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Archivio per ottobre 27, 2016

Recensione: Hai trovato orgasmi nel collettore quantico? | Karashò | Kipple Officina Libraria


[Letto su KippleBlog]

Su Karashò è uscita una bella recensione a Hai trovato orgasmi nel collettore quantico?, antologia di sesso quantico uscita poco tempo fa in cui militano autori del calibro di Ian Watson e Roberto Quaglia, ma anche firme femminili, come Valeria Barbera, Francesca Fichera, Emanuela Valentini; completano il cast Domenico Mastrapasqua e i due curatori, vincitori del Premio Urania, Lukha B. Kremo e Sandro Battisti.

Questa volta, invece, ho vinto l’iniziale scetticismo e mi sono immerso: splendida, sognante lettura. Il connettivismo è cambiato? Tutt’altro. Eppure l’approccio funziona perfettamente quando non deve costruire mondi in cui perdersi o vicende all’interno delle quali calare speculazioni. Qui il connettivismo funziona perché descrive in maniera “connettiva” quella che è una connessione indescrivibile… l’emozione dell’orgasmo e le mille sfaccettature del piacere. E lo fa con approcci ogni volta differenti e diversissime conclusioni per ogni racconto. Con il giusto spazio anche alle riflessioni su temi concreti e tangibili, oltre che etici e teologici.

E così si passa dal candore per una forma curiosissima di “amore per se” di una vecchia conoscenza di questo blog, Francesca Fichera, alle riflessioni sull’universalità di un orgasmo come strumento di produzione di nuovi universi, dalle speculazioni teologiche sul rapporto uomo-“macchina” alle dissertazioni profonde sull’inconscio collettivo… il tutto, mentre si parla di orgasmi e si riesce a farlo senza trombonismi o eccessi di sorta… tra adulti maturi e consapevoli, capaci di stupirsi come bambini delle sensazioni che provano…

Mi ci sono perso dentro, trovando mozzafiato (in negativo e positivo) le emozioni trasmesse e descritte. Chiuso il kindle mi sono chiesto quanto non fosse desiderabile, sopra ogni cosa, trovare il mio orgasmo nel collettore quantico.
Un capolavoro!

Ian Watson e Roberto Quaglia, Valeria Barbera, Francesca Fichera, Emanuela Valentini, Domenico Mastrapasqua, Lukha B. Kremo e Sandro Battisti | Hai trovato orgasmi nel collettore quantico?

Kipple Officina Libraria
Curatori: Lukha B. Kremo e Sandro Battisti
Prefazione di Sandro Battisti
Copertina di Ksenja Laginja

Collana Avatar — Formato cartaceo — Pag. 88 – € 15.00 — ISBN 978-88-98953-63-9
Collana Avatar — Formato ePub e Mobi — Pag. 91 – € 2.95 — ISBN 978-88-98953-54-7

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PINK FLOYD: “GREEN IS THE COLOUR” VIDEO UFFICIALE | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia la segnalazione di un nuovo video per la band, Green is the colour, che in realtà è un brano del ’69 adattato a una sessione BBC con immagini di un concerto a St. Tropez dell’8 agosto ’70. C’è della magia in tutto ciò, e nel frattempo l’uscita di PinkFloydEarlyYears si avvicina.

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Il ritorno di Franco Ricciardiello con un grande, nuovo romanzo | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di un nuovo romanzo del Premio Urania Franco Ricciardiello: Termidoro. Eccone una breve descrizione: direi che è davvero molto intrigante; in uscita per DelosDigital.

Era chiamato “Gatto di Schrödinger” ed era, alla fine, una telecamera puntata sulla storia. Per usarlo occorrevano conoscenze tecniche, abilità cinematografica, e conoscenza del periodo storico che si voleva riprendere: e Massenzio, studente italiano nella Parigi del 2089, sembra essere il candidato ideale. Ma mentre vive, letteralmente in presa diretta, gli ultimi giorni del grande artefice della Rivoluzione francese, Robespierre, i giorni in cui i grandi ideali vengono spezzati dalle forze di marea del dissidio interno, della lotta per il potere, dagli interessi personali, Massenzio non può smettere di chiedersi chi sia il misterioso mecenate che gli ha messo a disposizione risorse tanto preziose, e quali siano in realtà i suoi scopi.

Intervista a Dacre Stoker | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine una bella intervista a un discendente di Bram Stoker: Dacre Stoker. Ecco uno stralcio della interessante chiacchierata:

Benvenuto su Horror Magazine. Quale pensa che sia il significato di Dracula, e quale il suo messaggio oggi?

Dracula ha molti significati, e questo spiega perché il personaggio del Conte che nacque circa 119 anni fa in letteratura (il libro fu pubblicato nel 1897) ha lasciato il segno ed è ancora così forte ad oggi.

Prima di tutto l’immaginario vampiro chiamato Conte Dracula è universale perché è stato basato in origine sulla mitologia del tempo e sulle superstizioni che poi erano parte di quasi ogni cultura nel mondo. Questo immaginario basato sulla realtà è il motivo per cui le persone possono in qualche modo identificarsi con l’idea della possibilità che i vampiri esistano.

Una volta la superstizione (dei vampiri ndt) era fatta per vivere nei libri, negli spettacoli teatrali, nei film, o con i giocattoli, i costumi, i giochi e la musica, diventando così parte della cultura popolare, e per questo motivo le persone non si sono mai veramente chieste da dove venisse. Dracula ha creato il suo proprio senso della realtà… spaventoso come potrebbe essere.

Alcune persone hanno anche cominciato un “gioco di ruolo” e quindi hanno creduto di aver bisogno di prendere sangue dagli altri per sentirsi meglio e sopravvivere.

Voglio dire, attualmente i vampiri trascendono la finzione per entrare a far parte di un vero e proprio stile di vita alternativo.

Sincronicità | La poesia e lo spirito


Su LaPoesiaELoSpirito un bel post che parla di Sincronicità: non è mai abbastanza il divulgare quest’empatia cosmica… Tnx to Jung 😉

A tutti, prima o poi, capita di imbattersi in un fatto inspiegabile. Quante volte abbiamo raccontato a un amico un presentimento, o un caso strano, o una coincidenza che ha dell’incredibile, e l’abbiamo sentito confidare che qualcosa di simile era successa anche a lui?
All’opposto di quanto comunemente si crede, i fatti inspiegabili avvengono con una certa frequenza. Basta ricordare l’esperienza più normale nella vita di un uomo: l’innamoramento. Quasi sempre è accompagnato dalla sensazione di “riconoscere” la donna che ci fa battere il cuore, dall’impressione di averla “già incontrata in un’altra vita”, di averla “ritrovata”. Ed è una sensazione così forte che, anche quando la passione decade in amicizia, o il rapporto immiserisce in sopportazione reciproca, e perfino quando finisce malamente, rimane in noi la certezza di una realtà, indefinibile ma vera e concreta, che per oscuri motivi non si è conservata perenne e inalterabile come avremmo voluto.
Ho sperimentato sensazioni simili anche con certi luoghi, e immagino che non sia successo soltanto a me. Nel mio caso Cairo, Madrid e Costanza sono città verso le quali mi sono sentito attratto senza motivo e quando ci ho messo piede ho avuto l’impressione di esserci già stato, di ritrovarci una parte di me. Emozioni che non ho provato affatto a Parigi, Londra, Istanbul o in qualunque altra città.
Se questo esempio non risulta convincente, se ne possono fare molti altri. Per esempio, ce n’è uno piuttosto divertente. Tutti hanno sentito parlare degli jettatori, ma l’opinione corrente è che gli jettatori non esistono: sono soltanto dicerie malevole, indegne di chi usa la retta ragione!
Eppure Otto Stern, uno scienziato di tutto rispetto, premio Nobel per la fisica nel 1943, arrivò a vietare l’ingresso nel suo laboratorio a Wolfgang Pauli (premio Nobel per la fisica nel 1945) perché “la sua sola presenza faceva fallire gli esperimenti”!
Pauli si era guadagnato la triste fama di jettatore dopo che, sotto i suoi occhi, erano andati a monte parecchi esperimenti, alcuni dei quali parecchio costosi. In sua assenza gli stessi esperimenti riuscivano senza problemi. Questa sua caratteristica era così nota nell’ambiente dei fisici (teorici e sperimentali) da essere definita “effetto Pauli”. Sull’argomento circolano innumerevoli aneddoti. Naturalmente nessuno scienziato ha mai pensato di studiare scientificamente l’effetto Pauli, ma tutti ci credevano e si premunivano!
Comunque si pensi, è fuor di dubbio che le premonizioni, i “segni”, gli eventi inspiegabili, fanno parte dell’esperienza di ciascuno e presentano almeno due caratteristiche:
1) sono esperienze ineludibili che non cerchiamo, ma che arrivano – per così dire – tra capo e collo.
2) sono esperienze così intrusive che non possiamo limitarci a ignorarle: siamo costretti a decidere se “crederci” oppure no; e la decisione, quale che sia, finisce inevitabilmente per coinvolgere il nostro atteggiamento verso la natura, la vita, la filosofia o la religione.
Ecco perché il saggio di Jung fu come la riscoperta di Troia da parte di Schliemann. Nel 1952 la psicanalisi non era più considerata come una fantasia un po’ disgustosa del dottor Freud: era ormai accettata come un ramo della medicina. I complessi e l’interpretazione dei sogni erano entrati a far parte della cultura diffusa. Davanti alla presa di posizione di un eminente scienziato, l’umanità abituata a coltivare l’idolatria della ragione, della scienza e del progresso, dovette prendere atto che la realtà era un campo molto più vasto e la scienza ne aveva arato solo una parte.

Meat Paradox, o di come dissociamo la mucca dalla bistecca – OggiScienza


Su OggiScienza un’interessante articolo che riguarda la dissociazione che spesso i carnivori provano davanti al loro cibo: non ricollegano che quella pietanza è stata una cosa viva, è un oggetto e null’altro. Un estratto:

Quando mangiamo carne, che si tratti di una sugosa bistecca, di salsicce o alette di pollo grigliate, lo facciamo senza pensare all’animale dal quale provengono. C’è chi direbbe che mangiamo in uno stato di negazione, in cui non vogliamo ricordarci come ciò che c’è nel nostro piatto vi sia arrivato. Il che è la logica conseguenza del “come” ci procuriamo da mangiare: arriviamo al banco frigo o macelleria del supermercato e acquistiamo bovini sotto forma di hamburger, polli sotto forma di petti o fettine sottili. Davvero di rado portiamo a casa qualcosa con ancora la testa attaccata o le viscere, perché preferiamo “farcelo pulire”.

Tutto questo è la normalità, oltre a essere un cavallo di battaglia della carne artificiale, ma ha un nome molto preciso: meat paradox. La distanza che abbiamo messo tra il nostro cibo e l’animale da cui proviene. Ed è solo uno degli aspetti ai quali preferiamo non pensare di fronte a una bistecca, ad esempio il rischio cardiovascolare associato a un consumo eccessivo di carne rossa lavorata (quantificato di recente dallo IARC) o il suo impatto ambientale: per produrre un chilogrammo di carne di manzo servono oltre 15000 litri d’acqua, ma questi numeri non sembrano avere un grosso impatto sull’opinione pubblica.

“Il nostro appetito viene influenzato sia da quello che chiamiamo ‘il pasto’ che mangiamo, sia dal modo in cui la carne ci viene presentata”, spiega in un comunicato Jonas R. Kunst della University of Oslo, che insieme alla collega Sigrid Hohle ha condotto cinque studi sull’appetito tra Norvegia e Stati Uniti coinvolgendo 1000 persone. I risultati, guarda caso, sono pubblicati sulla rivista Appetite.

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La differenza tra prosa e poesia è che la prosa dice poco e ci mette molto tempo, la poesia dice molto in pochissimo tempo. C. Bukowski

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poesie seminate, di Martina Campi

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Quel cinema invisibile...

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Il Calamaio Elettrico

Versi di Mauro De Candia e influenze varie

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Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti

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