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“Futurismo: Passaggi e pulsione”, un saggio di Vitaldo Conte – CRITICA IMPURA


Su CriticaImpura un bel saggio di Vitaldo Conte cross-over tra Futurismo, Dadaismo, Esoterismo e Noise musicale ante litteram. Uno stralcio:

“Noi, del Futurismo, siamo i primitivi di una nuova sensibilità. Siamo l’amore del pericolo, l’abitudine all’energia, il coraggio, la ribellione.” (F.T. Marinetti)

Futurismo manifesto di Arte Vita

La possibile eredità e attualità del Futurismo è anche nelle parole dei suoi manifesti: “Noi vogliamo cantare l’amore del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità”. Questi intenti oggi tendono a essere latitanti nelle varie espressioni della vita socio-culturale italiana. La delimitazione cronologica del cosiddetto Futurismo storico, circoscrivibile da studiosi al periodo che va dal 1909 al ‘15 o ‘19, può risultare una schedatura forzosa e semplicistica: misconoscendo gli sviluppi successivi (anche se meno eclatanti), non si vuole considerare l’ulteriore ricerca innovativa di questo movimento e della situazione storica (quasi tutti i futuristi furono impegnati in guerra). I manifesti, gli scritti, le loro conseguenti espressioni (successive alla grande guerra fino agli anni Trenta e oltre), più che a essere ispirate da intenti “occupazionali”, tendono a volersi radicare meglio (attraverso ampliamenti sinestetici) nelle segnaletiche dell’esistenza quotidiana. Esempi sintomatici di questo ascolto, oggi particolarmente vicino alle nuove espressioni: il Tattilismo, il Teatro della Sorpresa e quello Tattile, la Poesia pentagrammata – negli anni Venti –; la Cucina, la Fotografia, l’Aereopittura, l’Arte Sacra, la Radia, il Romanzo Sintetico, ecc. – negli anni Trenta –. La storia del Futurismo durò, comunque, per tutta l’esistenza del suo fondatore (che morì nel 1944): le esperienze postume ne rielaborano i linguaggi con la parola Futurismo preceduta da variabili prefissi o denominazioni. Il Futurismo si propone di essere, per mezzo della creazione, un’avanguardia delle avanguardie che vuole realizzare una sorta di rivoluzione permanente della coscienza. I suoi passaggi storici possono essere, infatti, meglio compresi, a oltre cento anni dalla nascita, proprio grazie alle successive poetiche che ne hanno ulteriormente sviluppato e metabolizzato le espressioni.Se accettiamo l’ipotesi della sua “rivoluzione continua”, questa potrebbe oggi essere maggiormente riscontrabile, non attraverso i linguaggi specifici “rivoluzionati”, ma, viceversa, attraverso i suoi ancora numerosi aspetti segreti che coinvolgono l’esistenza. Il Futurismo è Arte come Vita: un “movimento antifilosofico e anticulturale d’idee” che ricerca una creazione globale e contigua dei vari linguaggi con un vitalistico coinvolgimento di questi nella realtà quotidiana. Alla sua creativa azione di rottura va attribuito come merito una capillare diffusione di manifesti: per una sorta di ridefinizione di tutte le attività intellettuali ed espressive. Risulta essere una radicale sperimentazione a tutto campo, sensibile alla percezione simultanea e alla sinestesia. L’energia esuberante del Futurismo esalta la bellezza della Vita come Creazione, che diventa così “arte-azione, cioè volontà, ottimismo, aggressione, possesso, penetrazione (…) proiezione in avanti”. Questa sfida continua è una messa in gioco di arte-cultura-esistenza che si fondono in un linguaggio proteso verso il rinnovamento: “Armati di coraggio temerario e innamorati di ogni pericolo, essi arricchirono l’arte e la sensibilità artistica col succo e colle vibrazioni di una vita impavidamente osata vissuta goduta” (Marinetti).

Il Futurismo non è soltanto una molteplice possibilità di esprimersi è anche un modo di vivere, che ama incontrare emozioni e pericoli, protendersi verso il futuro. Convertirsi al Futurismo significa sposare la sua innocente crudeltà che vuole “uccidere” ogni stagnazione dell’atto creativo, in quanto l’arte “non può che essere violenza”. Il campo energetico di questo movimento deborda da ogni confine stabilito, talvolta al limite della visionarietà e mistica: “Fra le tante definizioni io prediligo quella data dai teosofi: “I futuristi sono i mistici dell’azione”.” (Marinetti). La bellezza di un’azione della vita come arte è già un dono di per se stesso.

Julius Evola: trascendimento fra Futurismo e Dada (2)

Il passaggio fra Futurismo e Dada ha un riferimento storico nella figura di Evola. L’orientamento speculativo del giovane Julius (nato nel 1898), negli anni Dieci, è desumibile dagli interessi e, soprattutto, dalle immagini dei suoi quadri e oggetti (come il Tavolino, primi anni Venti) e dalle sue poesie. È importante, al riguardo, attribuire un’opportuna rilevanza, per la sua formazione artistico-culturale, alla frequentazione dello studio-atelier di Balla. L’espressione artistica di Evola, nel suo transito futurista, evidenzia l’attenzione verso i ritmi sussultanti delle indicazioni dinamiche sensoriali. C’è la ricerca di una forma nuova che aspira a essere spirituale, per diventare un’architettura del pensiero. La dinamica e proposizione mistica è fuori dall’oggetto, che è rinchiuso in noi, in quanto noi stessi come spirito siamo gli unici soggetti dei nostri quadri. La sua prospettiva di ricerca e creazione si esplicita sempre più verso approdi spiritualistici. Evola non è attratto dal meccanicismo fisico futurista ma, viceversa, lo è verso le geometrie interiori che possono condurre alla costruzione alchemica di un procedimento. La non-figurazione allude alle profondità di una trascendenza assoluta. L’esasperazione dell’interiorità porta, più che alla negazione, all’indifferenza, pur con i loro profondi valori umani e intellettuali, per passare oltre. Mazzo di fiori (olio su cartone, 1918), l’opera più nota del periodo futurista, esprime le qualità dinamiche ed esplosive “con riferimento alla poetica della ‘ricostruzione futurista dell’universo’ proposta da Balla e Depero, in sintonia con i quali si può interpretare una certa meccanizzazione delle forme naturali” (F. Tedeschi). Evola, pur elaborando, in maniera personale, la propria espressione verso una proposizione di non-figurazione mistica, partecipa dialetticamente alle acquisizioni sviluppatesi nel Futurismo. Il suo “idealismo sensoriale” sintetico si esprime nella seconda metà degli anni Dieci, a Roma (è incluso infatti nel futurismo romano), dove opera e in cui è inserito con i suoi rapporti artistici. Interessi di natura esoterica, anche se con sviluppi differenti, sono diffusi in questi ambienti culturali d’inizio secolo. Ciò è presente anche nel gruppo futurista, soprattutto in Balla e Ginna, con i quali intrattiene rapporti di amicizia. Una sintomatica, essenziale testimonianza di Arnaldo Ginna, nei primi anni Settanta, è la prova del coinvolgimento di Evola e di un certo Futurismo verso le relazioni esoteriche: “Evola dipingeva un astrattismo di stato d’animo molto vicino a quello che facevo io, con quel pizzico di sentimento profondo animico occulto. Ciò veniva dal fatto che Evola, come me, si interessava di occultismo traendone, s’intende secondo la propria inclinazione, un succo personale. Non so precisamente definire gli studi e le esperienze di Evola, so soltanto che ciascuno di noi aveva tra le mani i libri di teosofia della Besant e della Blavatsky, e poi le opere di antroposofia di Rudolf Steiner”.

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