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La storia ha bisogno del cinismo | L’indiscreto


Un articolo che esplora il senso del cinismo, su L’indiscreto. Un estratto:

In un’intervista uscita qualche tempo fa su Il Foglio, Salvatore Merlo si è sentito rispondere da Michele Serra: “La mia lotta adesso è non diventare cinico. Uno è moralista da giovane, poi diventa disilluso, infine rischia di diventare cinico”.

La frase di Serra mi è rimasta in mente più a lungo del resto del pezzo. Il sottotesto dell’intervista era quello di due giornalisti che a pranzo si incontrano di modo che uno esprima all’altro il suo punto di vista sul “com’è che van le cose” – eppure la frase di Serra oltrepassa i limiti del discorso sullo stato di salute dell’opposizione italiana, provando a elencare le fasi di vita che ne caratterizzano i frequentatori.

Le fasi sarebbero tre: moralismo, disillusione e cinismo. Tutte coincidenti con una certa fase della vita, la giovinezza, l’età adulta e la vecchiaia – e a elencarle si sente il sapore dell’ovvietà garantita da un iter sociale ben oliato. Da qui viene il desiderio di Serra di non sopperire al dovere impostogli dalle fasi politiche dell’età. Ma c’è un però: Serra è un umorista, è quello della satira preventiva e di Tutti i santi giorni, uno che per buona parte dell’intervista si riferisce ai tumulti interni al mondo nuovo della politica italiana, il M5S di Beppe Grillo – non a caso anche lui un umorista.

E allora, se le fasi sono tre, e dal moralismo idealista si passa al cinismo calpestando un po’ di disillusione – il dubbio è che queste fasi dipendano da strutture ben più importanti: tendenze storiche, politiche ed economiche che forgiano il nostro tempo, imbuti attraverso cui tutti noi passiamo. Sono queste tendenze a creare i presupposti per le fasi descritte da Michele Serra.

Sono tendenze storiche quelle che vedono oggi l’ironia fare il brutto e il cattivo tempo al posto di quella che un tempo fu l’appartenenza politica. E sono queste stesse spinte storiche a far sì che un umorista come Serra sia oggi una voce autorevole, che un comico come Grillo sia capo dell’opposizione, lo Sgargabonzi eccellenza retorica nostrana e così via fino al nostro stesso tendere a un’informalità retorica che si sporge verso una simpatia simile a un clickbait ormai geneticamente acquisito.

Le fasi di vita canoniche a cui si riferisce Serra sono da considerarsi degli effetti dovuti a cause più generali – i fattori economici e politici su tutti, ma anche il livello di avanzamento tecnologico. Siamo innanzitutto disillusi e pigri figliatori, spesso troppo poveri per esaudire le nostre ambizioni e troppo ricchi per abbandonarle, siamo poi – da una prospettiva più lontana – i primi umani a venire a patti col dominio della tecnica, i primi a farci andar giù il boccone amaro della disoccupazione strutturale; progressisti che cominciano pian piano a divenire reazionari per via di un timore del futuro che non è più uno scandalo ammettere. È questa fase di crisi, post-crisi, pre-crisi e così via, a determinare la disillusione una volta adulti. Passata la cuccagna ideologica giovanile e crollate le certezze etiche davanti alla complessità del mondo si sente ogni azione personale muoversi all’interno della stringa di possibilità offerteci da questa fase storica.

Cinismo e umorismo sono legati. Serra lo sa perché è il suo mestiere. Diventare o meno cinico però non dipenderà da lui, ma da quello che circonda tutti noi. Quando Spinoza.it (quello delle battute) ci farà meno ridere, Charlie Hebdo e Umore Maligno smetteranno di scandalizzarci, quando il linguaggio di Grillo sarà meno consono all’epoca retorico-politica, allora forse Serra potrà preoccuparsi meno di cinismi e delle disillusioni che potrebbero inghiottirlo – ma anche lui, da umorista, probabilmente si vedrà ridimensionato e all’aprire Il Foglio non ci sarà la sua intervista.

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