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Archivio per marzo 21, 2017

Navicelle spaziali a confronto: il video YouTube | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Starships size comparison è un video realizzato dal canale YouTube MetaBallStudios che mostra moltissime – tutte sarebbe impossibile – navicelle spaziali della fantascienza, messe a confronto l’una con l’altra, con tanto di misurazioni in metri. Impariamo così che l’Enterprise NC 1701 di Star Trek, ad esempio, era lunga 289 metri, mentre la navicella spaziale The Ark del videogame Halo con i suoi 127530 chilometri fa apparire piccolo anche il pianeta Terra.

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Mostra dei finalisti del Premio Arte Laguna, a Venezia | Daniele Cascone


Dal blog di Daniele Cascone la segnalazione della sua presenza all’Art Exhibition di Venezia, dal 25 Marzo alle ore 18.00, presso gli spazi dell’Arsenale.

Il Premio Arte Laguna espone 125 opere provenienti da tutto il mondo, finaliste dell’undicesima edizione del concorso, che raccontano lo stato attuale dell’arte contemporanea internazionale.
La mostra nasce dalla curatela di Igor Zanti con la collaborazione dei dieci giurati internazionali che hanno valutato e selezionato tutti i candidati che si sono iscritti al concorso da settembre a dicembre 2016 : Flavio Arensi, Tamara Chalabi, Paolo Colombo, Suad Garayeva, Ilaria Gianni, Emanuele Montibeller, Salvador Nadales, Fatos Ustek, Alma Zevi. La mostra si sviluppa in due prestigiosi spazi a Venezia, il principale negli spazi industriali dell’Arsenale e l’altro nel cuore della città a due passi dal Ponte di Rialto.

Eggsistential Angst, avoiding the countdown | Neural


[Letto su Neural]

Eggsistential Angst è un’opera di Neil Mendoza, definita dallo stesso artista “an investigation into balance and survival as an egg and a pendulum weave a never ending dance”. Nell’installazione, un pendolo grande e metallico oscilla, con il suo costante e crescente dondolio. Quando il movimento raggiunge una potenza tale da trasformare l’oscillazione in una rotazione completa, si attiva sull’estremità del pendolo una ruota di reazione, di quelle utilizzate anche per guidare il movimento dei satelliti. Guidata da un servo motore, tale ruota inverte il verso del dondolio, provocando la rotazione completa del pendolo nella direzione opposta a quella di partenza. Questo continuo movimento apparentemente innocuo avviene a pochi millimetri da un uovo, posizionato su un piedistallo sottile e slanciato, che con lievi ma scattanti spostamenti riesce elegantemente a scansare tutti i passaggi del pendolo. Motori, schede Arduino e due motori “stepper” aggiuntivi garantiscono la perfetta interazione fra i due elementi. Se nella Pala di Brera di Piero della Francesca, pende dal cielo come simbolo di fertilità, protezione e fecondità, in Eggsistential Angst l’uovo rovescia (letteralmente) la sua posizione: da sempre segno di nascita, protezione e vita, l’uovo è in quest’opera (e forse in questo tempo) simbolo di manifesta fragilità, costantemente minacciato dal dispiegarsi dei minuti battuti dal pendolo, come un lento ed ineffabile conto alla rovescia, dal quale riesce con fatica a sottrarsi.

“Le stanze di carta” recensisce “Nessuno nasce pulito”, a cura di Ilaria Cino | N I G R I C A N T E


Una recensione a Nessuno nasce pulito, la silloge di Michele “DottoreInNiente” Nigro, è uscita sul sito Le stanze di carta.

“…L’esperienza esistenziale è assunta come luogo di partenza per altri luoghi, epifanie e corrispondenze che dimostrano come il poeta sia prima un uomo impegnato nella conquista della sua umanità, per poter abbracciare vedute più ampie sulla modernità e i suoi fenomeni; e dove l’autore mostra quello sguardo modesto, vicino ai crepuscolari, che non ha alcuna pretesa di voler inscatolare concetti e soluzioni (cambio punto di vista) ma solo di esserne il testimone (sono un invito al viaggio). La dialettica tra l’io poetico e il mondo si connota, infatti, come un parlare a voce alta, come un filosofare pratico e svelto sulla vita che stimola in chi legge un riflettere…”.

Un sapore intriso di poesia, e di torpore sul palato…

Recensione a L’ultimo angolo di mondo finito, nuovo romanzo di Giovanni Agnoloni


Breve recensione a L’ultimo angolo di mondo finito, romanzo di Giovanni “ Kosmos” Agnoloni uscito proprio in questi giorni per i tipi della Galaad Edizioni e che chiude la trilogia della Fine di Internet.

Leggere, immergersi nel mondo mistico di Giovanni Agnoloni è un’esperienza. Per me, che ho letto le puntate precedenti dello scenario della Fine di Internet (un mondo appena futuribile vivo dietro l’angolo di un paio di decadi appena dove, all’improvviso, la Rete collassa per motivi misteriosi e trascina in un baratro tutto il pianeta esasperatamente connesso e incapace di gestire la dissolvenza connettiva) è stato un viaggiare estremo, sognante, oltre le barriere carnali del nostro essere.

Agnoloni ha sviluppato la Trilogia nel volgere di pochi anni, vi ha collocato anche un gradevole spin-off che ha arricchito di spessore la saga, con l’approfondimento di alcuni personaggi secondari, ma importanti; quello che avviene in quest’ultima puntata ha del meraviglioso, la scrittura diviene fluida e intensa come mai prima, e l’immedesimazione negli scenari percepiti dall’autore avviene tramite l’empatia, ogni cosa appare come un messaggio cifrato dell’imponderabile – chi ha dimestichezza con le vicende mistiche vi potrà riconoscere i meccanismi velati che parlano con gli umani, dimostrandogli l’esistenza di forze trascendentali – come se il Velo di Maya velasse appena chi sa vedere con gli occhi interiori l’inesistenza del Reale.

Agnoloni sa collocarsi a metà strada tra la cultura scientifica e quella umanista; io aggiungerei che lo fa anche ponendosi a metà strada tra le sapienze tecnologiche e quelle trascendentali, un dualismo che maneggia gli stilemi dell’una e dell’altra percezione, le sicurezze di un tipo di credo che s’integrano con la fede altrettanto scientifica dell’altro. L’autore volteggia in un balletto di rivelazioni che pongono sullo sfondo fattori ben gravi, come l’evidenza delle manipolazioni a opera dei Governi e delle Multinazionali, entità contrapposte ma che insieme sono già in grado di stritolare il desiderio di libertà del genere umano.

Quale forma, allora, di fuoriuscita dal controllo è possibile in questo mondo ipertecnologico? Agnoloni suggerisce la via mistica, quella esoterica, quella incontrollabile dalla tecnologia perché quest’ultima non è in grado di dominare le energie altrettanto profondamente; la soluzione dello scrittore è profonda e porta un passo ancora più in là la visione olisticamente tecnologica dei Connettivisti, collettivo di cui lui è un fiero e valido esponente.

Cosa può essere ora più importante del sentirsi alti? Solo un manipolo di sensibili può azzardare la risposta, interpretarne il modo, lanciare il messaggio nell’arena d’insensibili ed esposti al ludibrio tecnologico, nuovo oppio dei popoli: questa appare la risposta suggerita da Agnoloni, e onestamente non mi sento di dargli nessun tipo di torto.

Di seguito, la sinossi dell’opera: immergetevi, questo è il mio consiglio, e non solo per la semantica del mio cognome.

2029. Internet è crollato da quasi quattro anni in Europa, e la crisi della comunicazione si è ormai estesa alla telefonia, mentre le principali città sono state gradualmente invase da ologrammi intelligenti, “cloni” immateriali in grado di orientare il comportamento delle persone. Negli Stati Uniti il sabotaggio della Rete ordito dal movimento degli Anonimi è fallito, e internet è rinato grazie a un progetto di copertura wireless mediante l’uso di droni. Sospese tra questi due grandi poli di eventi, si svolgono le vicende di Kasper Van der Maart, spintosi fino a New York sulle tracce della scrittrice Kristine Klemens, scomparsa nel nulla, e di quattro affiliati degli Anonimi impegnati nella ricerca delle fonti di misteriosi segnali elettromagnetici, possibili sorgenti di una nuova Rete europea: Emanuela, che esplora la Bosnia, Aurelio, che attraversa il Portogallo, e i fratelli Ahmed e Amina, spersi nel Sud Italia. Queste indagini incrociate porteranno alla luce sorprendenti verità nascoste, legate al contesto politico e tecnologico generale ma anche al passato dei protagonisti, per i quali si schiuderà un orizzonte di percezioni capace di connetterli tutti, creando un ponte di comunicazione con chi è già “al di là del confine”. Dopo Sentieri di notte (già pubblicato anche in Spagna e in Polonia), Partita di anime e La casa degli anonimi, L’ultimo angolo di mondo finito conclude la serie della fine di internet e rivela, nel suo epilogo, l’identità e lo scopo della mente che fin dall’inizio ha tessuto le fila degli avvenimenti.

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