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Archivio per luglio 25, 2017

Jason Kahn – In Place | Neural


[Letto su Neural]

Jason Kahn (vedi l’intervista su Neural #55) è un artista sonoro che ha trascorso molto tempo a indagare ciò che egli chiama pratiche di “active listening”, sensibilizzando i nostri ambienti sonori e allenando la nostra mente con un atteggiamento contemplativo e risonante. Il lavoro di Kahn comprende il suono sia fisicamente che psicologicamente. Questo perché parte della sua indagine coinvolge il “written recording” dello spazio, dove egli esplora un posto specifico per ore, annotando la propria esperienza di ascolto contestualizzata. Questo libro, in particolare, è pieno di descrizioni dal vivo di posti in Francia, Belgio, Giappone, Corea, e Svizzera. Può essere considerato come un “field recording album” scritto sotto forma di un libro, qualcosa che alcune etichette (tra di esse la Gruenrekorder) hanno già testato come release musicali ufficiali. La lettura diventa un ascolto, rimanendo ancora nella tradizione della letteratura classica. A questo proposito le osservazioni, i casi accidentali, gli eventi e le percezioni sono ovviamente personali, ma lo stile che Kahn mantiene è quello di narrare come solo uno scrittore sa fare. Egli descrive, ma anche commenta, i movimenti nello spazio e deliberatamente fornisce un senso del tempo. È inevitabile poi immaginare gli spazi e dare il via alla curiosità di visitarli, possibilmente in condizioni analoghe, in modo da condividere l’esperienza “registrata”. Parte delle serie di “audio issues”, questo libro conserva uno stile piacevole, e potrebbe essere quindi facilmente indicato come una fiction sperimentale, un diario di viaggio o un racconto autobiografico (basato sul suono).

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Bellezze dipinte


Le eccezioni si rivestono di bellezze misterica soltanto se acquisite attraverso entoptiche da connessioni. I ricordi sembrano bellezze da acquarelli…

Deriva inaspettata


Si riscaldano sulle occorrenze semantiche degli abissi dimensionali e poi si alzano – rise! – oltre la barriere psichiche che i subesseri postano. Ecco la deriva inaspettata dei Grandi Antichi.

Scartato


Il raccolto si mostra lungo le scadenze deliranti del luogo rappreso, fino alla complessità aliena della tua mente scartata.

Lustmord – Dark Matter | Neural


[Letto su Neural]

Brian Williams, aka Lustmord – un veterano delle scene dark ambient e membro del seminale combo industriale degli SPK – ha pubblicato per la prima volta a suo nome su Touch Music, primigenia e ben conosciuta label sperimentale britannica. L’etichetta fondata da Jon Wozencroft, Mike Harding e Andrew Mackenzie – e che fu pensata al fine di sottolineare un approccio multimedia e specificatamente audio-visual – ben si presta a questa interessante, dettagliata e super-vivida partitura cosmogonica, che organizzata a partire dalla suggestione d’un vuoto creatore è particolarmente evocativa d’un qualsiasi stato costitutivo, non solo artistico ma anche fisico. “Abbiamo sempre cercato di prestare attenzione a tutti quegli invisibili sentimenti e idee a proposito d’atmosfera, spazio e presenza, concetti del quale è difficile parlare e che hanno bisogno di un contesto, al fine d’essere esperiti”. Così Jon Wozencroft parlava della Touch – ben prima di questa uscita – e il tutto sembra particolarmente appropriato anche adesso, seguendo l’ispirazione di una dark matter, materia informe che cerca nuovi modelli d’aggregazione, un diverso e propulsivo respiro. I suoni adoperati da Williams in questo album sono field recording davvero speciali e sono state raccolte da varie fonti tra cui la NASA (Cape Canaveral, Ames, The Jet Propulsion Laboratory e Arecibo), The Very Large Array e The National Radio Astronomy Observatory, nonché in varie istituzioni educative e sostenitori privati in tutti gli USA. Questi suoni sembrano onde e frequenze che viaggiano nel vuoto siderale, alcuni anche difficilmente distinguibili dall’orecchio umano, seppure nel vuoto – lo si può affermare scientificamente – le onde sonore non sono trasmissibili. Se lo spazio esterno è pensato come un vuoto, un mondo di sogno dove i paesaggi sintetici e la plasticità delle forme visive inventate da Lustmord sono equivalenti di una condizione interiore, questa galassia sospesa, pervasa da una sorta di ronzio onnicomprensivo – tuttavia – va al di là di ogni infinitesimale entità singolare, ammiccando alla kosmische musik d’antan, alla ricerca di un respiro tra krautrock e ambient che renda la composizione iper-contemporanea ma allo stesso tempo molto classica e vibrante.

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