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Challenger, un ventaglio infinito di possibilità – Carmilla on line


Una disamina su un romanzo che si può definire connettivsta, scritto nella Spagna in questi anni, segno che lo Spirito dei Tempi scorre ovunque e non solo in Italia, nelle cerebralità connettive: Challenger, di Guillem López. Eccone un sunto semantico:

Il 28 gennaio 1986, alle ore undici e trentotto del mattino, dopo soli settantatré secondi di volo, lo Space Shuttle Challenger, appena decollato da Cape Canaveral in Florida, si disintegrò in volo a 14.000 metri di altezza mentre stava accelerando a una velocità superiore a Mach 1,92 (quasi due volte la velocità del suono). Per i sette membri dell’equipaggio, cinque uomini e due donne, non vi fu alcuna possibilità di salvezza quando, due minuti e quarantacinque secondi dopo, il modulo spaziale in cui erano rinchiusi si schiantò sulle acque dell’Oceano e si inabissò.

Da questa drammatica vicenda prende spunto l’autore per imbastire la sua storia, che si articola intorno a 73 episodi o capitoli, tanti quanti i secondi trascorsi prima del disastro del modulo spaziale. 73 capitoli che ci guidano a comprendere come la realtà sia composta da una combinazione di storie infinite che, a loro volta, possono riproporci un numero infinito di finali.
Una visione che già è appartenuta a tante letterature e narrazioni antiche, come nel poema narrativo L’oceano dei fiumi dei racconti di Somadeva – brahmano del Kashmir – che risale all’undicesimo secolo e da cui furono tratti molti racconti contenuti nelle Mille e una notte.

Intuizione che soltanto la logica occidentale, bisognosa di un ordine generale in cui sistematizzare le proprie certezze e insicurezze, ha contribuito a demolire per sostituirla, non solo nella letteratura, con una narrazione in cui il plot o la trama degli eventi fosse pienamente comprensibile e predeterminata, con cause e conseguenze riconoscibili e strettamente collegate tra di loro. Una visione che ha cercato di riportare la concezione meccanicistica dell’Universo all’interno delle cose umane e del loro “effettivo” svolgimento”. Ignorando, ancora al giorno d’oggi, le infinite possibilità suggerite dalla fisica quantistica oppure anche solo da quella lettera di Engels a Bloch in cui, lui l’apparente padre di ogni determinismo, sottolineava come la complessità delle azioni umane fosse difficilmente interpretabile attraverso la rigidità delle formule economiche e scientifiche.

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