HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per maggio 11, 2017

Dopo il delirio


Come una febbre appena passata che ha lasciato addosso il delirio e la complessità postesistenziale; oggi discendo in acqua, sotto il suo pelo, per finire di smaltire il calore eccessivo ancora insito.

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Impero Connettivo e Romano in salse da illusioni


Nei risvolti di una semplice deriva sinaptica, trovo la complessità di un mondo scomparso a dirimere i nodi del tempo attuale, ogni illusione massima delle sensorialità umane.

Terminal War: Magellan, la fantascienza secondo Alan D. Altieri | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione della seconda puntata di cinque della saga Terminal war, del maestro apocalittico Sergio “Alan D.” Altieri: parliamo di Magellan. Eccone la quarta, a presto in libreria!

Karl Adrian Dekker, qualifica Hunter/Killer, è un uomo maledetto: troppe guerre alle sue spalle, troppo sangue sulla sua strada, troppi incubi nella sua coscienza. Eppure, Dekker potrebbe rivelarsi la chiave di volta dell’intero Progetto Magellan, la più estrema missione mai intrapresa dal genere umano. Anni dopo la fine della Spinta Out-World, grandiosa ma anche sterile epopea esplorativa di decine di sistemi stellari, un’inattesa distorsione del continuum spazio-tempo riapre la via delle stelle, e spetta al Magellan, Vascello Esplorazione Spazio Profondo, e al suo equipaggio stabilire se l’uomo è davvero solo nel cosmo. Destinazione: Cauda Serpentis, la «Coda del Serpente»… A confronto diretto con un comandante ostile, nel suo dialogo arcano con una Intelligenza Artificiale sorprendentemente «umana, troppo umana», Dekker rimane comunque il primo uomo del Magellan a calarsi nelle nuove dimensioni dell’ignoto. Perché c’è qualcosa in orbita nella luce purpurea di Cauda Serpentis, qualcosa di titanico e spettrale, retaggio e testamento di eventi troppo spaventosi per essere anche solo concepiti. Per Karl Dekker e per l’intero equipaggio del Magellan, la Coda del Serpente è solo l’inizio di una discesa agl’inferi. La nuova guerra, la guerra terminale, è cominciata.

Con Magellan, inevitabile estensione di Juggernaut, secondo volume della temeraria saga futuribile Terminal War, Alan D. Altieri alza il livello dello scontro alla dimensione cosmica, trascinando il lettore sull’ultima linea di confine tra umano e non-umano.

Woodshock: trailer e poster del film con Kirsten Dunst | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine un trailer di un film in uscita in autunno, Woodshock. Visionatelo, il trailer, penso che vi convincerà ad andare a vederlo in sala o comodamente a casa, credo sia poesia visiva molto intimista.

PINK FLOYD: ANTEPRIMA DELLA MOSTRA “THEIR MORTAL REMAINS” | PINK FLOYD ITALIA


Su PinkFloydItalia la notizia dell’anteprima di Their Mortal Remains, la mostra (itinerante) che dal 13 maggio al 1 ottobre sarà di stanza a Londra presso il Victoria & Albert Museum. Com’è noto, sono esposti i memorabilia della band, foto, strumenti musicali, oggetti che hanno fatto parte della loro storia, suggestioni, allestimenti, tutto quello che possa rendere l’idea di cosa la crew floydiana ha vissuto nei suoi cinquant’anni di storia.

Dal 13 maggio al 1ottobre, sarà aperta nel bellissimo Victoria & Albert Museum di Londra la prima grande retrospettiva dedicata ai Pink Floyd: ‘Their Mortal Remains‘. Un percorso multisensoriale trasporterà lo spettatore all’interno di una serie di sale allestite con cimeli, progetti, scenografie e naturalmente musiche di un dei gruppi più importanti e influenti del mondo. In occasione del 50esimo anniversario della pubblicazione del primo singolo, ‘Arnold Layne’, ‘The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains’ sarà una mostra fuori dal comune: “Il Victoria & Albert è il posto giusto per illustrare il grande contributo artistico, non solo musicale ma anche visuale, che una band come i Pink Floyd ha dato alla cultura del nostro tempo“, ha dichiarato Martin Rotj, direttore del museo. “Una band che ha creato non solo musica straordinaria, ma anche spettacolari show musicali, copertine di album diventate icone e un’espressione creativa senza eguali“. La mostra, finita l’esposizione di Londra, farà il giro del mondo e toccherà anche l’Italia.

Qui un resoconto dettagliato dell’apertura anticipata fatta due giorni fa e destinata alla Stampa, poi alle Stelle dello ShowBiz in senso lato.

Il rock entra nei musei e lo fa avendone guadagnato il diritto con la sua storia e con i suoi protagonisti più rappresentativi. Il Victoria & Albert di Londra, il più grande museo di arte e design del mondo, ospita l’attesissima esposizione “The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains”, che celebra i cinquant’anni di storia di uno dei gruppi più importanti del panorama musicale internazionale. Non ci sono dubbi sul successo della mostra che aprirà ufficialmente al pubblico sabato 13 maggio; i biglietti per i primi giorni sono andati letteralmente a ruba e le richieste di prenotazioni arrivano da tutto il mondo. La speranza degli organizzatori è quella di poter superare i trecentomila visitatori dell’esibizione di David Bowie.

I Pink Floyd hanno collaborato attivamente a quello che risulta essere uno spettacolo audio visivo di tutto rispetto. Su tutti Nick Mason, il vero archivista della band, a stretto contatto già dalla fine dello scorso anno con i curatori dell’evento. Ad inaugurare ieri sera ufficialmente la mostra è stato proprio il batterista della band, al termine di una giornata che ha movimentato la tranquilla Cromwell Road; in mattinata i giornalisti di tutto il mondo hanno potuto visitare in anteprima l’esibizione, mentre alle 19 l’ingresso del museo si è trasformato in una vera e propria parata di stelle in stile hollywoodiano con un party privato organizzato dai Pink Floyd.

Tra una battuta e l’altra il buon Mason, che ha salutato i presenti nell’ingresso della V&A, ha trovato il coraggio di scherzare anche sull’assenza di quelli che erano i suoi colleghi più attesi, David Gilmour e Roger Waters, probabilmente ancora alle prese con le loro beghe interne e che agli occhi di molti non avrebbero dovuto mancare l’evento che celebra ufficialmente la loro storia. Quando Mason ha concluso i ringraziamenti ricordando i fan di tutto il mondo, indicandoli come quelli che sono stati i veri protagonisti del loro successo, un fremito d’orgoglio ha riempito la mia anima di ‘fan infiltrato’ al cospetto della band che mi accompagna da quarant’anni.

Tra i tanti amici, familiari e collaboratori dei Pink Floyd si aggiravano emozionati ieri sera Aubrey Powell, il grafico della Hipgnosis, Bob Klose, il loro primo chitarrista del periodo 1964-1965, Phil Taylor, il tecnico che cura le chitarre di David Gilmour, Joe Boyd, produttore del loro primo singolo “Arnold Layne” firmato da Syd Barrett nel 1967, Bob Geldof (emozionato quando hanno ricordato il Live8 che ha riunito i quattro Pink Floyd sul palco per l’ultima volta), i registi Adrian Maben (“Live at Pompeii”) e Alan Parker (“The Wall”), il bassista Guy Pratt (Pink Floyd, David Gilmour) ma anche star della musica come Jimmy Page dei Led Zeppelin, Brian May e Roger Taylor dei Queen, Noel Gallagher (Oasis), Johnny Marr (Smiths), Nick Rhodes (Duran Duran). C’erano anche Graham Coxon dei Blur e il regista Ian Emes, che realizzò l’animazione di “One of these days” nel 1973.

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