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NeXT Hyper Obscure

Archivio per giugno 18, 2017

Vivere il proprio tempo


Ci hanno trovati in un fondo empatico di scolo, mentre il suolo si abbassava e alzava senza ritmiche precise, in preda alle convulsioni. Infine, la fine non sta ancora arrivando, è difficile comprendere quando essa sarà quantisticamente vera.

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Collettore di scarico


Sei ancorato alle parole di un tempo, quando ancora non ne contemplavi l’intera vastità cognitiva e lasciavi scorrere dettagli fondamentali verso la feritoia di scarico.

Verso il decadente


Probabilmente mi trovo a respirare quando il sole va verso l’apice, a illustrarmi le teorie del solstizio e della luce intensa. Che va verso il declino.

Garbage – Stupid Girl


Qualcosa che salta dal passato. bello e anestetizzante.

Addio, Lupaccio! – Carmilla on line | Sergio “Alan D.” Altieri, 1952-2017 – Holonomikon


Continua l’onda dei ricordi tristi per tutto il circolo della SF italica e della letteratura di genere in generale, ondata che si è scatenata umoralmente alla notizia della morte di Sergio Altieri. Ho la voce rotta assai spesso in queste ore quando ci penso, e non posso che segnalare due grandi interventi, ognuno a suo modo eccelso, uno di Valerio Evangelisti e l’altro di Giovanni De Matteo.

Siamo senza un padre spirituale, ora, e ce ne rendiamo dolorosamente conto, tutti.

Non dedicherò molto spazio al ricordo di un grande amico e di un grande scrittore. Ancora non riesco a rendermi pienamente conto che Sergio Altieri, meglio noto come Alan D. Altieri, da due giorni non c’è più. Mi vengono in mente frasi elogiative che rischiano di suonare vuote, di maniera. Potrei dire che era un uomo profondamente buono, generoso, onesto. Che la sua umiltà naturale quasi metteva in imbarazzo. Che mancava totalmente di saccenza, ambizione personale, vanagloria. L’esatto inverso dei modelli intellettuali prevalenti.
Lui, che chiamavo il Lupaccio, si sarebbe sottratto ad apologie del genere. E allora lo ricorderò per la sua forza, niente affatto incompatibile con le virtù che ho elencato. Forza nello scrivere pagine roventi, di potenza impressionante, con uno stile tutto e solo suo, fatto di immagini che sembrano scolpite. Forza nel commentare gli eventi del mondo con lucidissimo pessimismo, magari alleggerendolo con interiezioni americane che anche nel parlare gli uscivano spontanee (aveva vissuto a lungo negli Stati Uniti). Forza nel sottrarsi a fazioni, conventicole, “scuole” di qualsiasi tipo, davvero lontanissime dalla sua innata libertà di pensiero.

—–

Quello che trovo paradossale della sua scomparsa è che sia arrivata in maniera del tutto imprevista. Sergio continuava ad allenarsi come ormai d’abitudine da diversi anni, aveva intensificato il ritmo del suo lavoro di scrittore, e attendeva come tutti il prossimo capitolo della saga di George R. R. Martin che aveva contribuito a portare all’attenzione dei lettori italiani. In questi anni ha lavorato alla traduzione di giganti come lui: Howard Phillips Lovecraft, Dashiell Hammett, l’amatissimo Raymond Chandler. Era appena uscito Magellan, il seguito di Juggernaut, che nel 2013 aveva inaugurato la sua ultima impresa, un ritorno – per me così atteso – alla fantascienza. E aveva promesso ai lettori che poi sarebbe stato il tempo di un nuovo ritorno, nella spirale di violenza e caos che stritolava l’Europa del ‘600 in quello che per ambizione e profondità è forse stato il suo massimo capolavoro, in una carriera di capolavori di certo tutt’altro che avara: la Trilogia di Magdeburg.
Ecco spiegato perché mi costi tanta fatica trovare le parole per ricordarlo. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile, una voragine in chi lo ha conosciuto anche brevemente e a maggior ragione nel panorama dell’editoria italiana, che di professionisti con la sua preparazione, attenzione e generosità non ne ha mai conosciuti molti. Sarà impossibile sostituire la sua assenza.

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