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Archivio per gennaio 16, 2017

Esce Rosso.Niente. di Kenneth Krabat, per la collana Versi Guasti | Kipple Officina Libraria


[Letto su KippleBlog]

Kipple Officina Libraria inizia il nuovo anno presentando con gioia nella collana VersiGuasti “Rosso.Niente.”, di Kenneth Krabat, poeta danese dalle mille sfaccettature che qui esibisce una delle sue intense creazioni.
coverl sentimento che il poeta racconta è quello di ogni giorno, quello sporco e sudato, quello doloroso e faticoso, quello dissennato e assoluto, quello di una rosa rossa durante una cena: l’amore più romantico possibile. Mostra l’amore della nostra quotidianità vissuto nel suo essere così folle da risultare vero, fantasticamente reale.
Rossi.Niente. gode della eccellente traduzione dall’inglese di Giovanni “Kosmos” Agnoloni, perché il poeta è sì danese, ma scrive contemporaneamente i suoi versi sia in danese che in inglese; copertina e fotografie interne sono di Cathrine Ertmann.

Dall’introduzione

Nelle poesie che qui abbiamo raccolto e in tutta la sua produzione poetica non vi è alcun intento conoscitivo; al poeta non interessa affatto mettersi alla finestra e cercare di trarre senso da ciò che senso in sé non ha e non può avere.
Kenneth Krabat apre la finestra, respira l’aria del mondo e si getta fuori.
Precipita senza alcun paracadute, senza alcuna protezione, cade e cade, sempre più velocemente e profondamente, nel reale della sua vita, delle sue esperienze, dei suoi sentimenti, del dolore, della morte, dell’amore, di ogni cosa. Non solo osserva e racconta, ma vive. Kenneth Krabat è un mangiatore di vita, e queste sue poesie non sono altro che il risultato di ciò che lui ha ingurgitato, masticato, digerito e ributtato fuori.
È la vita che è passata dentro di lui, dentro il suo corpo, lungo tutto il tubo digerente.
E non vi dovete stupire, cari lettori, di quanto queste poesie parlino anche a voi, di quanto raccontino anche di voi, di quanto in esse voi vi riconoscerete.
Tutti noi, esseri umani, andiamo avanti, camminiamo, ci nutriamo, digeriamo, mastichiamo, defechiamo, la stessa meravigliosa, insensata, dolorosa, sanguinolenta, impossibile, misteriosa e sbraitante vita.
E Kenneth vive

La quarta

Poliedrico poeta danese, che scrive in lingua madre e contemporaneamente in inglese, Kenneth Krabat è una figura viva dell’underground di Copenaghen o, come direbbe lui stesso, di Købehavn, ed è inoltre un performer e un paroliere.
Mangiatore di vita, le sue poesie non sono altro che il risultato di ciò che ha ingurgitato, masticato, digerito e ributtato fuori. È la vita che è passata dentro di lui, dentro il suo corpo, lungo tutto il tubo digerente.
Krabat vive la contemporaneità, quell’insensata vita occidentale frenetica e apparentemente senza alcuno scopo se non l’accumulo, il ripetersi alienato del lavoro e le mille ipocrisie di una non-autenticità, vero paradigma della nostra epoca.
In ROSSO.NIENTE. Kenneth Krabat apre la finestra, respira l’aria del mondo e si getta fuori. Precipita senza alcun paracadute, senza alcuna protezione, cade e cade, sempre più velocemente e profondamente, nel reale della sua vita, delle sue esperienze, dei suoi sentimenti, del dolore, della morte, dell’amore, di ogni cosa.

Nella bella traduzione di Giovanni Agnoloni, Versi Guasti ospita la prima edizione in italiano di una delle voci di punta della poesia danese.

L’autore

Kenneth Krabat (b. 1963 in København of petrol station manager (mother) and general janitor of oil furnaces, elevators and various craftsmen with the Free Port of København (father)) is a friend of the concept of humanity, of humans as a species in and among species, all of them life, all of them alive, ALL species miracles of evolution as well as results of struggle and death.
Born into a working class family as a single child in Denmark of the 60s praising life also then took place in singular stolen pauses from work, evenings and weekends in the company of friends and family often spent dulling the senses through drinking.
Around 1970 the advent of the “youth rebellion” spilled into the set ways of menial labour, and during that decade workers unions took the place of praise of life on behalf of the voiceless masses, negotiating economic terms as the pinnacle of human civilisation: That in the grand picture all and everyone matter, even low workers. In the rich Western part of the world this encouragement simultaneously had the effect of perpetuating the belief that humans in general are invulnerable, when acting as a flock; that humans as a species can do anything – and by this making humans addicts of commercial products as well as redundant through technology.
Yes, humans CAN do anything. Besides showing a mercy with life and individuals seemingly only awarded a limited number of species the list of human talent includes powerful individuals still advocating the subjugation of groups of humans though alienation from original ancestors, the upkeep of economic and technological poverty in a variety of shapes in other cultures, holding back development of learning and consciousness, starting wars to maintain local stability etc.. up to, but not excluding consciously putting the evolutionary strain that is the human species at risk for personal gain.
Attempting to redeem damages caused by his own life and the lives of humans in general 30 years of poetry, prose, essays and philosophy such as modern day shamanism for Kenneth Krabat has affected a single, simple conclusion. That honestly being able to name a deed “a humane action” seems to be Humanity’s only relevant claim to fame:
Empathy. The Open Heart that doesn’t bleed out. Non-demanding compassion. An ability built into the human DNA and passed on through simple demonstration that MAY cause the perpetuation of humanity’s existence on Earth, humanity’s one and only Home, and possibly also out there, in that vast and empty Universe – only history will tell.
And without empathy…

Home page: http://krabat.menneske.dk
Wikipedia: https://da.wikipedia.org/wiki/Kenneth_Krabat<
Œuvres: http://bit.ly/KrabatWorks
E-mail: krabat@menneske.dk

Il traduttore

Giovanni Agnoloni (Firenze, 1976) è scrittore, traduttore e blogger. È autore dei romanzi Sentieri di notte (Galaad Edizioni, 2012; pubblicato anche in spagnolo come Senderos de noche, Editorial El Barco Ebrio 2014, e in polacco come Ścieżki nocy, Wydawnictwo Serenissima 2016), Partita di anime (Galaad, 2014) e La casa degli anonimi (Galaad, 2014), che fanno parte della serie letteraria “della fine di internet”, il cui ultimo episodio sarà edito in Italia nei primi mesi del 2017.
Ha inoltre pubblicato tre saggi imperniati sulle opere di J.R.R. Tolkien, ed è curatore di una raccolta internazionale di articoli sul tema.
Ospite di residenze letterarie, festival e conferenze in Europa e Stati Uniti, ha tradotto libri di Jorge Mario Bergoglio, Amir Valle, Peter Straub e Noble Smith, e saggi su J.R.R. Tolkien e Roberto Bolaño, ed è un esponente del movimento letterario connettivista.
Collabora con i blog La Poesia e lo Spirito, Lankenauta e Postpopuli.

Il suo blog personale è http://giovanniag.wordpress.com
Il suo indirizzo e-mail: giovanniagnoloni@gmail.com

La collana VersiGuasti

VersiGuasti è la collana di Kipple Officina Libraria diretta da Alex “Logos” Tonelli ed è interamente dedicata alla poesia e alla letteratura lirica in versione digitale, alla costante ricerca di connessioni e poetiche appartenenti al Connettivismo e non solo.

Kenneth Krabat, Rosso.Niente.
Kipple Officina Libraria – Collana Versi Guasti – Pag. 58 – 0.95€
Formato ePub e Mobi – ISBN 978-88-98953-70-7
Traduzione di Giovanni Agnoloni
Copertina e fotografie interne di Cathrine Ertmann

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