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Archivio per ottobre 4, 2017

Giovanna Repetto vince il Premio Short Kipple 2017 | Bando Premio Kipple 2018 | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Giovanna Repetto vince il Premio Short Kipple 2017 col suo fulminante racconto La legge della penombra, un delirio weird che sorprende con i suoi continui stravolgimenti di fronte.
La redazione Kipple si complimenta con la bravissima autrice e con tutti gli altri partecipanti al contest per l’elevato livello narrativo raggiunto, standard che continua ad alzarsi a ogni edizione dello Short.

L’opera di Giovanna Repetto verrà pubblicata all’inizio del 2018 in ebook nella prestigiosa collana Capsule, con tutta la fierezza che noi in Kipple stiamo provando in questo momento.

Inoltre, siete pronti al Premio Kipple 2018? Qui di seguito trovate il bando: misuratevi con i romanzi di genere fantascientifico o weird e continuate a stupirci! Noi non chiediamo di meglio, vogliamo essere sorpresi da voi!

Grazie!

Bando Premio Kipple 2018

Kipple Officina Libraria bandisce per l’anno 2018 l’XI edizione del Premio Kipple per il miglior romanzo di genere fantastico

1) Sono ammesse solo le opere in lingua italiana inedite, mai pubblicate su carta, digitale e sul WEB, neppure parzialmente. I romanzi devono avere la lunghezza minima di 100 cartelle dattiloscritte e massima di 400 cartelle (per cartella s’intende, all’incirca, una pagina da 60 battute di 30 righe, cioè 1800 caratteri spazi inclusi).

2) Il contenuto deve essere SOLO ed ESCLUSIVAMENTE fantastico.

I generi ammessi sono:

Fantascienza (hard science-fiction, post-cyberpunk, steampunk, bio-punk, anticipazione, ecc.)
Weird (New Weird, neo-noir, horror, urban fantasy, ecc.)

Testi di qualsiasi altra natura NON verranno presi in considerazione.

3) È possibile partecipare con più opere.

4) La quota di partecipazione è fissata in 15 per ogni opera, da accreditare entro il 30 aprile 2018

I) tramite paypal: kol@kipple.it
II) con accredito sul conto corrente postale n° 43103274 con causale “Premio Short-Kipple 2018”
III) con bonifico alle coordinate bancarie: IBAN IT95W 07601 01600 000043103274 intestate a Gianluca Cremoni con causale “Premio Short-Kipple 2018”

5) La scadenza è fissata per il 30 aprile 2018.

6) I romanzi devono essere spediti in allegato all’indirizzo: kol@kipple.it indicando nel titolo dell’e-mail “Premio Kipple 2018”.

Nel corpo della mail dovrà essere presente: il Titolo (o i titoli) dell’opera, l’Autore e la dicitura: “dichiaro che l’opera allegata non deriva da plagio e di essere in possesso di tutti i diritti a esso connessi; ai sensi del d.lgs. 30 giugno 2003 n.196” e “acconsento al trattamento dei dati personali da me forniti”.

In allegato dovrà esserci il testo salvato come “titolo opera” di “nome autore” (con nome dell’autore, il titolo dell’opera e un indirizzo email sul frontespizio della prima pagina) e deve essere presentato SOLO in formato elettronico .doc, .rtf, .odt o .docx e, sempre in allegato, la ricevuta del pagamento.

7) Il vincitore del Premio avrà diritto alla pubblicazione del romanzo in formato CARTACEO nella propria collana “Avatar”, distribuito su Amazon in opzione “ondemand” e sulle librerie online, e in versione DIGITALE nella propria collana “eAvatar” distrubuito su tutti i portali online quali Kobobooks, IBS, Mediaworld, Unilibro, LaFeltrinelli, Biblet, Bol, Bookrepublic, ecc., su Amazon IT, US, UK, DE, FR, ES, JP, CA, IN, MX, e AppleStore (iTunes).

Riepilogo:

Lunghezza: min 100 max 400 cartelle
Scadenza: 30 aprile 2018
Invio a: kol@kipple.it in formato .doc, .rtf, .odt o docx.
Quota di partecipazione: 15 ogni romanzo

Giulio Cesare secondo Franco Forte


Su FantasyMagazine e HorrorMagazine la segnalazione (sul primo link c’è l’intervista) della seconda e forse ultima puntata di Giulio Cesare visto e romanzato da Franco Forte, un viaggio tra la Storia, la Mitologia e l’Ucronia.

Personalmente, noto che sempre più autori, e di calibro sempre più grosso, scelgono di ambientare le loro storie fantastiche o SF nel mondo antico della Classicità romana, cogliendo la possibilità di differenziarsi dai colleghi esteri proprio sfruttando la peculiarità unica della storia di Roma, un Futuro senza un glorioso Passato non può reggersi sulle sue gambe e in Italia, per motivi prettamente storici e perché viviamo in mezzo alle vestigia classiche e non solo, possiamo farlo meglio che altrove.

Giulio Cesare non è morto, durante la congiura delle Idi di marzo. Stanco della vita fatta di intrighi politici, corruzione e continui scontri con i senatori della Curia, ha inscenato la propria morte insieme a Bruto. E dopo essere scomparso dalla vita politica di Roma, è tornato al comando di un manipolo di uomini ben addestrati e pronti a tutto, la Legio Caesaris, con l’intento di esplorare le terre oltre i confini dell’impero per scoprire ricchezze e tesori, sottomettere le popolazioni barbare e, soprattutto, carpire il segreto della vita eterna.
Perché Cesare ha uno scopo ben preciso in mente, ed è deciso a raggiungerlo: vuole tornare trionfalmente a Roma per fare piazza pulita dei suoi nemici e regnare come imperatore assoluto. Per sempre.
Dopo la sua finta morte, perciò, si è imbarcato con la Legio Caesaris verso i regni degli dei del nord, alla ricerca della mitica isola di Thule, per confrontarsi con le creature eterne che governano il segreto dell’immortalità e strapparglielo con la forza. Lo scontro epico che lo ha visto impegnato insieme a Cicerone, Bruto, Spartaco e gli altri coraggiosi che hanno voluto seguirlo in quell’avventura, si è risolto in una cocente sconfitta. Ma Cesare non è uomo che si arrende tanto facilmente. Capisce che l’unico modo per conquistare la vita eterna è scendere nell’Averno, il regno delle tenebre, e tuffarsi nelle acque del fiume Stige, che rendono immortali. Ma come raggiungerlo? Secondo le più antiche credenze, lo Stige non è altro che il nome con cui un tempo si indicava il Nilo.
Decide così di intraprendere, sotto la guida esperta e ammaliante della regina Cleopatra, una difficile spedizione per risalire le acque del grande fiume, arrivare fino alla sorgente, individuare l’ingresso all’Averno e conquistarsi il diritto di immergersi nello Stige, combattendo contro gli dei e le terribili creature che popolano il regno degli inferi.

* * *

E così, Gaio Giulio Cesare torna a vivere un’avventura a cavallo tra Storia, Mito e leggenda…

È quello che cerco di fare con questa serie di romanzi che ambisce a riunire in un unico contenitore tutte le mie esperienze professionali come scrittore: il fantastico, lo storico e la mitologia. Non è un esercizio semplice, posso garantirlo, ma di certo mi ha fatto divertire moltissimo durante la sua realizzazione.

In questo caso, nel libro “Cesare il conquistatore” che fa seguito al primo, “Cesare l’immortale”, non si parla solo di mitologia greca o romana.

Esatto. Quello che ho cercato di fare è stato unire al patrimonio mitologico dell’antica Grecia e dell’antica Roma, quello altrettanto affascinante e misterioso dell’antico Egitto, scoprendo analogie davvero straordinarie, che mi hanno consentito di “giocare” un po’ con la fantasia e incrociarli per dare al mio protagonista, Giulio Cesare, una nuova meta di grande fascino verso cui dirigersi, nella sua ossessiva ricerca del segreto dell’immortalità.

Blade Runner 2049 – Recensione – Nocturno.it / FantasyMagazine


Cominciano a fioccare le recensioni al sequel di Blade Runner; ne troviamo una su Nocturno, a firma di Mario “BlackM” Gazzola, e un’altra su FrantasyMagazine, a firma di Emanuele “Manex” Manco. Siamo su alti livelli…

Denis Villeneuve è riuscito in un miracolo: il suo opus magnum (163’!) danza elegantemente sulla lama sottile della fedeltà a un immaginario e a un’ambientazione che hanno fatto storia (dopo l’82, metropoli buie e piovose imperverseranno al cinema da Black Rain fino al Corvo), senza restarne schiacciato; anzi, portando avanti con decisione la vicenda dei replicanti e dei loro implacabili cacciatori umani, introducendo nuovi, potenti snodi drammatici, forieri degli angosciosi quesiti filosofici su vita “reale” e “artificiale” che han reso il film di RidleyScott (qui produttore) quel che sappiamo.

* * *

Denis Villeneuve dirige questo sequel seguendo la sua personale cifra stilistica dandogli la propria impronta, componendo un racconto per immagini raffinato e poetico. Racconta con la luce, con grandi scenografie e campi lunghi e lunghissimi, con un montaggio capace di alternare i momenti di calma alle serrate scene d’azione. Di contro la sceneggiatura non sfugge agli stereotipi, sia nella caratterizzazione dei personaggi, privi di alcuno spessore che non sia il loro carattere principale, che nei dialoghi, aderenti a questa visione volta alla sintesi estrema e alla rarefazione della narrazione.
Raramente capita una dicotomia così forte tra l’autentico capolavoro visivo messo in scena e la piattezza narrativa di storia e personaggi.

Cinque e quattro stelle le rispettive recensioni, siamo davvero su alti livelli comunque. Al cinema!

Eymerich | Su L’INDICE Franco Pezzini recensisce EYMERICH RISORGE


Sul sito di Valerio Evangelisti viene segnalata la recensione al suo ultimo lavoro, Eymerich risorge. Magistrale, davvero…

La scelta narrativa di un antieroe spietato permette l’emergere, in opere di genere e “popolari” che in realtà grondano cultura, di una serie di riflessioni sottili sull’uso del potere e gli strumenti con cui viene conservato. Eymerich è caratterialmente aspro, del tutto privo di scrupoli in nome di ciò che identifica per bene della Chiesa, ma insieme coraggioso e intelligentissimo: ed è insomma maliziosamente naturale parteggiare per lui nei continui scontri con vilain che incarnano le più cieche maschere di brutalità e meschinità (o con “buoni” ingenui, insopportabili o idioti). D’altronde le sue avventure, alternanti episodi nel Trecento ad altri in epoche molto diverse e spesso in un futuro remoto (memore della migliore fantascienza), trattengono come sottotesto una serie più vasta di provocazioni: un vero e proprio unicum nel panorama italiano (e non solo, a giudicare dal successo estero) per latitudine di spunti e ricchezza della macchina per pensare. Nel romanzo precedente assistevamo alla morte di Eymerich, anche se già era evidente che il personaggio riusciva in qualche modo a proiettarsi nel futuro (i misteri da lui indagati tendono sempre a spiegarsi alla luce di eventi in altre epoche): ma un (anti)eroe tanto amato non è mai del tutto morto, e ora lo vediamo risorgere. Risorgere in più sensi, potremmo dire; e indagare su un personaggio che sta tentando di farlo, tra eventi allucinatori ed enigmatici, per minacciare la chiesa di Roma (al momento ad Avignone) attraverso un’alleanza di cristiani pauperisti nel segno di un’antica eresia. Il tragico amore di una giovanissima valdese con un disprezzato cagot (i paria della società medievale tra Francia e Spagna) e gli interventi coraggiosi di questo e di altri “ultimi” mostra con chi l’autore in realtà simpatizzi. Tra personaggi storici (il brutale e ostile collega Borrel, papa Gregorio XI, Gian Galeazzo Visconti, Caterina da Siena…) e vicende del futuro (con tanto di frammenti di un impagabile, gnostico Vangelo della Luna), un Eymerich invecchiato gioca il tutto per tutto: e, con nostra soddisfazione (forse un po’ equivoca, ma tant’è), ovviamente vince.

Una Tomba per gli alieni: Il sogno


Un’altra perla di Uduvicio “LeoBulero” Atanagi. Dal suo blog:

Poi nello spazio ci trovammo un sogno, oppure quella cosa che poi definimmo sogno.

Era in una zona nascosta vicino alle Pleiadi, per entrarci dovevi passare da una membrana carnosa che aveva il colore del buio e del vuoto. Ti si attaccava addosso, proprio su tutta la tuta e te vedevi questi tentacoli che ti sbattevano sul vetro del casco e ti sembrava di soffocare, ti sembrava che ti toccassero dentro, che ti entrassero nella gola e nel naso, ti davano un prurito strano nel pene come se te lo attraversassero, poi nell’ano e poi a un certo punto eri dentro.

Quello che posso dire del sogno è che tutti parlano delle cose che si vedono bene nel sogno. Dovrebbero provare invece a guardare negli angoli, a girarsi velocissimo e guardare quei punti dove non c’è quella cosa che copre il sogno, oppure quelle aree che non si sono ancora formate, che sono vuote e poi brulicano.

Durante l’esplorazione del sogno perdemmo tre scienziati, alcuni di quelli perduti poi li rivedemmo dentro, erano diventati parte del sogno, però non sapevamo se erano loro davvero oppure se era come un’ombra, una cosa che era rimasta lì che però un po’ erano loro.

Poi prelevammo dei campioni, ricordo che quando lo tagliavamo col bisturi il sogno gemeva, gli facevamo male. Ricordo delle cose che erano vive, che quando le mettevi nei barattoli si continuavano a muovere e a fischiare e picchiettavano contro al vetro tutta la notte e non smettevano mai e un giorno le liberammo per fare una gara a quel’era più veloce, come si faceva delle volte con gli scarafaggi.

Quando tornammo sulla terra ci dissero di non parlarne con nessuno, ci dissero anche che si era mosso un reparto intero dell’NSA per scoprire di chi era quel sogno e per capire quanti altri sogni ci fossero nello spazio e se questo fosse o meno un pericolo per la sicurezza nazionale.

Quello che però mi chiedo certe volte, magari certe notti che non riesco a dormire e che mi sembra di sentire ancora quella cosa che picchietta contro al vetro o contro al cervello. Quello che mi chiedo è se siamo mai davvero tornati oppure se forse siamo ancora nello spazio dentro al sogno, oppure ci siamo sempre stati, non ci siamo mai mossi di lì, e lo spazio magari non era neanche lo spazio.

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E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

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