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Archivio per dicembre 19, 2016

Distopie e Inframondi: gli universi narrativi di Lukha B. Kremo | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com una bella intervista all’editore di KippleOfficinaLibraria, Lukha B. Kremo, fresco vincitore del Premio Urania 2015. Un estratto:

Sei stato più volte finalista al premio Urania e ora è arrivata la vittoria con Pulphagus® – Fango dei cieli (Urania n. 1536). L’idea forte del romanzo è che le parole sono a pagamento (nella storia sono rese con copyright, trademarks e hashtag), per cui si crea una differenza di classe tra chi è povero e deve accontentarsi di parole ormai fuori moda, ma gratis o economiche, e chi invece può permettersi di usare parole più precise e adatte al contesto in cui si trova, pagando le tasse. Come è nata quest’idea?

Ho quasi passato più tempo ad architettare il romanzo che alla stesura. Avevo bisogno di un’idea forte che mi permettesse sperimentazioni/giochi con le parole in un contesto distopico. La libertà di parola/espressione è una tra i fondamenti della libertà sociali: limitata dalla possidenza economica, diventa simbolo di oppressione e mi permette di sperimentare linguaggi nuovi, aulici, gergali e turpiloquiali.

L’altro elemento forte del romanzo è che l’asteroide Pulphagus® è usato come un’enorme pattumiera dei rifiuti della Terra. Giuseppe Lippi l’ha definita una sorta di Terra dei Fuochi. Cosa ti ha ispirato questa visione?

Più che i veleni italici, la cosa che mi ha ispirato l’immaginazione di un unico luogo schifoso dove raccogliere tutta la pattumiera del mondo, è stata l’esistenza d’immense discariche di tecnologia (cellulari, computer) nei cosiddetti Paesi del Terzo Mondo, o lo smaltimento di transatlantici fatto a mani nude in India. Montagne di cellulari, schermi di ogni tipo, cartucce di inchiostro e toner, cose che raggiungono l’obsolescenza in pochi anni, se non mesi. E il tutto nell’inquinamento ambientale più dissipato: e qui entra in causa anche la Terra dei Fuochi. Insomma mi sono ispirato alla realtà, quella che gli Occidentali spesso nascondono sotto il tappeto.

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Carst – Signal


Negli abissi siderali, il suono ha strane fattezze

FREAK IN ! | Kipple Officina Libraria


L’esordio del Premio Kipple 2016, Pee Gee Daniel, sul blog Kipple. Ovviamente, il tema verte intorno ai freaks!

Scordatevi le derivazioni più recenti. Scordatevi i fricchettoni da Era dell’Acquario o il geek come attuale sinonimo di nerd appassionato di tecnologie varie.

Torniamo per un attimo a più robusti esordi, risaliamo a periodi più torbidi e politically incorrect donde la parola freak, come l’intero gergo da baracconi che le fa da corollario, trae origine per indicare quegli scherzi o capricci di natura, fenomeni da baraccone o anche (questa la definizione più rispettosa e calzante:) meraviglie umane che circhi e spettacolini, itineranti o stanziali, imperversanti per tutto il XIX sec. e buona parte del ‘900, esibivano davanti a un pubblico pagante.

Obesi colossali, figure scheletriche, spilungoni, nani con testoni e gambe storte o nani tali e quali a quattrenni mai cresciuti, esseri a tre gambe, fratelli siamesi allacciati insolubilmente tra di loro da un cordone di carne, ragazzi dal volto e dal corpo interamente ricoperti di biondo pelo, ermafroditi, persone deformate da innumerevoli tumori benigni ognuno grosso un pugno, gente senza gambe o con un paio di moncherini al posto delle braccia, ritardati con le teste a punta, menomati psichici spacciati per uomini selvaggi, mentecatti capaci di ingoiarsi ratti e insetti vivi, soggetti che giravano con un gemello abortito attaccato al petto e molti altri incubi viventi come questi richiamavano decine di migliaia di stomaci più o meno forti, dietro pagamento del relativo biglietto, durante i molti spettacoli che riempirono, specie nell’area anglofona, i secoli che ci hanno immediatamente preceduto (ma con origini assai più remote, risalenti agli albori della storia, nei pressi della cosiddetta Mezzaluna Fertile, dove si attestano i primi morbosi interessi di carattere pubblico per questo genere di anomalie).

Si tratta in fin dei conti di superhandicappati, gente deformata da tali e tante brutture da risultare quasi una bizzarria esterna alla specie cui di fatto appartengono, ma proprio per questo il genio commerciale dei direttori di circo che facevano brutta mostra di loro li trasformò in artisti. Una forma d’arte del tutto particolare, certo, che a ben guardare contraddice lo stesso termine di cui i freaks si fregiavano, visto che nel loro caso non vi è alcun artificio da ostentare, ma, al contrario, viene loro richiesto di limitarsi a esporre la propria natura, in tutta la sua nudità e crudezza.

Per soggetti consimili, qui da noi, in pieno cattolicesimo, sant’uomini quali il Cottolengo e Luigi Orione preferirono congegnare luoghi di detenzioni, camuffati da ricoveri misericordiosi, entro cui rinchiudere e nascondere tali mostruosità.

La cultura popolare da un certo punto in poi parve optare per questo secondo tipo di approccio: occultare il mostro, ospedalizzarlo, ricoverarlo, dimenticarne la presenza e, se possibile, evitarne preventivamente la nascita, ricorrendo a amniocentesi e analisi mirate.

Eppure, per quanto la società abbia tentato in tutti i modi di espellere la devianza fisica, l’attrazione sinistra e ancestrale che esercita su di noi la visione del mostro riemerge prepotente in barba a tutte le possibili contromisure.

A ben pensarci le pagine di maggior richiamo del Guinness dei Primati come certe gare delle Paralimpiadi altro non sono che un’esposizione aggiornata di malformazione e alterazioni genetiche anche gravi. Il freak prima o poi torna, sempre, e così facendo appaga una comune curiosità che, per quanto insopprimibile, ci resta difficile da confessare apertamente.

I freaks faranno trionfante ritorno in tutto il loro conturbante splendore, questo è l’annuncio! Tra duecento anni tondi tondi da oggi! Fuori dall’orbita terrestre, su una neo-colonia del Sistema Solare esterno. Sarà Monsieur Korallo, a capo di un piccolo circo itinerante che da lui prende nome, a portarceli.

Volete sapere dove e come? Non avete che da leggere Freakshow, Kipple, 2016. Avanti, siòre & siòri, lo spettacolo comincia…

Oltre a ciò, continuate a seguire la presente rubrica, dove di volta in volta il mondo dei freaks vi si squadernerà davanti agli occhi sotto ogni suo rabbrividente aspetto…

Strani giorni: Auto – intervista con domande implicite – parte prima


Sul blog di EttoreFobo la prima parte di un’autointervista che verte sul suo lavoro Il diario di Casoli, edito da KippleOfficinaLibraria.

Ecco, io mi sento sempre un poeta onirico, notturno, che, però, arde dal desiderio di cantare la luce. L’ambientazione montana (si tratta di una mistificazione in realtà, si dovrebbe dire che Casoli è in collina ma io l’ho trasformato in luogo montano) l’ho sentita e l’ho vissuta così, come prodigio di luce e ombra, che si disputano la scena nel loro quotidiano alternarsi. Nel mio poema spero che questo prodigioso alternarsi si veda anzi, si senta.

Mia ambizione era far apparire queste zone della Toscana, la valle di Lima, soprattutto ma anche la Garfagnana, come luoghi esotici, realmente altri. Il mio vuol essere un poema luminoso che non dimentica che la poesia è fondamentalmente tenebra o meglio penombra, la penombra boschiva, in questo caso. Ecco il vero cuore dell’altrove, l’ animalesca alterità del bosco, della civetta, della volpe, del cervo, del cinghiale etc.

“La vera vita è altrove.” Così Rimbaud potrebbe sigillare il poema con questo suo verso. Casoli diventa altrove dove la vera vita si può manifestare ma ecco… la vera vita non può essere raccontata, così Tonelli parla giustamente per il mio poema di viaggio verso “l’impossibilità della parola”. Infatti, la parola è insufficiente a svelare il mistero dell’altrove al tempo stesso essa è la soglia che ci permette di accedere a un’epifania del sacro. La poesia si toglie la maschera di costrutto intellettuale e si rivela religiosa, ma in maniera primitiva e forse caotica. Poesia come religione del silenzio. Musica che onora il silenzio.

Siamo in attesa del seguito dell’autointervista, in attesa di nuovo materiale interiore e psichico che sveli altri movimenti dell’anima di Ettore. Grazie…

“La fine dell’Invecchiamento” su MOTHERBOARD! – D Editore


Sul blog della Deleyva Editore, casa editrice di Emmanuele “Peja” Pilia, è comparsa una recensione a La fine dell’invecchiamento, saggio biologico di Aubrey De Grey che analizza l’invecchiamento come una malattia, quindi curabile. È una tesi questa molto cara ai Transumanisti, ha i suoi fondamenti e in questa pubblicazione di 600 pagine l’argomento viene trattato approfonditamente. Ecco un estratto della recensione:

Secondo lo studioso le cause dell’invecchiamento sono riducibili a sette, tutte curabili. L’unico problema è che per le cure è necessaria una ricerca impensabile al momento, perché non esistono ancora gli strumenti tecnologici adeguati. Ma iniziare anche solo a pensare a una possibilità in questo senso—cosa a cui molti, per motivi per così dire etici, si dimostrano ostili—potrebbe portare a passi da gigante in favore del prolungamento della vita.

Per esempio, spiega De Grey, una delle cause dell’invecchiamento sono i radicali liberi che si formano all’interno dei mitocondri. Il nostro organismo li produce naturalmente, perché sono una conseguenza del normale metabolismo delle cellule e non è possibile eliminarli. Con gli adeguati strumenti tecnologici, però, si potrebbe riuscire a riparare i mitocondri e farli tornare come nuovi, riducendo così l’impatto dei radicali liberi sull’individuo.

Dopo aver elencato cause e potenziali cure, nell’ultima parte del libro De Grey colloca invece il discorso sul piano politico. Per prima cosa, sostiene che la ricerca debba essere pubblica e, come corollario, fa un calcolo economico relativo agli Stati Uniti: per curare tutti i cittadini degli USA dall’invecchiamento servirebbero 300 miliardi di dollari—una cifra non da poco, certo, ma che nel 2007 corrispondeva esattamente alla cifra impiegata ogni anno per la guerra in Afghanistan. Uno scacco etico, agli occhi della politica statunitense.

Il testo è disponibile su Amazon, cliccando qui.

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