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Archivio per maggio 10, 2017

L’ULTIMO ANGOLO DI MONDO FINITO di Giovanni Agnoloni (intervista all’autore) | letteratitudinenews


Bellissima segnalazione per Giovanni Agnoloni riguarda una sua intervista comparsa sul blog di Massimo Maugeri. Domande calzanti e per niente banali, ma questo sì, era previsto. Un estratto, tanto per capire di cosa parliamo:

 – Siamo nel 2029. Il romanzo si snoda partendo da due pilastri fondamentali di natura “territoriale”. Il primo riguarda l’Europa, dove Internet non funziona più da quasi quattro anni, la crisi della comunicazione si è estesa alla telefonia e le principali città sono state invase da ologrammi intelligenti (“cloni” immateriali in grado di orientare il comportamento delle persone). Negli Stati Uniti, invece, il sabotaggio della Rete ordito dal movimento degli Anonimi è fallito, e Internet è rinato grazie a un progetto di copertura wireless mediante l’uso di droni. Da cosa discendono le differenze degli esiti della “crisi di Internet” tra il vecchio e il nuovo continente?

L’idea di fondo, presente già in Sentieri di notte e sviluppata poi ne La casa degli anonimi, è che il mondo si sia evoluto – tecnologicamente – a velocità e in modi diversi nelle varie macro-regioni continentali o sub-continentali, poi divenute progressivamente sempre più lontane e incapaci di comunicare, anche a distanze relativamente brevi, sia pur solo con l’uso del telefono. In Europa nel 2025, all’inizio della mia saga, già esistevano due macro-zone (Nord e Sud), poi pretestuosamente fuse dalla Macros (la multinazionale che gestiva tutta la Rete e l’erogazione energetica), per togliere subito dopo la corrente e lasciare l’Europa al buio, onde tentare di conquistare il potere assoluto. Due anni dopo, gli Anonimi, sabotatori informatici, ottengono lo stesso risultato nel Nord America e nel Nord Africa, ma con un’intenzione opposta: impedire che anche lì nascano pericolose concentrazioni di potere. Il fatto, però, è che il sabotaggio da loro ordito non avrebbe impedito al governo americano di creare una nuova Rete, diffusa (sia pur “a pezze”) attraverso maxi-ripetitori moltiplicati da droni che “pattugliano” il cielo degli Stati Uniti. Questa è la situazione oltreoceano, nell’aprile del 2029, quando si svolgono le vicende de L’ultimo angolo di mondo finito. In Europa, invece, internet non è mai ripartito (l’erogazione energetica sì). Tuttavia, vari epigoni della Macros hanno diffuso già da due anni un’altra inquietante forma di controllo delle menti: ologrammi identici ai cittadini europei, che fanno loro da maestri-amici, dandogli tutte le risposte di cui hanno bisogno e finendo così per isolarli dagli altri e renderli essi stessi “ombre” facilmente manovrabili.

LA CONOSCENZA DEL MONDO | VERDE RIVISTA


Un racconto che mi ha rimandato all’Effetto Mandela, della confusione incipiente e deflagrante, del collasso di realtà quantiche lì lì per divenire venire, sull’orizzonte degli eventi…

Da VerdeRivista, una proposta di Claudio Bagnasco.

Nella verità minuscola di questa mattina di luglio, in spiaggia è appena comparsa una persona morta. So perfettamente che questa persona è morta (in un incidente automobilistico, qualche mese fa) eppure so, vedo, che questa persona ha steso l’asciugamano a una ventina di metri da me, ha guardato nella mia direzione (magari chiedendosi se fossi o non fossi io: non ci si conosceva bene ma ci si salutava con cordialità) e adesso sta sdraiata supina ad abbronzarsi.
Conosciamo così poco del mondo che non possiamo nemmeno dire dove finisca la verità minuscola di una mattina di luglio.
Se non ci siamo mai persi, nei posti, e se siamo sempre tornati, dai posti, è perché finora ci è andata bene.
Nei posti, a me, sembra sempre di perdermi; dai posti, a me, sembra di non saper mai tornare.
Come ci si fa a fidare di una strada, di un muro, o anche solo di un albero? Che conoscenza abbiamo del mondo?
Per poi scoprire che non è mai stato come pensavamo. Nei posti, noi, continuiamo a perderci; e da nessun posto, noi, siamo mai tornati.

Attraverso la morte?


I prodromi di una crisi quantica si rapportano alle istanze ormonali in divenire, come se ogni antro psichico fosse da deflorare fisicamente.

Un matrimonio temporaneo ha più senso di uno a vita. | L’indiscreto


Su L’indiscreto un articolo che tratta di matrimonio a tempo, una soluzione – forse – alle complessità sempre più esasperate dell’animo umano, in odor di superamento da Singolarità (che nome stupendamente appropriato all’argomento) della razza.

Nel 1966, l’antropologa americana Margaret Mead suggerì una versione del matrimonio a due fasi – un “impegno individuale” adatto agli studenti universitari, che può venir sciolto facilmente oppure trasformarsi in un “impegno parentale” qualora la coppia sia pronta e disposta ad assumere gli obblighi che implica l’avere dei bambini. Nel 1971, la legislattrice del Maryland Lena King Lee propose la “Legge di Rinnovo Contrattuale del Matrimonio”, così che le coppie potessero annullare o rinnovare il loro matrimonio ogni tre anni. Nel 2007, un legislatore tedesco ha proposto un contratto di sette anni; nel 2010, un gruppo di donne delle Filippine ha proposto un contratto matrimoniale di 10 anni; e nel 2011, i legislatori di Città del Messico hanno suggerito una riforma del codice civile che permetterebbe alle coppie di decidere la durata del loro impegno, con un minimo di due anni.
Evidentemente il matrimonio tradizionale era in via di revisione. Nonostante le intenzioni però, non è mai stata approvata alcuna legge, e l’idea dei matrimoni rinnovabili è rimasta tale. Ma i matrimoni temporanei sono stati praticati con successo per secoli, tra gli indiani peruviani nelle Ande, nell’Indonesia del 15° secolo, nel Giappone antico, nel mondo islamico e altrove. E sembra che potremmo essere pronti a metterli nuovamente in pratica.
In un recente sondaggio, molti millennials si sono dichiarati aperti a un “matrimonio beta”, in cui le coppie dovrebbero impegnarsi a vicenda per un certo numero di anni – due anni sembrava essere la quantità “giusta” – dopo di che si potrebbe rinnovare, rinegoziare o annullare, come ha scritto Jessica Bennett su Time lo scorso anno. Anche se non trattava di un sondaggio scientifico, il dato segnala una volontà di interpretare il matrimonio come qualcosa di diverso dal “finché morte non vi separi”, che, di fatto, è spesso falso. Nel 2013, stando a quanto riporta lo US think tank Pew Research Center, il 40 per cento degli sposi era già stato sposato almeno una volta. Dal momento che il 10 per cento dei primi matrimoni non superano nemmeno i  cinque anni, un contratto di matrimonio rinnovabile ha più senso che mai.
Il nostro attuale contratto – “finché morte non vi separi” – avrebbe potuto funzionare quando la gente non viveva così a lungo (secondo la scrittrice e sociologa americana Stephanie Coontz, il matrimonio medio nel periodo coloniale durava meno di 12 anni); o quando molte donne morivano di parto, consentendo agli uomini di sposarsi più volte (cosa che facevano); o quando gli uomini avevano bisogno delle donne per cucinare, pulire e badare alla casa, mentre le donne degli uomini per la sicurezza economica. Ma al giorno d’oggi non sono più questi i motivi per cui ci sposiamo. Ci congratuliamo con le coppie per i loro anniversari e ci facciamo romantici via via che gli anni passano – 15, 25, 50, 75. Ma sono anni di felicità coniugale? Non sempre; molti matrimoni a lungo termine sono senza amore, senza sesso, e, a volte, pieni di rabbia e risentimento. Ma se durano fino a quando un coniuge muore, che successo!

Il Grande Avvilente: Xpo Ferens – recensione di Zeno Saracino


Elettrizzante il nuovo romanzo di Alessandro Forlani, Xpo Ferens, come segnalato dalla critica referenziata sul suo blog. CopioIncollo una selezione della recensione a opera di Zeno Saracino del blog Cronache Bizantine:

XV secolo, al largo dei mari di sua maestà di Spagna. Cristoforo Colombo e suo fratello, Bartolomeo, sono di ritorno da una navigazione tanto difficile quanto infruttuosa. La notte non porta consiglio, ma l’attacco di pirati saraceni: la nave affonda, i marinai vengono trucidati e la coppia prigioniera è presentata al capitano, un arabo rinsecchito e tatuato, lo sguardo folle: è Abdul Alhazred, autore del lovecraftiano Necronomicon. Cristoforo e Bartolomeo sfuggono – a stento – naufragando sulle spiagge di un’isola sconosciuta, non segnata sulle carte. Qui le distanze si contorcono e mutano, il tempo non segue le leggi naturali: l’isola nasconde infatti un vascello alieno, una caravella che oggi definiremmo astronave. A bordo, un attonito Cristoforo vi scopre i portolani ingialliti per navigare al di là dell’oceano, verso una Tierra all’intersezione tra i mondi, un non-luogo di cosmica intensità. Pasticciando con i comandi, i due vengono teletrasportati in Spagna e per poco non vengono accoppati dall’Inquisizione: è solo l’intervento provvidenziale di Abdul a salvarli, offrendo loro come condizione di fuga proprio la navigazione verso quei lidi maledetti al di là dell’Atlantico che i due hanno appena scoperto. E’ l’inizio di un allucinante viaggio per mare…

Difficilmente si potrebbe scambiare il Cristoforo di Forlani per un eroe hollywoodiano, o per una qualche maldestra reinterpretazione moderna. Certo, non mancano alleanze tra personaggi improbabili, riflessioni morali inevitabilmente troppo “contemporanee”, azioni eroiche, specie nel finale, degne dei Pirati dei Caraibi.

Pur con queste concessioni a una narrativa da pulp che mira a ingraziarsi il lettore, i protagonisti agiscono e si comportano conformi agli albori dell’età moderna: lo stesso Cristoforo è un degno rappresentante della sua razza, un cocktail micidiale di brama di guadagno, missione religiosa, ansia di esplorazione e commercio. Quando nell’antefatto Cristoforo e Bartolomeo visitano la nave aliena, intuiscono immediatamente la sua funzione, la correlano con semplici metafore all’utilizzo di una caravella. Un mezzo per navigare come un altro, solamente destinato a destinazioni e acque più oscure e terribili, degne dell’Ulisse dantesco.

La ciurma selezionata da Cristoforo per questo viaggio all’inferno è decisamente meno sfumata psicologicamente, una posse formidabile di guerrieri, l’uno più bizzarro dell’altro, una collezione di veterani con cicatrici e armi improbabili. Siamo qui, con tutte le accezioni positive possibili e immaginabili, nel campo della narrativa pulp di puro intrattenimento, essenziale goduria di strafottenza marziale e battute a fil di spada. La positiva impressione è di un fumettaccio volutamente esagerato, pompato oltre ogni limite. Possiamo così leggere di una “zingara tatuata” muta ed esperta di magia bianca, contrapposta ai torbidi delle necromanzie di Abdul.

sabbiature

Culture seriali

A X I S m u n d i

Rivista di cultura, tradizione, antropologia del sacro, storia delle religioni, esoterismo. A cura di Marco Maculotti.

Gwynto

Aspirante scrittrice, lettrice avida, amante delle parole

Chiara Prezzavento

editing, scrittura, lettura

the green path

… Dorothy si trova in un mondo colorato con delle piccole casette e una stradina dorata, in viaggio verso la città di smeraldo. Il mago di Oz (1939)

The Darkest Art

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"L'attualità tra virgolette"

Ottobre

giornale dei lavoratori

Arte&Cultura

Arte, cultura, beni culturali, ... e non solo.

Diario Esoterico

Un diario non è altro che un registro di viaggio.

mayoor

Questo blog è il mio taccuino personale, lo uso infatti per appuntare poesie che poi modificherò immancabilmente. Quindi siete avvertiti: quel che leggete oggi domani potrebbe essere diverso, o non esserci affatto.

kyleweatwenyen

Come un angelo da collezione.

Come mi va...

E si femò a raccontare le sue storie al mare e il vento

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