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Archivio per aprile 11, 2017

Black & Why? Comic Book of Dead | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la recensione a Black & Why? Comic Book of Dead, di Paolo Di Orazio. Cos’è?

Black & Why? Comic Book of Dead non è semplicemente un libro, è qualcosa di più. È è una fotografia, molto particolare e ben curata di trent’anni anni del grandioso lavoro di Paolo Di Orazio, eccellente firma storica del fumetto italiano. Essenzialmente è una sfilata di fantasie maligne messe bianco su nero. Qui potrete ammirare immagini horror, sketch, fumetti, fiabe grottesche e filastrocche del terrore, racchiuse in un volume elegante, quasi come il raffinatissimo tratto dei disegni dell’autore.  Dunque B&W è una collezione imperdibile per chi già apprezza PDO, ma anche un’ottima ed efficace proposta di lettura per chi ancora deve scoprire il genio del principe dello splatter-punk italiano.

Un’opera imperdibile per gli amanti del Genere, perché Paolo sa trasmettere le inquietudini di un universo sbieco che irrompe nel nostro reale, e lo contamina di orrore e paura a contatto. Da non perdere…

La Napoli dei Guardiani di Maurizio De Giovanni | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine l’intervista a Maurizio De Giovanni, autore partenopeo che ha fatto del Poliziesco e del Noir la sua bandiera, ma che non disdegna affatto Fantastico e SF, come dimostra nell’intervista annunciando un suo lavoro dedicato alla Fantarcheologia; e poi la chiosa della chiacchierata, lo confesso, è la cosa che mi è piaciuta più di tutte, e io la sposo in toto, perché la penserei come lui se solo potessi vivere dei miei scritti:

Cosa fai quando vuoi staccare da tutto e riposarti? Perché considerando la vita che fai penso che ne avrai bisogno, e parecchio.

Uno che ha la fortuna di poter vivere raccontando storie, mentre la gente si alza alle cinque del mattino per andare a lavorare, non ha il diritto di essere stanco secondo me. Quando posso, dormo. E leggo, ovviamente. Ma quello posso farlo anche in viaggio, no?

Profondo Rosso presenta “Lo sguardo che uccide” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di un saggio di Sara Basilone sul cinema Horror: Lo sguardo che uccide – Il metacinema nel genere horror.

La macchina da presa è uno strumento ambiguo, si presenta come la materializzazione dell’antico mito platonico della caverna: nelle sale del cinema gli spettatori, incatenati dal potere delle gigantesche immagini proiettate, vedono scorrere sullo schermo ombre magiche che essi scambiano per realtà, ombre che a ben vedere sono quelle che ritroviamo proprio nei film dell’orrore: ombre che si dilatano sul muro o escono da sotto il letto per inseguire i personaggi. Il cinema horror proietta dunque sul pubblico l’inquietudine già da tutti noi provata quando ci siamo ritrovati in spazi privi di luce, in preda alla stessa ansia che si può ripresentare nel buio della sala cinematografica, l’unico luogo dove incubi e mostri possono animarsi.

Dario Argento, Lamberto Bava, Lucio Fulci, il Freak Show, la saga di Scream sono solo alcuni degli argomenti che l’autrice tratta in questo saggio assolutamente imperdibile per gli appassionati del genere, corredato da splendide fotografie e una bibliografia interessantissima.

Cave Bacchus, Joseph Nechvatal, Black Sifichi, Rhys Chatham – Destroyer of Naivetés: Computer Virus 1.0 | Neural


[Letto su Neural]

Le liriche di Joseph Nechvatal, artista digitale post-concettuale e teorico dell’arte, avvezzo anche a inconsuete opere pittoriche e animazioni computer-assistite, spesso utilizzando virus informatici creati all’uopo, assumono in questo Destroyer of Naivetés: Computer Virus 1.0 le forme di una narrazione molto ovattata e passionale, adagiata su un tappeto di droni e strati sonori di matrice improvvisativa, non lontane da certe modulazioni jazz assai sperimentali ed evocative. Se il sottofondo sonoro evolve successivamente in più tenui e minimali cesure – semplici accordi di chitarra ripetuti – la voce rimane alquanto salmodiante e i testi ispirati da sregolate e dissolute enunciazioni. Si echeggia in qualche modo alla letteratura erotica seppure qui i temi trattati – ad essere precisi ­– sono quelli di sette storici dipinti dell’autore, risalenti al 1993 e compresi nel suo HyperCard Computer Virus Projec, un’opera che metteva in relazione l’epidemia di virus dell’AIDS e la crescente e prevedibile preoccupazione per l’aumento esponenziale dei virus informatici. Se gli immaginari della cultura hacker e il milieu nel quale certe azioni si concretizzavano o erano represse sono ancora caldi presso il grande pubblico dopo ben venticinque anni – si pensi al successo di una serie come Mister Robot – altrettanto si spera, forse, che a certe latitudini artistico-filosofiche le fascinazioni per temi burroughsiani come l’invasione virale, o baudrillardiani come il terrorismo internazionale e la cyber-pirateria, possano avere il loro definitivo colpo di coda. Il virus, ricorda Joseph Nechvatal, “è anche alla base di un processo creativo” e produce nello specifico bellezza e interesse dal punto di vista della storia della pittura. Riuscire a rendere questa visionarietà in una dualistica sovrapposizione di musica e testo forse oggi è volutamente una operazione fuori dai tempi, se alle parole (e diremmo anche alle idee) sono stati sostituiti procedimenti automatizzati, complessi e socialmente spesso poco controllabili. L’effetto finale all’ascolto è comunque fascinoso e ci riporta a una tradizione di testualità sperimentale e musica della quale avevamo perso le tracce.

Phurpa – Il suono che purifica dalle profondità | Words Social Forum


Un post, sul WordSocialForum, per introdurre e illustrare al meglio le tematiche psichiche, meditative e ritual dei Phurpa, un collettivo russo – che ho visto live circa due anni fa – che fa della trascendenza la sua bandiera e interiorità. Nessun testo da cantare, solo suoni, solo energia, solo sciamanesimo durante i loro live-act. Dimenticate il Pop e tutte le sue assurdità musicali odierne, la cosa che più si avvicina loro è certa psichedelia floydiana degli inizi, ma loro sono ben oltre, hanno una capacità di evocare energie ed esseri sottili che lascia stupefatti durante il sogno a occhi semichiusi che si dispiega in noi mentre si è inebriati dai fumi delle radici che bruciano in scena. A Genova, il 13 aprile, chi può vada.

Nel 1990 a Mosca, guidati da Alexei Tegin, un gruppo di artisti e musicisti si avvicinava allo studio della musica rituale; l’obbiettivo era quello di allontanarsi dalla musica che stava spopolando in quel periodo e recuperare le radici musicali nelle antiche culture Egizie, Iraniane e Tibetane.
Nel 2003 la lineup definitiva del progetto assumerà il nome di “Phurpa”. I membri che compongono questo gruppo sono accomunati dalle individuali ricerche nelle liturgie Bon e Buddhiste.

Il tipo di canto utilizzato (Gyer) e gli strumenti tipici della tradizione Bon generano un sound inconfondibile e differente da altri prodotti simili. I brani che possiamo ascoltare dai loro CD non sono semplici canzoni ma vere e proprie tracce sonore di rituali e di preghiere utilizzate dai monaci Tibetani.
L’armonia si diffonde a partire dal canto delle sillabe magiche (che cioè generano una modificazione sulla realtà) che compongono i mantra, e viene poi integrata dagli strumenti rituali che il Leader del gruppo più avanti ci esporrà. Non ci sono sintetizzatori e soprattutto non vengono usati strumenti che non abbiano componenti organiche (molti strumenti sono ricavati da ossa umane).
Il sound può risultare spesso oscuro ma il contenuto dei brani è sempre dei più puri, e forse, anche in questo, risiede l’affascinante bellezza di queste preghiere tradizionali Buddhiste.

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Rivista di cultura, tradizione, antropologia del sacro, storia delle religioni, esoterismo. A cura di Marco Maculotti.

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