HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per aprile 18, 2017

Siamo reietti


Reietti di un luogo inospitale e definitivo, il fascino del disincarnato riempie gli ultimi battiti di un inutile cuore finalmente deflorato.

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Keosz – All I Had To Do


La dimensione epica di un viaggio mistico senza fine, negli abissi di matematica emozionale siderale.

Water Printer, description | Neural


[Letto su Neural]

La storia dell’uomo attraverso i secoli ha visto il susseguirsi di molte epoche, scoperte, successi e fallimenti. La crescita del genere umano è sempre andata di pari passo con la crescita dei consumi, dei profitti, delle comunicazioni, della tecnica e della scienza, senza particolari eccezioni. Protagonista assoluta degli ultimi secoli è indubbiamente la macchina. Esaltata dal futurismo e trasformata dall’elettronica e dall’elettrotecnica, essa è permeata in tutti gli ambiti dall’industria al quotidiano rinnovandosi e cambiando forma, fino alla maturata complicità con l’informatica. Nell’immaginario collettivo la macchina, più di ogni altra cosa, è sinonimo di utilità ed efficienza. L’artista californiano Daniel Watkins ha costruito una macchina con lo scopo di sovvertire queste convinzioni, lasciando spazio alla riflessione: una sfida al concetto di futuro basato sulla validità dei processi. Water Printer è una macchina a cui viene deliberatamente affidato un compito impossibile: stampare sulla superficie dell’acqua. Una operosa testina viaggia sul proprio binario, sfiorando la superficie di un piccolo specchio d’acqua intenta a fallire nello stampare parole e frasi, concetti, forse. Niente di tutto questo si concretizza in una vera stampa, ciò che resta dei testi – universali testimoni del sapere – è un brulicare di increspature d’acqua illuminate da un vecchio schermo a tubo catodico, unico testimone di qualche forma di comunicazione. In questa installazione la macchina viene sottratta ai suoi compiti. Tutti i cavi restano ben esposti, per non nascondere la natura della macchina. Non c’è nessuna ricerca di design, nessun abbellimento, solo la distruzione delle aspettative riposte nella tecnologia.

Dizionario dell’universo di J.R.R. Tolkien | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la recensione a Dizionario dell’universo di J.R.R. Tolkien, a cura della Società Tolkeniana Italiana. Un’opera assolutamente irrinunciabile per chi ama muoversi nei mondi tolkeniani, nella Terra di Mezzo, in ogni anfratto appena rivelato della saga del Signore degli Anelli.

Tolkien, alla maniera dei cantori dell’antichità, non si è accontentato di scrivere storie avvincenti, di creare personaggi icastici ricollegabili, in modo più o meno diretto, alle leggende e alle tradizioni di riferimento: egli ha inteso edificare una sorta di teatro del mito, una cornice, o per continuare con l’immagine drammaturgica, un proscenio, in cui far muovere i suoi personaggi e mettere in scena i loro drammi. E come ogni teatro che si rispetti, anche il suo è completato da delle Quinte che danno su d’un fondale scuro e misterioso. Tolkien come un impresario immaginoso e onnipotente, ha imbastito le sue Quinte fantastiche in cui si parlano lingue sconosciute, eppur perfettamente coerenti, che narrano di leggende dal grande fascino. Questo “teatro” è connaturato da una ricchissima e variopinta articolazione filosofica, sociale  e culturale atta a rendere verosimile ciò che a rigor di logica non potrebbe esserlo. Il suo edificio mitologico è una sorta di Eden privato – e mai completamente perduto –, rappresenta una formidabile apoteosi che, come dianzi detto, giunge a sfiorare i vertici della maggiore tradizione letteraria europea. Tuttavia una costruzione così ambiziosa e complessa, rischia in chi vi si avventura d’ingenerare confusione, perfino sgomento. Ed ecco, allora, che s’avverte l’esigenza di una guida che ci aiuti a orientarci nei meandri della sua più straordinaria invenzione geografica, la Terra di Mezzo. È in ragione di ciò che Bompiani ha inteso riproporre quello che può essere non a torto considerato un classico nel suo genere, il Dizionario dell’universo di J.R.R. Tolkien. Questa nuova versione segue quelle editate da Rusconi (1999), e della stessa Bompiani (2003). Si tratta in realtà d’una versione corretta, aggiornata e ampliata, capace di soddisfare anche i palati più esigenti in fatto di narrativa fantasy, e in special modo di quella tolkieniana.

A metà strada fra la formula del dizionario e quella enciclopedica, il Dizionario dell’universo di J.R.R. Tolkien, si allontana dal didascalismo tipico di questo genere di pubblicazioni, configurandosi come un’agile, puntuale, ed esaustiva guida (una sorta di navigatore, per usare le parole di Gianfranco de Turris) al cosmo immaginifico dello scrittore britannico.

Dalla mitica Anduril che fa il paro con l’ariostesca Durlindana, ai celeberrimi Anelli del Potere, passando per la placida contea Hobbit solcata dal fiume Brandivino (altro elemento in comune con i cicli e le narrazioni dell’antichità), ai mitici Elfi, fino alla dettagliatissime schede dedicate a Frodo Baggins e agli altri suoi compagni di ventura: questo e tanto altro ancora compone il meraviglioso puzzle contenuto nelle pagine di questo tomo, un contenitore magico, una sorta di vaso pandoriano colmo di prodigi e meraviglie.

Arthur C. Clarke spiega in un’intervista il concetto dell’ascensore spaziale | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Arthur C. Clarke, uno dei più grandi autori di fantascienza nella storia della letteratura, propose diversi concetti tecnologici, alcuni dei quali divenuti realtà, come ad esempio l’utilizzo dell’orbita geostazionaria per la comunicazione satellitare. Un altro di questi concetti, l’ascensore spaziale, è rimasto solo sulla carta, ma il concetto potrebbe un giorno rivelarsi fattibile: si tratterebbe di un sistema capace di trasportare merci e persone dalla superficie del pianeta allo spazio, senza l’utilizzo dei razzi. Nel video che segue, Clarke spiega in dettaglio la sua idea.

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La differenza tra prosa e poesia è che la prosa dice poco e ci mette molto tempo, la poesia dice molto in pochissimo tempo. C. Bukowski

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