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Jos Smolders – Nowhere | Exercises In Modular Synthesis And Field Recording | Neural


[Letto su Neural]

Secondo Sengai (1750-1837), monaco buddhista giapponese particolarmente noto per i suoi scritti e insegnamenti controversi, il metodo del calligrafo zen rivelava quanto nella pittura – e nella calligrafia – vi fossero sì delle leggi, ma “la suprema legge della legge” sia, in realtà, che non esiste alcuna legge. A voler considerare tale principio – parliamo di verità e insegnamenti riferiti ad una legge universale – verrebbero in mente certe massime di William Seward Burroughs, di Aleister Crowley o anche di certi filosofi relativisti. Rifacendosi anch’egli allo zen, Jos Smolders tiene a puntualizzare come negli ultimi dieci anni abbia abbandonato l’idea di una composizione preconcetta, progettata nei minimi dettagli e abbia abbracciato invece un’operatività più indefinita, fuzzy, curando in maniera particolare il processo – anche spirituale – d’avvicinamento all’opera e alimentando stati di concentrazione profonda, convergenti in una realizzazione di pochi e rapidi tratti. Anche molti pittori delle stagioni action painting e pop utilizzavano un simile approccio. Si pensi ad esempio a Jackson Pollock o a Mario Schifano. Insomma, una grande cura nella preparazione e velocità d’azione sono per Smolders elementi imprescindibili, anche quando applicati alle sue sessioni con sintetizzatori modulari e field recording, oltre che nei suoi stessi dipinti zen (come quello, ad esempio, che fa bella mostra sull’artwork dell’uscita). Ogni sessione ha le sue patches e così come il calligrafo prepara la sua carta, i suoi pennelli e l’inchiostro, che pure vanno “calibrati” prima dell’azione, alla stessa maniera vengono impostati molti dei parametri in gioco nell’album, lasciando poi fluire il tutto, con i suoni originari mantenuti nella loro semplicità, cercando di limitare le sovraincisioni e l’editing, secondo il postulato free form che nel “qui ed ora” stabilisce uno dei suoi punti di forza. Eppure le sequenze di Nowhere appaiono anche assai astratte, dilatate e puntiformi, zeppe di hum e scariche statiche, iperboli cosmiche e crackle, feedback e distorsioni. Forse questa sarà anche un’uscita insolita per la Crónica, ma la label portoghese ha avuto fiuto nel lasciarsi sedurre da cotanta stilizzata passione, forte negli intenti e pure nella resa finale, che rende merito di processi operativi inappuntabili.

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