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Finzione: uno dei tanti nomi della realtà | nonquelmarlowe


Sul blog di Lucius Etruscus una riflessione arguta, profonda, rivelatrice del tessuto del reale o meglio, della sua finzione, che illumina sul perché il Cinema agisca così in profondità nell’immaginario collettivo, e di come scansioni l’umanità e ciò che la circonda semplicemente spacciando per vero ciò che non può esserlo, sia perché impossibile sia perché contestualmente falso. In altre parole, il reale è solo uno dei tanti aspetti della finzione, assai più vasta e versatile del reale stesso.

Insomma, se non mi sono spiegato troppo bene, ci pensa Lucius a spiegarvi meglio:

Parliamo del capolavoro Daisy Diamond (2007) del danese Simon Staho. Qui una spaventosamente brava Noomi Rapace – che due anni dopo conoscerà il successo internazionale con la Millennium Trilogy iniziata con Uomini che odiano le donne – interpreta un’attrice che partecipa a continui provini alla ricerca di un posto che le consenta di mantenersi in una città straniera ed ostile. (Lei è svedese ma lavora in Danimarca: se Lars Von Trier ci ha insegnato qualcosa, è che i danesi odiano gli svedesi!)

Assistiamo ad un continuo e lancinante distacco dalla realtà, perché ad ogni provino l’attrice deve immedesimarsi in qualcuno e ogni volta questo qualcuno è così terribilmente simile a lei che ne esce sconvolta. Visto che il regista gioca con lo spettatore e non fa mai capire quando la donna sta recitando in un provino e quando invece sta vivendo la sua vita, l’operazione colpisce profondamente, perché nel momento in cui noi “giochiamo”, cioè crediamo a quanto l’attrice sta recitando, scopriamo con orrore che invece quella è la sua vita. Ma un personaggio di un film non ha vita, è solo un ruolo ricoperto da un’attrice, esattamente come la protagonista del film, che non ha vita se non quella mostrata nei suoi provini.

Il film è un profondo omaggio al cinema del maestro Ingmar Bergman, in particolare a Persona (1966), dove un’attrice si blocca sul palco come se non riuscisse più a capire la differenza tra la sua vita e il suo ruolo, decidendo così di chiudersi in un mutismo disperato: se ogni parola che pronunci è falsa, come il testo teatrale scritto da qualcun altro, a che vale parlare? Le verrà affiancata un’infermiera chiacchierona per aiutarla, ma la potente personalità dell’attrice avrà la meglio: sarà l’infermiera a perdere il contatto con la realtà e a fingere una vita non sua, in uno dei più potenti e violenti atti di vampirismo dello schermo. Ma questa è finzione, tutto ciò che vi ho raccontato finora è cinema, e Bergman stesso – fingendo un errore – mostra la troupe cinematografica nell’inquadratura di una scena di Persona, perché si capisca che è solo una finta. Una finta che però, come ogni finta, è l’unico modo per dire la verità.

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3 commenti»

  Lucius Etruscus wrote @

Grazie di cuore della condivisione: è un tema a me carissimo e mi appassiono a parlarne 😉

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  zoon wrote @

Complimenti, per l’argomento che intriga anche me..

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[…] Sorgente: Finzione: uno dei tanti nomi della realtà | nonquelmarlowe […]

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