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Il Paradiso degli Orchi: C’è vita nella fantascienza italiana? Incontro con Lukha B. Kremo


Bella intervista a Lukha B. Kremo, editore di KippleOfficinaLibraria, vincitore del Premio Urania 2016 con Pulhagus® Fango dei cieli, e connettivista della prima ora. Su IlParadisoDegliOrchi:

Lukha, noi del Paradiso abbiamo intrapreso un viaggio nella fantascienza italiana dei giorni nostri per rispondere all’annosa domanda: c’è vita? Ora stiamo scoprendo che in quest’ambito esistono dei movimenti piuttosto vitali, come il Connettivismo, e a quanto pare tu nei fai parte.  

Io preferisco la sineddoche Connettivisti, in quanto ognuno si riconosce nel movimento senza che questo debba riconoscere o meno l’appartenenza.

Com’è cominciato?

I Connettivisti si sono conosciuti in rete e hanno redatto un manifesto, pubblicato nel solstizio buio del 2004, in base alle proprie sensibilità simili. Nella stessa notte, senza che io ancora li conoscessi, dichiarai l’indipendenza della Nazione Oscura Caotica. Entro un anno, conobbi i fondatori del movimento e scoprimmo la coincidenza o, se preferite, il giusto allineamento spaziotemporale.

In che modo questa appartenenza ti coinvolge nella tua attività di scrittore?

Non è il movimento che mi coinvolge in ciò che scrivo, ma al contrario, l’arte di chi vi si riconosce che porta avanti il movimento. Nel 2014 i Connettivisti hanno tracciato un punto fermo a dieci anni dalla pubblicazione del manifesto (2004), in minima parte come raccolta o celebrazione del lavoro fatto (per esempio l’antologia The Origins pubblicata da Kipple Officina Libraria o la raccolta per Delos, con Bruce Sterling che farà da capocordata, che dovrebbe uscire dopo due anni di gestazione!), ma soprattutto un rilancio per esplorare nuovi territori.

Ho letto il manifesto connettivista. È di per sé un’opera d’arte, un poema percorso da una grande potenza visionaria. Ricorda, per la passione che lo anima, le grandi secessioni artistiche, come il Futurismo. Di solito i movimenti dichiarano i loro enunciati in opposizione a qualcosa da cui si vogliono distinguere. Anche i Connettivisti hanno una sorta di rabbia che li porta a rifiutare qualcosa del passato (o del presente)?

Per quanto mi riguarda, sono arrabbiato con la rabbia che c’è nel mondo presente. La paura è il combustibile e l’ignoranza il comburente. Però non direi che rifiutiamo il passato, anzi lo richiamiamo con i Futuristi, una sorta di retropassato.

Il manifesto è enunciato in dieci punti. Ce n’è uno, fra questi dieci, in cui ti riconosci particolarmente?

La visione connettivista ha un aspetto olistico, per questo non sarebbe corretto scindere analiticamente un punto del manifesto dall’altro. I fenomeni più complessi, come la mente e l’universo, non possono essere compresi solo analiticamente, ma anche e soprattutto con una sorta di visione olistica.

L’ottica connettivista ha qualcosa in comune con il concetto di sincronicità di Jung?

Sì, ci sono visioni in differenti discipline che intendono lo stesso significato/sensazione. I Connettivisti amano però particolarmente la teoria del Paradigma Olografico, per cui la terza dimensione è una proiezione olografica a partire dalle prime due. E preferiscono questa perché si basa su osservazioni rigorosamente scientifiche, riuscendo a fondere insieme pensiero logico-analitico e intuitivo-olistico.

Chi sono i Connettivisti che hanno lanciato insieme a te il manifesto?

Il manifesto è stato scritto da Giovanni De Matteo, i fondatori sono, oltre a lui, Sandro Battisti e Marco Milani. Al momento, i Connettivisti più attivi comprendono anche me, Alex Tonelli, Marco Moretti, Domenico Mastrapasqua e Giovanni Agnoloni.

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