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Archivio per dicembre 13, 2016

Il ritorno della “Lügenpresse” | L’indiscreto


Su L’Indiscreto una riflessione sull’attendibilità delle notizie nell’era dell’informazione. Non è un problema da poco…

Il problema è che in un mondo in cui una fonte affidabile occupa la stessa posizione di una fonte non affidabile può succedere che una notizia falsa abbia la stessa visibilità di una notizia vera. Insomma, le cose tendono a confondersi, a farsi incerte: arriva la post-verità. Accade quindi che per far fronte all’era dello strapotere delle notizie false, si diffonde un approccio ancora più scettico rispetto all’universo dell’informazione, che di fatto peggiora ulteriormente le cose.

Per mantenersi saldi in un mondo dell’informazione diventato così scivoloso bisognerebbe ipoteticamente sapere un po’ tutto. Magari poter leggere un articolo di chimica con la capacità di stabilire se sia una bufala o meno, prescindendo dallo stile o dalla testata che lo pubblica. Oppure leggere uno scoop su cosa sta facendo in questo istante Edward Snowden e comprendere se la fonte che ha diffuso la notizia è affidabile o non lo è. Ma nessuno sa tutto ed è un obiettivo sempre più fuori portata, data la crescente immensità dello scibile umano. Allora, dato che qualcosa la si deve pur non-sapere, non resta che andare controcorrente rispetto al trend attuale e ristabilire delle gerarchie: di alcuni ci si può fidare, di altri no. Bisogna delegare, proprio come ai tempi dell’Herald.

Ora, è ovvio che nell’ardua impresa di ricostruire delle priorità e delle gerarchie comunicative cui attingere per comprendere il mondo è facile sbagliare. E il peggio è che è facilissimo – se non addirittura banale – fare l’errore più grave: confondere le fonti affidabili con le fonti che si preferiscono per motivi ideologici. Mi fiderò di una notizia data da Libero o dal Giornale? Forse no. Ma devo domandarmi se il mio “no” deriva dalle posizioni politico-ideologiche delle testate o dall’inaffidabilità delle notizie. Se fosse una questione ideologica farei bene a sforzarmi e dare comunque una lettura alle idee di giornalisti con cui normalmente sono in disaccordo, ma se invece sono testate inaffidabili, che non verificano le notizie e confondono fatti con opinioni, allora è meglio non leggerli mai.

Significa che, paradossalmente, le troppe informazioni disponibili danno la patente di veridicità alle notizie che si ritengono istintivamente vere, e quindi con un basso grado di attendibilità perché soggettive, non obiettive. È un problema non da poco…

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Altrove


Alieni in carne e metallo. Dall’altrove.

Andrew J. Nelson – The Sound of Innovation: Stanford and the Computer Music Revolution | Neural


[Letto su Neural.it]

Negli anni sessanta, la computer music è stata in gran parte prodotta in laboratori isolati e dipartimenti universitari situati in varie parti del mondo. Solo pochi di questi sono ancora attivi in qualsivoglia forma comparabile. Andrew J. Nelson dettaglia in questo testo la storia del Center for Computer Research in Music and Acoustics (CCRMA, si pronouncia “karma”) presso la Stanford University negli Stati Uniti. La sua ricerca è durata una decade, scavando negli archivi della Stanford e passando ore intervistando persone chiave e musicisti elettronici d’avanguardia coinvolti con il centro. Il CCRMA era noto per promuovere l’interdisciplinarietà e l’aperta innovazione attraverso il software FLOSS (ad esempio, gli psicologi facevano parte della squadra), ma anche per i decenni di accordi commerciali forgiati con la Yamaha Corporation. Si tratta di una storia piuttosto specifica, poi, diversa da molte altre degli stessa anni in Europa e in Australia, ma ancora, in un certo senso, disegnando con quelle una traiettoria parallela. L’autore spiega i successi e lo sviluppo di idee brillanti, ma è anche esplicito su le lotte interne che il centro ha attraversato, dando una rappresentazione realistica dell’organizzazione. A volte, il libro si legge inevitabilmente come una celebrazione del CCRMA e al di là della lode dei vari modelli innovativi, ulteriori dettagli sul progresso tecnico in specifici momenti strategici sarebbero stati molto utili. Al di là della pagina stampata, un intero sito web è stato anche aggiunto al progetto, raccogliendo documenti, dati e media come una possibile integrazione del libro, in maniera da poter condividere realmente parti degli originali materiali di ricerca.

Bestiario lovecraftiano – Mi-go | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine una nuova puntata dedicata alle analisi del pantheon lovecraftiano; stavolta l’argomento verte sui Mi-go. Ecco il dettaglio:

Creature che dominano su un vasto impero il cui avamposto si trova nelle vicinanze di Plutone, pianeta anche noto con il nome di Yuggoth. Questi esseri hanno l’aspetto di crostacei dalla testa a forma di uovo e con ali membranose simili a quelle di un pipistrello con le quali sono in grado di attraversare lo spazio profondo.

I Mi-go sono creature extraterrestri arrivate sulla Terra durante il periodo giurassico. Trovandosi a dover condividere il pianeta con gli Antichi, hanno scatenato una furiosa guerra alla fine della quale sono riusciti a impossessarsi dell’emisfero settentrionale. Per l’influenza che il dio di R’lyeh ha nel culto di Yog-Sothoth, in alcune occasioni hanno combattuto anche al fianco di Cthulhu e della sua progenie.

Questi esseri, chiamati anche Funghi di Yuggoth, hanno dimostrato un grande interesse per il nostro pianeta, la Terra ospita infatti depositi di alcuni minerali che non si trovano in nessun’altra parte dell’universo. Questi elementi vengono da loro utilizzati come cibo e per mantenere il controllo delle risorse i Mi-go hanno creato basi minerarie nelle Ande, lungo gli Appalachi e in Himalaya.

I Mi-go reclutano membri della popolazione locale perché li aiutino a mantenere segrete queste basi, ma nonostante gli sforzi si è venuto a sapere dell’attività delle creature che sono diventate parte del folklore locale.

Per potersi riprodurre gli esseri devono tributare riti a Shub-Niggurath. In alcuni casi i piccoli crescono in baccelli in speciali camere incubatrici, altre volte il nido viene costruito nei cadaveri dei Mi-go che scelgono di sacrificarsi a tale scopo. Consumando le carni dei loro antenati, la nuova stirpe può accedere ai loro ricordi e al loro sapere.

I loro attributi fisici possono essere modificati, i Mi-go hanno infatti acquisito notevoli capacità chirurgiche e sono in grado di innestare o rimuovere parti del corpo. Possono persino operare trapianti di organi che permettano loro di emettere un ronzio simile alla lingua umana.

Tra le sorprendenti prodezze chirurgiche che i Mi-go sono in grado di compiere c’è l’asportazione del cervello che viene poi trapiantato in cilindri metallici opachi dotati di diverse appendici sensoriali attraverso le quali può interagire con l’ambiente circostante. In questo modo le creature possono viaggiare verso Yuggoth, verso le altre stelle abitate dai Funghi o anche spostarsi attraversando tempo e dimensioni.

I Mi-go puliscono la propria memoria da qualsiasi informazione non sia loro necessaria. Queste creature agiscono secondo il principio di causa effetto, non posseggono nessuna delle capacità intuitive che permettono agli esseri umani di esprimere la propria creatività e di progredire tecnologicamente. In passato i Mi-go hanno condotto esperimenti per cercare di ridurre il potenziale psichico e creativo degli uomini, l’osservazione della mente umana è oggi invece volta a scoprire come sviluppare le stesse facoltà.

I Mi-go adorano Yog-Sothoth, Nyarlathotep e Shub-Niggurath, ma il credo religioso ha minore importanza se comparato con i loro interessi scientifici.

Qui le altre puntate.

Cerimonia


La cerimonia è eterea e si ammanta di bellezza surreale psichica.

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Remember! Once warmth was without fire.

L'edera

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