoid, degli scandinavi Goat (visti l’anno scorso all’Arci Magnolia, uno spettacolo) e perfino dagli ex industrial Psychic Tv di quello sconvoltone di Genesis P-Orridge (anche loro bel live), che col suo ultimo (notevole) Snakes – e l’ep Alienist appena uscito – secondo me finisce a lambire territori vicini ai… Primal Scream! Del resto, anche certa techno (mescolata al rock tribale anche dagli Psychic Tv e dai Primal Scream stessi) è stata definita acid. E che dire del pop caleidoscopico dei recenti Arcade Fire e Tame Impala?

Insomma, la definizione è mutante (e sfuggente) come una creatura gigeriana: cosa vuol dire alla fine psichedelia? Solo che tutti questi qui si facevano come cammelli o che il rock si stava ampliando musicalmente, anche se in direzioni diversissime da artista ad artista?

In posa – Mostra collettiva a Roma | Daniele Cascone


Segnalo una Mostra collettiva che si svolgerà a Roma dal 4 Ottobre 2016, dalle ore 18:30 fino al 21 gennaio 2017, presso la Galleria del Cembalo : In posa. Ambigue verità della messa in scena. Tra gli artisti della fotografia coinvolti, c’è Daniele Cascone. Ci vediamo lì?

Un’immagine in posa è per definizione un’immagine costruita, ferma o sorpresa nell’illusione del movimento. Posa, dunque, come “vera finzione”. Riflettendo su questo tema cardine dalla fotografia, dalle sue origini a oggi, la mostra presenta le opere di venti autori, diversi per generazione, fama, percorso professionale e artistico. Come in una grande rappresentazione teatrale, come nel “grande teatro del mondo”, ognuno prende la sua posa, veramente falsa, falsamente vera, e recita in un susseguirsi di cambi di scena.

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