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Archivio per aprile 1, 2017

Il paletto di frassino e il telegrafo (vampiri e delinquenti fermati dal progresso) – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un bell’excursus sui miti del Fantastico, nella fattispecie Frankenstein e Dracula e la sua corte pregressa e soprattutto successiva di vampiri, passando per Villa Diodati. Da non perdere…

Nell’immaginario comune – frutto della lettura di svariati testi e della visione di pellicole – la figura del vampiro, dandy byroniano o melanconico malato d’amore, ha un punto debole: il cuore. Lo stesso punto debole che il lettore-spettatore fa suo nella consapevolezza che solo il paletto di frassino, piantato nel cuore dormiente del non-morto, possa arrestare le sue malefatte e annientare quella tristissima non-vita che, in qualche modo, è costretto a portare avanti; il paletto di frassino nei confronti del vampiro assume lo stesso peso dell’argento (fuso in pallottole o coltelli) nel contrastare il licantropo o lupo mannaro che dir si voglia.
In buona parte delle trasposizioni filmiche – mi vengono in mente soprattutto certe pellicole della Hammer – il finale, la chiusura del cerchio delle peripezie, insomma il ritorno all’ordine dopo l’incidente narrativo interno all’intreccio (consistente nelle morti che il vampiro provoca), vengono sempre sciolti tramite l’espediente del paletto di frassino; quando il re delle tenebre è ancora a riposo nella sua bara, Van Helsing e compagni, armati di paletto, croci e martello, fanno irruzione nei sotterranei della sua dimora al fine di piantare l’aguzza arma nel cuore – già morto ma “vivo di non-vita” – del conte Dracula, magari un Christopher Lee nel meglio dei suoi anni, un conte già più decadente di quello che impersonò Bela Lugosi nel film di Browning del 1931 ma ancora assai distante dal Gary Oldman di Coppola, cilindro e bastone, flâneur baudelairiano da un lato, rilkiano Malte Laurids Brigge dall’altro.
Non è da sottovalutare il fatto che il romanzo epistolare di Bram Stoker, sicuramente a livello commerciale il più conosciuto tra quelli che hanno per protagonista la figura del vampiro, viene edito a fine Ottocento, per la precisione nel 1897; questo a testimoniare che lo scritto è in parte distante dai classici del gotico anglosassone (per intenderci, le opere di Walpole, della Radcliffe, di Lewis).
Non a caso Dracula è forse davvero il canto del cigno del romanzo gotico, non senza fondamento si discosta dunque anche dalla narrazione di Polidori (quest’ultimo autore di un lungo racconto sulla figura del vampiro, in cui modella il suo Lord Ruthven nientemeno che sulle sembianze dell’amico Byron; racconto che nasce nella stessa infernale sera di Villa Diodati, quando Mary Shelley avrà l’intuizione per il suo moderno Prometeo, ossia Frankenstein).
Per inciso va specificato che quasi nulla della figura del vampiro creata da Stoker penetra nelle pellicole cinematografiche: in queste ultime è sempre la malattia d’amore di un dandy decadente a reggere il filo della matassa, assai spesso lo spettatore è quasi complice involontario del villain, laddove nel romanzo di Stoker è il fetido alito del conte a farla da padrone, il ribrezzo che provoca in coloro che a lui s’accostano, l’inquietante cattiveria che sprigiona la sua figura.
Orbene se il romanzo della Shelley (anno di grazia 1818) narra la dimostrazione di un malsano uso della scienza e del progresso (Victor Frankenstein cerca di “creare”, e ci riesce, una creatura assemblando – quasi in maniera grottesca e avventurosa – pezzi di vari cadaveri saccheggiati dai cimiteri durante la notte), possiamo forse negare che il progresso – rappresentato dal telegrafo nel romanzo di Stoker – non sia invece ciò che permette agli umani di anticipare le mosse del vampiro?
Credo proprio di no; da un lato – nel caso della Shelley – la creatura a cui lo scienziato dona la vita (più che vita forse “esistenza” materiale) finisce per assumere connotati romantici di diseredato, con nobili pensieri e sensibilità accentuata, una creatura verso cui il lettore prova una forma – oserei dire “dostoevskijana” – di compassione; dall’altro lato il vampiro – che pure furoreggia come simbolo estremo del mal d’amore nell’estetica romantica, emblema del cuore spezzato – carne, morte e diavolo nel medesimo corpo (per citare il fondamentale saggio di Mario Praz), ma comunque “egoista” nel rendere non-morti altri soggetti.
Insomma la Shelley crea una vittima frutto dell’uso macabro, malato, “egotico” della scienza; Stoker, invece, è già più moderno nel dare al conte gli attributi (già post-romantici) dell’eroe satanico, del “morto io, morti tutti”; è pur vero che Dracula subisce un mal d’amore di dimensioni elefantiache, è altrettanto vero però che questo si tramuta nella volontà distruttrice di potenza nei confronti del genere umano.
Detto ciò e ritornando sui nostri passi è dunque il telegrafo che anticipa le mosse del vampiro; qualcuno potrebbe obiettare e chiedersi come sia possibile ciò, visto che in teoria un essere soprannaturale come il vampiro ha facoltà telepatiche (e Dracula le aveva!) che dovrebbero allegramente infischiarsene del progresso e della scienza; eppure a una minuziosa analisi del romanzo è proprio questo che risulta. Il vampiro è sconfitto dal telegrafo, non certo dal paletto di frassino (o almeno non solo da esso). Il paletto è la pratica, il telegrafo la teoria.

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La mutazione


Il bordo della percezione, quando muta…

Return to Tunguska (Beyond Universe video edit) HD -Alan Parson,David Gilmour and Shpongle


Le splendide mistiche di una chitarra stellare, unica, suggestioni esteriori verso l’interno (grazie a LuigiMilani per il suggerimento).

Due nuove uscite per Nero Press, questa volta il terrore viene dall’acqua | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di due uscite per NeroPress, che riguardano alcuni dei più bravi scrittori di Horror – e non solo – italiani. Parliamo di Daniele Picciuti, Danilo Arona, Angelo Maranzana e Luigi Milani. Un estratto dalla segnalazione:

I racconti del sangue e dell’acqua di Daniele Picciuti

Sinossi: Tredici racconti ambientati nella misteriosa Italia che si alimentano delle leggende e delle storie più care alle nostre tradizioni. Narrazioni sospese tra realtà e incubo, suddivise in due cicli. Il primo, il ciclo del sangue – che è linfa vitale dell’uomo e di ogni creatura animale – aggressivo e violento, omaggia Clive Barker. Il secondo, il ciclo dell’acqua – che è fonte primaria di ogni forma di vita sulla Terra – indaga le paure umane, esplora il baratro della follia, arrivando a ricordare H.P. Lovecraft.  Il libro, pubblicato in passato per altro editore, ora esce con una nuova edizione impreziosita dalle bellissime illustrazioni di Roberta Guardascione, capaci di far “vivere” le situazioni più suggestive. Lasciati trascinare da Daniele Picciuti per l’Italia, tra misteri, leggende e orrori.

Solo il mare intorno di Danilo Arona, Luigi Milani e Angelo Marenzana

Sinossi: Il libro racchiude tre lunghi racconti a tema horror marino basati su leggende e miti antichi. Si tratta di Croatoan Sound di Danilo Arona, Piedra Colorada di Angelo Marenzana e L’isola senza morte di Luigi Milani, già usciti in digitale nella collana Insonnia. Per chi si fosse perso questi tre ottimi lavori, è l’occasione di averli tutti e tre in un colpo solo, con l’ottima prefazione di Giulio Leoni.

Plamen Vecnosti – The Living Tomb (Official video)


Delirando le manifestazioni occulte dell’abisso oscuro…

francesca del moro

La differenza tra prosa e poesia è che la prosa dice poco e ci mette molto tempo, la poesia dice molto in pochissimo tempo. C. Bukowski

Istanze & Fantasmi

poesie seminate, di Martina Campi

Astro-Sirio

Astra inclinant non necessitant

The Twittering Machine

Racconti di fantascienza (e altro) di Piero Schiavo Campo

Quel cinema invisibile...

Cinema was made to reunite the Visible and the Invisible

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Versi di Mauro De Candia e influenze varie

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