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Archivio per dicembre 31, 2016

Buon 2017


Poche ore ancora e sarà il 2017. Fiumi di font sono stati spesi per fare auguri, considerazioni, voli pindarici su cosa è successo cosa non è successo cosa poteva accadere cosa sarebbe meglio accadesse, ma sostanzialmente me ne impippo un po’ di tutto ciò, volevo soltanto farvi gli auguri di un prossimo anno bello e florido. Ecco… 😀

Buon 2017 a tutti!

Parole psichiche


Inseriti oltre le parole indesiderate, i pensieri si rivelano oltre le loro stesse possibilità, si sublimano in immagini psichiche dello spazio siderale.

L’autoritarismo: la politica interna del Capitale finanziario | Ottobre


Su Lottobre un post molto interessante, che indaga le dinamiche – assai malate – del Capitalismo, Liberismo e la politica sociale – inesistente, in smantellamento – annessa a questo modello economico_politico_sociale che è perverso, inumano, degradante, disumano.

L’attenzione smodata che gli ambienti politici danno a presunti problemi di governabilità porta a investire immense energie e focalizzare enormi aspettative su riforme di Costituzione e leggi elettorali. Queste riforme convergono tutte verso un modello fortemente incentrato sulla stabilità e rapidità dell’esecutivo. Viste però le attuali condizioni ciò vuol dire: rendere il governo libero di applicare le contro riforme socioeconomiche anti-operaie e anti-popolari richieste dai mercati finanziari.

L’efficienza legislativa in questo contesto non c’entra nulla: 40 anni di regime parlamentare non hanno impedito infatti all’Italia di produrre un apparato legislativo formidabile (al livello quantitativo perlomeno), e governi che cadevano a ritmi trimestrali non hanno impedito l’applicazione di tali leggi, né l’industrializzazione del Paese, lo sviluppo del dopoguerra etc. In quella fase, gli equilibri e i rapporti di forza economici, e dunque sociali e politici, imponevano che si prendessero in conto le esigenze di ampi strati delle masse, il Parlamento assolveva in parte a tale funzione.

Ma oggi che il capitale non è più disposto né obbligato a concedere nulla – in una fase di riconquista dei diritti sociali che aveva dovuto concedere ieri, del tutto speculare alla riconquista in corso sotto forma di guerra imperialistiche contro i Paesi usciti da rivoluzioni socialiste o nazionaliste anti-coloniali – il suo personale politico ha bisogno di mani libere, e governabilità.  Quando i parlamenti non elaborano leggi, se non in materie secondarie, di propria iniziativa, ma devono ratificarle sulla base di direttive esterne, di conseguenza il loro ruolo diventa sostanzialmente inutile, l’orpello di un ordine formale di cui il capitalismo sente ora di poter fare a meno.

Sandro Battisti e la nuova fantascienza italiana


Una mia piccola intervista è uscita su BlastingNews. Grazie a Roberto Guerra!

L’uomo che senza saperlo ci ha regalato le bollette | La poesia e lo spirito


Su LaPoesiaELoSpirito una recensione a L’uomo che ci regalò i numeri, di Paolo Ciampi. Romanzo interessante perché intriso di Fibonacci, delle sue sequenze numeriche, su cui è vero si è costruita una storia del tutto umana, perché la fascinazione per le cose esotiche per noi umani ha sempre questo fine. Moderatamente interessante…

Un doppio incipit: una discesa attraverso la mineralità dei vicoli esotici, gli odori, le spezie, la luce al tramonto. E un salto, quel salto, di secoli, con una bambina di nome Stellina, figlia della voce narrante, tutta presa dai compiti di aritmetica. Del resto, questo, come tutti i libri di Ciampi, è un libro di geografie e tempi, e il lettore salta da Pisa o ci arriva attraverso un suo fantastico viaggio. Il lettore passa dalla Toscana e approda in Cabilia, conosce la città delle candele, e nel mentre l’autore lo conduce per mano nel mondo di queste figure magiche che sono i numeri, e se, di tutto questo sapevamo già qualcosa non fa nulla, Ciampi riesce a farcelo gustare come se fosse la prima volta, per poi, non di rado, raccontarci cose di cui davvero non sapevamo nulla. Cose che nemmeno potevamo immaginare. Maghi, imperatori, isole e foreste e città. E c’è sempre Fibonacci che diventa nostro fratello e c’è sempre Stella e vorremmo che diventasse bravissima in aritmetica. E alla fine ci troviamo a trattare i numeri come se fossero amici fragili, e vorremmo proteggerli, sentirli come fossero storie, coltivarli, farli nostri, perché lo sono, nostri e di Fibonacci che li ha traghettati fin qui per noi. Se un bambino che studia aritmetica si accorgesse di qualcosa di tutto questo sarebbe già il miracolo della letteratura. La fragilità dei numeri. Gabriel Miró la chiamava così. Sosteneva che ben pochi numeri sanno reggersi in piedi da soli e che Fibonacci aveva costruito per loro dei piedi grandi ma il tempo li ha consumati. Le brezze e le onde salate, e secondo Miró pochi numeri, così come sono, avrebbero la possibilità di resistere. Il numero 1 ad esempio sì, si regge in piedi più o meno da solo ma dipende da come lo si scrive, il piede dev’essere largo: un trattino che fa da buona base. 2 pure, ce la fa, guardate che base, dice Miró. 3 no. L’arco inferiore oscilla al primo filo d’aria e si sbilancia. Anche 4 è senza futuro, e poi ha troppe personalità, con questa tastiera non riesco ma Miró mostrava almeno tre possibilità di 4, anche un 4 somigliante a una sedia, e quasi tutti senza base. Chissà se il nostro Fibonaci aveva un 4 privilegiato. Poi… orrore. Il 5 come il tre, crolla inesorabilmente. Il 6 pure? No, il cerchietto inferiore del 6 pesa ben più della virgolina superiore e bilancia, del resto secondo Miró il 6 è il segno della sufficienza. Il 7 sì, resiste a patto che la gamba sia appoggiata a una traversina obliqua piantata per terra. 8 sì, purché non faccia vento, (qualche previdente lo riproduce col cerchietto superiore più piccolo), mentre il 9 è inesorabilmente destinato a crollare come la Liguria in mare.

Alessandro Rolfini

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