HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per aprile 4, 2017

Nulla, inesistente


Nel restio insistere sui particolari sei disgregato, reso inutile dalle perfezioni di un bastione posto sull’abisso concreto dell’incarnato: sei davvero nulla, niente; sei inesistente.

Le Forbici di Manitù & Friends – Tinnitus Tales | Neural


[Letto su Neural]

Il tinnitus – in italiano acufene – è comunemente descritto come un ronzio nelle orecchie, ma può anche suonare come un più pronunciato brontolio, oppure manifestarsi sotto forma di sensazioni auditive puntiformi (click), sibili o ronzii. Molti celebri musicisti (Pete Townshend, Ludwig Van Beethoven, Trent Reznor, Andy Partridge) ma spesso anche dj (Ed Rush, Optical, Jimmy Savile, Roger Sanchez) hanno sofferto di questa patologia, che pare essere particolarmente fastidiosa tanto da influire sulla qualità della vita del soggetto che ne è affetto. Eppure il tinnitus non è da considerare una malattia, quanto una condizione che può derivare da differenti e molteplici cause. È un fenomeno soggettivo e come tale non ci sono protocolli scientifici che possano misurarlo oggettivamente. Su tale forma di disturbo – e menomazione che inficerebbe un ascolto “perfetto” – nell’ambiente dell’industria musicale e dello show business si è sempre mantenuto un certo silenzio, forse anche in ragione del fatto che, nella sua forma cronica e allo stato attuale delle conoscenze mediche, tale disfunzione non è curabile e che nessuno fra musicisti e performer avrebbe mai piacere nell’apparire fortemente “limitato” rispetto allo specifico percepire della propria distintiva arte. Manitù Rossi e Vittore Baroni (da tempo affetto da tinnitus) hanno lavorato per cinque anni a questo triplo album concept (un vinile 10” e due cd) e l’apporto in termini di collaborazioni – sono oltre cinquanta fra musicisti, gruppi e artisti visivi internazionali, i soggetti coinvolti – è sostanzioso, a tal punto da poter presentare l’uscita (ma non senza un pizzico d’ironia) come un “progetto audio educativo”, condiviso fra amici vecchi e nuovi (Simon Balestrazzi, Gianluca Becuzzi, Eraldo Bernocchi, Teho Teardo, Økapi, per citarne solo alcuni di italiani, o Nigel Ayers, Gen Ken Montgomery, Neuropa, Rod Summers, sul versante delle collaborazione d’oltralpe). I brani sono perlopiù ispirati all’argomento e il loro scopo è infondere una certa empatia su questa oltremodo bizzarra alterazione funzionale oppure sono versioni di canzoni delle Forbici o versioni strumentali, intese come tracce di “mascheramento” di tale fastidio. Insomma, Tinnitus Tales è un outing oneself strepitoso, ma allo stesso tempo testimonia di una pratica di condivisione che coinvolge da più versanti tutta una comunità. Un documento prezioso e magistralmente apparecchiato nella sua confezione discografica.

Una Tomba per gli alieni: Gli scrittori morti


Dal blog di Uduvicio “LeoBulero” Atanagi. Un’altra perla…

Al culmine della disperazione, inebriato da un’ansia impetuosa, iniziai a frequentare chiese e cimiteri, a dormire nelle bare dei morti, a cospargermi il volto della sabbia che producevano i loro corpi.
Riuscivo così a sentire mondi e parole nuove, disteso anche io in una valle di lapidi che pareva non avere fine, perché solo i morti sono in grado di dire le cose chiaramente, per accenni.
Bisognerebbe leggere solo scrittori morti. solo la morte nella sua assolutezza è capace infatti di rendere una parola importante, solo chi ci parla dal vuoto, dalla fine, dalla rovina, può dire qualcosa di un qualche valore. Quindi non mi ascoltate, lasciate perdere questa bocca scheletrica, questa faccia tinta da morto con la polvere che fanno i morti. lasciate che gli spettri prendano vita e forma in una caccia a qualcosa di immenso che è già stato arpionato, abbattuto, che già giace in qualche profondità a consumarsi vacuo, immenso e solo, la sua carne che già inizia a mostrare le ossa bianche e splendenti, la carne che si ritrae sconfitta, rosicchiata dal tempo.

Eymerich | LE LIVRE DE POCHE pubblica il 19 aprile il secondo tomo di Tutto Eymerich. La recensione di TELERAMA


Il castello di Eymerich

Un intervento tutto francese per spiegare le origini del personaggio letterario dell’inquisitore Eymerich, nato dalla penna di Valerio Evangelisti la cui nuova avventura è di prossima uscita. Su Eymerich.com.

 

1. Perché Valerio Evangelisti ha rilanciato il romanzo popolare italiano.

Nicolas Eymerich è esistito. Fu inquisitore del regno d’Aragona per più di cinquant’anni, nel XIV secolo, e scrisse un celebre Manuale degli inquisitori. Ed è come personaggio storico che Valerio Evangelisti ha inizialmente incontrato questo feroce difensore della cristianità. Nato nel 1952, il futuro romanziere, ancora studente, si dà allo studio della storia e pubblica numerosi saggi sul Partito socialista rivoluzionario e la lotta di classe in Emilia Romagna.
Quando decide di dedicarsi alla narrativa, vede nel Medioevo l’epoca che permette di dischiudere un immaginario rutilante, e si imbatte nel personaggio di Eymerich. Nicolas Eymerich, inquisitore, il primo volume che pubblica nel 1994, ottiene il Premio Urania, il più noto dei premi popolari italiani. Il successo commerciale è immediato. Con 50 mila copie in media, il ciclo (dieci romanzi in tutto) fa rinascere con sé la fantascienza italiana e conquista un largo pubblico, ben al di là degli appassionati del genere. Capofila generoso, Valerio Evangelisti associa al suo successo tutta una nouvelle vague di autori, lieti di essere trascinati da una tale locomotiva.

2. Perché il matrimonio tra fantasy e storia vi è particolarmente fecondo.

Storico e uomo di cultura, Valerio Evangelisti si rituffa con la sua serie nelle delizie di gioventù: il romanzo horror alla Frankenstein e tutto un lembo del cinema italiano, quello di Mario Bava e di Riccardo Freda. Nascondigli bui, paure, oscurantismo, violenza: la sua grande riuscita è fare vivere un Medioevo in cui i dettagli storici sono veri e in cui tutto un mondo sotterraneo di spiriti, di fantasmi, di terrori prende vita senza cadere nei clichés della heroic fantasy. Ogni libro è costruito su tre racconti differenti, che si svolgono in epoche diverse: passato, presente e futuro.
Eymerich non si contenta di seminare il terrore nel suo tempo, scorrazza anche in quelli altrui, e questo va e vieni permette all’autore di allargare le sua finalità a una denuncia di tutte le dittature: la Romania di Ceausescu è la Spagna di Franco si uniscono ai fuochi del XIV secolo: “Il meccanismo inquisitoriale è antico: possedere il cervello più che il corpo. C’è una permanenza dell’orrore dell’Inquisizione nelle dittature attuali. Ma io non prendo partito: mi interessa di più cogliere un meccanismo che attaccare un individuo”, dichiara l’autore.
Da cui, senz’altro, la sottigliezza del personaggio e la sua evoluzione tranquilla di romanzo in romanzo. Mai Eymerich è una caricatura dispotica, ma sempre un essere umano che l’accanimento a compiere il proprio dovere non mette al riparo dai dubbi, né dal soccombere a umanissime tentazioni. Nicolas Eymerich, inquisitore riesce persino a suggerire una perturbante e astuta idea dell’origine delle divinità. Il grande quotidiano italiano La Repubblica ha pubblicato, nelle sue colonne, il quarto romanzo della serie – un assaggio, giustificato allo stesso tempo dall’arte del racconto, dalla qualità della scrittura e dalla grande audacia di Valerio Evangelisti nel giocare con i generi.

La storia di Newton e dell’alchimia | L’indiscreto


Su L’indiscreto un lungo articolo sull’alchimia e Isaac Newton, noto scienziato e alchimista che pur avendo una mente orientata al metodo scientifico, utilizzava nel fondo della sua anima quella stessa razionalità per scoprire le cose del mondo attraverso la sapienza, patrimonio dell’umanità fino a quel momento. Un estratto:

Ma forse sarebbe ancora più sorprendente leggere un estratto da Praxis di Isaac Newton, il fondatore della scienza moderna. Newton, un fanatico del rigore scientifico, l’uomo che aveva assunto come motto del suo metodo hypotheses non fingo si è dedicato intensamente all’alchimia. E non era certo uno che si accontentasse facilmente; parlando di se stesso dice:
Non so cosa io possa sembrare al mondo, ma a me stesso sembra di essere stato solo come un ragazzo, che gioca sulla riva del mare e che si diverte a trovare di quando in quando un ciottolo più liscio o una conchiglia più bella del solito, mentre il grande oceano della verità si stende tutto sconosciuto davanti a me.
Newton si è dedicato quasi esclusivamente all’alchimia per circa 25 anni, dal 1660 fino al 1690, nello stesso periodo in cui completò i suoi Principia. Inizialmente, e per vari anni, studiò con accuratezza tutto quanto era stato pubblicato sull’alchimia, facendo annotazioni e riassunti, per poi attrezzare un suo laboratorio alchemico e passare alla pratica.
Alla morte di Newton nella sua biblioteca furono trovati, tra gli altri, 169 libri, di cui 138 di alchimia e 31 di chimica (due aspetti che Newton tese sempre a tenere distinti), oltre che scritti e note sull’alchimia per circa un milione di parole. Molti libri di alchimia, inoltre, devono essere andati perduti quando si trasferì a Londra.

Gwynto

Aspirante scrittrice, lettrice avida, amante delle parole

Chiara Prezzavento

editing, scrittura, lettura

the green path

… Dorothy si trova in un mondo colorato con delle piccole casette e una stradina dorata, in viaggio verso la città di smeraldo. Il mago di Oz (1939)

The Darkest Art

A journey through dark art.

Parole Loro

"L'attualità tra virgolette"

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Arte, cultura, beni culturali, ... e non solo.

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Un diario non è altro che un registro di viaggio.

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“Non so niente della coscienza”, disse Suzuki. ” Io cerco solo d’insegnare ai miei studenti ad ascoltare il canto degli uccelli”.

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Come un angelo da collezione.

Come mi va...

E si femò a raccontare le sue storie al mare e il vento

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Un moto ondulatorio nel fluido e lineare scorrere dei miei pensieri

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Se ho provato momenti di entusiasmo, li devo all'arte; eppure, quanta vanità in essa! voler raffigurare l'uomo in un blocco di pietra o l'anima attraverso le parole, i sentimenti con dei suoni e la natura su una tela verniciata. Gustave Flaubert

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