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Archivio per ottobre 25, 2016

Stijn Hüwels – Six Pieces For Guitar | Neural


[Letto su Neural.it]

Arriva dalla nipponica Matter, una ben conosciuta independent label fondata e curata da Yukitomo Hamasaki, uno splendido album, che forse è stato un poco riduttivo titolare “solo” Six Pieces For Guitar. Nelle sequenze dipanate da Stijn Hüwels lungo le sei tracce – infatti – non direi che siano i suoni di chitarra quelli predominanti: è piuttosto un ambiente orchestrale, fitto anche di field recording, loop e – naturalmente – anche di processed guitars, a catturare l’attenzione. Sono evoluzioni molto minimaliste e iterate che danno vita a una drone music evocativa e delicata, anche nelle tenui dissonanze, che non mancano, o nei riverberi più potenti. Il sound artista belga calibra attentamente gli elementi e l’ambience cattura all’ascolto in un paesagismo sonoro raffinato, infuso da un approccio meditativo e melanconico. All’eleganza dei trattamenti sonori, come nella migliore tradizione della Matter s’aggiunge una maniacale attenzione al design dell’uscita, che in questo caso è esibita con uno spesso e stilizzato cartoncino grezzo accompagnato da un ripiegato foglio A4 (in inglese e giapponese) completato da sei differenti card fotografiche, una per ogni progressiva traccia untitled. L’intero progetto è permeato da un flusso placido di suoni, riflessivi e intimisti, mai banali nelle progressioni, sognanti e ricchi di sfumature elegiache: un chiaroscuro pur sempre chiaramente distinguibile, sbiadito ma allo stesso tempo finemente disegnato, innestato da variazioni tonali e timbriche, da alternanze di volume e tensioni narrative. Sono tante – infine – le fascinazioni minimaliste che fanno capolino fra i solchi e le ambientazioni sono estremamente calde e avvolgenti, Stijn Hüwels ci riconcilia con un quietismo che qui è autentico, perché è anche questa la differenza: riuscire in musica a trasmettere emozioni che siano credibili.

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La storia ha bisogno del cinismo | L’indiscreto


Un articolo che esplora il senso del cinismo, su L’indiscreto. Un estratto:

In un’intervista uscita qualche tempo fa su Il Foglio, Salvatore Merlo si è sentito rispondere da Michele Serra: “La mia lotta adesso è non diventare cinico. Uno è moralista da giovane, poi diventa disilluso, infine rischia di diventare cinico”.

La frase di Serra mi è rimasta in mente più a lungo del resto del pezzo. Il sottotesto dell’intervista era quello di due giornalisti che a pranzo si incontrano di modo che uno esprima all’altro il suo punto di vista sul “com’è che van le cose” – eppure la frase di Serra oltrepassa i limiti del discorso sullo stato di salute dell’opposizione italiana, provando a elencare le fasi di vita che ne caratterizzano i frequentatori.

Le fasi sarebbero tre: moralismo, disillusione e cinismo. Tutte coincidenti con una certa fase della vita, la giovinezza, l’età adulta e la vecchiaia – e a elencarle si sente il sapore dell’ovvietà garantita da un iter sociale ben oliato. Da qui viene il desiderio di Serra di non sopperire al dovere impostogli dalle fasi politiche dell’età. Ma c’è un però: Serra è un umorista, è quello della satira preventiva e di Tutti i santi giorni, uno che per buona parte dell’intervista si riferisce ai tumulti interni al mondo nuovo della politica italiana, il M5S di Beppe Grillo – non a caso anche lui un umorista.

E allora, se le fasi sono tre, e dal moralismo idealista si passa al cinismo calpestando un po’ di disillusione – il dubbio è che queste fasi dipendano da strutture ben più importanti: tendenze storiche, politiche ed economiche che forgiano il nostro tempo, imbuti attraverso cui tutti noi passiamo. Sono queste tendenze a creare i presupposti per le fasi descritte da Michele Serra.

Sono tendenze storiche quelle che vedono oggi l’ironia fare il brutto e il cattivo tempo al posto di quella che un tempo fu l’appartenenza politica. E sono queste stesse spinte storiche a far sì che un umorista come Serra sia oggi una voce autorevole, che un comico come Grillo sia capo dell’opposizione, lo Sgargabonzi eccellenza retorica nostrana e così via fino al nostro stesso tendere a un’informalità retorica che si sporge verso una simpatia simile a un clickbait ormai geneticamente acquisito.

Le fasi di vita canoniche a cui si riferisce Serra sono da considerarsi degli effetti dovuti a cause più generali – i fattori economici e politici su tutti, ma anche il livello di avanzamento tecnologico. Siamo innanzitutto disillusi e pigri figliatori, spesso troppo poveri per esaudire le nostre ambizioni e troppo ricchi per abbandonarle, siamo poi – da una prospettiva più lontana – i primi umani a venire a patti col dominio della tecnica, i primi a farci andar giù il boccone amaro della disoccupazione strutturale; progressisti che cominciano pian piano a divenire reazionari per via di un timore del futuro che non è più uno scandalo ammettere. È questa fase di crisi, post-crisi, pre-crisi e così via, a determinare la disillusione una volta adulti. Passata la cuccagna ideologica giovanile e crollate le certezze etiche davanti alla complessità del mondo si sente ogni azione personale muoversi all’interno della stringa di possibilità offerteci da questa fase storica.

Cinismo e umorismo sono legati. Serra lo sa perché è il suo mestiere. Diventare o meno cinico però non dipenderà da lui, ma da quello che circonda tutti noi. Quando Spinoza.it (quello delle battute) ci farà meno ridere, Charlie Hebdo e Umore Maligno smetteranno di scandalizzarci, quando il linguaggio di Grillo sarà meno consono all’epoca retorico-politica, allora forse Serra potrà preoccuparsi meno di cinismi e delle disillusioni che potrebbero inghiottirlo – ma anche lui, da umorista, probabilmente si vedrà ridimensionato e all’aprire Il Foglio non ci sarà la sua intervista.

Solchi Sperimentali Fest | N I G R I C A N T E


Una bella segnalazione dal blog di Michele “DottoreInNiente” Nigro: Il Solchi Sperimentali Fest, con ODRZ e altri artisti sonori particolari. Chi può, ci vada, a Milano, il 3 dicembre.

Il primo festival itinerante legato al libro di Antonello Cresti “Solchi Sperimentali Italia” si terrà allo Spazio Ligera a Milano. Ispirato dalla medesima attitudine al sincretismo e alla unione di musiche apparentemente lontane la serata vedrà esibirsi:Jumbo
https://www.facebook.com/jumboDNA/
prog rock
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Osvaldo Schwartz
https://www.facebook.com/OfficineSchwartz/
Industriale
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Enten Hitti + ODRZ
http://entenhitti.it/
www.odrz.org
elettronica sperimentale/etnica
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Mamma Non Piangere
http://www.mammanonpiangere.it/index.html
Art rock
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presenta Antonello Cresti

Spazio Ligera – Via Padova, 133 – Milano
Inizio ore 22,00, Ingresso 8,00 euro

I custodi di Slade House | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la recensione a un romanzo particolare, che lambisce spesso la mia attenzione: I custodi di Slade House, di David Mitchell. Una trama particolare incentrata sul male ben definito, non un’entità psichica generica ma ben riferita. Vi lascio ad alcuni passi della recensione:

Esistono luoghi contigui a quelli in cui viviamo ogni giorno, ma praticamente sconosciuti? Questo è in un certo senso Slade Alley, il vicolo nel quale, periodicamente, ci si accorge delle esistenze di Slade House. Un pezzo di Inghilterra vittoriana nel bel mezzo di Londra. Pur se avulsa dal nostro spazio tempo, a Slade House capitano dei visitatori, dei personaggi con il loro bagaglio di problemi che sembrano sparire dal piano stesso dell’esistenza dopo essere entrati in contatto con gli occupanti della casa. Le storie raccontate I custodi di Slade House di David Mitchell seguono dal punto di vista di questi visitatori l’esito del loro incontro con Slade House, fino al punto in cui se ne distaccano.

Emerge nel racconto, pian piano, la consapevolezza di essere portati dallo scrittore un passo avanti rispetto ai personaggi. E questa conoscenza emerge con forza, spinge il lettore sempre più avanti nella lettura, nella speranza che i personaggi lo raggiungano, scampando a un destino all’inizio ignoto, che scopriremo andando avanti. Mitchell è così bravo nel tracciare il retroscena e le motivazioni dei suoi personaggi che non riusciamo a non appassionarci al loro destino.

C’è molta differenza da quanto avveniva nel racconto gotico, matrice primigenia di questo romanzo, nel quale il narratore ci metteva davanti a personaggi increduli, con quasi nessuna storia alle spalle, e a “orrori innominabili”. Qui non solo le vittime hanno una storia, ma anche il Male ha un nome, degli scopi da raggiungere. Siamo davanti a un male che ricorre a sotterfugi e costrutti pur di raggirare persone che le difese le hanno, non solo perché uomini e donne moderni, ma perché hanno qualcosa in più, delle caratteristiche tutte da scoprire che le rendono le uniche potenziali vittime del male di Slade House.

Bellissime e perverse di Fabio Giovannini e Antonio Tentori in uscita a Lucca Comics | horror


Su HorrorMagazine la segnalazione di un’uscita editoriale particolare a firma Cut-Up. Eccone un breve antipasto:

Le dive sexy dei fumetti degli anni Sessanta-Ottanta del secolo scorso rappresentano un momento fondamentale nell’ambito del fumetto italiano. La fantasia di sceneggiatori e disegnatori non conosce limite e le avventure delle sexy-eroine si svolgono in ogni epoca storica, mischiando situazioni e personaggi realmente esistiti con altri del tutto inventati. I generi attraversati, che non di rado si contaminano tra loro, sono l’avventuroso, l’horror, il western, il gangsteristico, lo storico, il favolistico, il bellico, il fantascientifico, il nero. Tra le caratteristiche  delle storie delle sexy protagoniste spiccano la crudeltà, il sadismo, la violenza, il gusto del macabro, con una costante morbosità di fondo. È interessante osservare il fenomeno di Jacula, Isabella & co. inquadrandolo nel periodo in cui gli albi sono stati realizzati, ovvero quando le maglie della censura iniziavano ad allargarsi anche per quanto riguarda i film vietati ai minori. E, quasi allo stesso modo del cinema erotico italiano, il fumetto sexy si è evoluto nel tempo diventando sempre più audace e spinto, sino a trasformarsi in vero e proprio hard. Andando oltre il grande successo commerciale e l’indubbio valore fumettistico delle sexy-eroine, è importante notare le valenze sociali e culturali insite nel fenomeno, dalla liberazione dei costumi all’emancipazione sessuale, forse al di là delle intenzioni stesse degli autori.

Adam Nimoy e Terry Farrell al Trieste Science+Fiction | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione della proiezione di un documentario su Leonard Nimoy, alias mr. Spock di Star Trek. La proiezione avverrà il prossimo 1 novembre al Trieste Science+Fiction Festival; eccone un estratto:

Un documentario unico nel suo genere, che appassionerà i fan di Star Trek di tutto il mondo, For The Love of Spock racconta la vita di Spock e di Leonard Nimoy, l’attore che gli ha prestato il volto per quasi 50 anni. Il film, nato in origine per celebrare il 50° anniversario di Star Trek – La serie classica, dopo la scomparsa di Leonard Nimoy, nel febbraio 2015, è diventato il racconto dell’esperienza personale del figlio e regista Adam Nimoy e dei suoi rapporti con Leonard e Spock. Il film è impreziosito da materiali inediti e interviste con amici, familiari e colleghi, tra cui William Shatner, il cast della serie originale, Zachary Quinto, il nuovo equipaggio dell’astronave Enterprise e il regista J.J. Abrams.

For the Love of Spock è l’omaggio che Trieste Science+Fiction Festival ha voluto dedicare a una delle serie televisive più importanti di sempre e a Spock, la sua inconfondibile icona pop, raccontati da una prospettiva privilegiata.

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