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Archivio per ottobre 24, 2017

IT, cioè il Capitale – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo su It, di Stephen King, non tanto nella sua versione cinematografica quanto in quella romanzata, che analizza la natura del Capitalismo e la mette in relazione a ciò che succede nella storia di King. Parafrasa, per certi versi e alla lontana ma non troppo, ciò che affermo nel mio articolo uscito qualche settimana fa per Delos, La speranza è una trappola inventata dai padroni. Ecco un estratto preso pari pari da Carmilla.

I temi archetipici di It sono sostanzialmente due: il Male invisibile che si nutre della nostra carne e la comunità dei deprivati capace di sconfiggerlo. Per questo motivo è possibile rintracciare delle profonde analogie con un altro libro di oltre mille pagine: il Capitale di Karl Marx.
Derry è funestata da creature che violano le leggi di natura: si tratta di allucinazioni, ma capaci di uccidere. Nel Capitale la realtà mostruosa dello sfruttamento economico è invisibile, nascosta sotto una superficie popolata da entità quali prezzi, merci, scambio tra equivalenti, uguaglianza e democrazia. Tale mondo che dovrebbe funzionare fluidamente, tuttavia, s’inceppa ciclicamente generando crisi, guerre e nuove povertà, le cui cause sono di volta in volta spiegate in maniera accidentale dalle teorie mainstream. L’anomalia della crisi è oscurata dallo spontaneo e feticistico presentarsi delle cose nel modo di produzione capitalistico, così come il padre di Beverly (la ragazza del gruppo) non vede i fiotti di sangue che hanno completamente imbrattato le mura del bagno fuoriuscendo inspiegabilmente dal lavandino. Il residuo inesplicato lascia in vita il problema, la crisi ritorna nel capitalismo con sempre maggior violenza a distruggere ricchezza e vite umane, mentre a Derry It ricompare ogni ventisette anni, senza che questa dinamica emerga con chiarezza sulla stampa locale o nella coscienza degli abitanti. L’ecatombe ogni volta è nascosta e dimenticata: “Qui succede qualcosa”, scrive King, “ma solo in privato”; “Vietato l’accesso ai non addetti ai lavori” recita un cartello posto sulla soglia della porta dalla quale Marx immagina si possa accedere al “segreto laboratorio della produzione”.
Per studiare la realtà economica del capitalismo Marx disattende questa ingiunzione e scende nei sotterranei di questo modo di produzione arrivando a concettualizzare realtà invisibili come valore e plusvalore con le quali spiegare quelle visibili dei prezzi e dei profitti. Il mondo della produzione descritto nel primo libro del Capitale serve quindi a dar conto della circolazione nel terzo libro. I sei ragazzi e la ragazza del Club dei Perdenti, come si autodefiniscono, fanno qualcosa di simile: in un garage cercano di sovrapporre la mappa della città (visibile e di superficie) e quella del sistema fognario (invisibile e sotterraneo), cioè terzo e primo libro nella logica del Capitale. A Derry c’è perfino un edificio abbandonato che potrebbe avere la funzione della trasformazione dei valori in prezzi: “Quella casa era un luogo speciale, una specie di stazione, uno dei forse numerosi posti disseminati in tutta Derry che It utilizzava per i suoi trasferimenti tra mondi.”

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Edizioni Hypnos presenta “Lacerazioni” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione della nuova pubblicazione per Edizioni Hypnos: Lacerazioni, di Anne-Sylvie Salzman. Ecco la sinossi:

Cosa si nasconde nelle desolate e oscure lande della Highlands scozzesi? E se Kitsune, la donna volpe della tradizione giapponese, non fosse solo una leggenda? Quale verità celate all’occhio umano si rivelano agli occhi di vetro? Potrebbe forse bastare uno squarcio nella pelle per varcare le soglie di un’altra realtà? Quali strane creature albergano nel misterioso circo Glück? E se le città all’improvviso si assopissero, chi sopravvivrebbe nel mondo selvaggio?
Quindici racconti che scavano all’interno delle più profonde paure e angosce dell’animo umano, del rapporto dell’uomo stesso con le sue radici più profonde, più viscerali, lacerazioni nel tessuto della realtà, nel corpo e nell’animo dei suoi, spesso inconsapevoli, protagonisti.

Le graffette, l’universo e tutto quanto | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com un articolo di Silvio Sosio che descrive un gioco, non propriamente un videogame ma qualcosa che fa del testo e dei tasti descrittivi la sua forza, qualcosa che ha stretta correlazione col concetto di Singolarità. Parliamo di Universal Paperclips, ed è stato inventato da un teorico dei giochi, Frank Lantz, direttore del Game Center della New York University. L’idea è molto semplice, ed è quella di indagare su cosa accadrebbe se a un’intelligenza artificiale venisse dato un semplice scopo: produrre graffette.

Cominciate cliccando un pulsante, che crea una graffetta. Al livello al quale sono io ora, mentre sto scrivendo, sto producendo cinque sestilioni di graffette al secondo (nel gioco, che usa la scala americana, cinque undecilion). Un sestilione è un uno seguito da trentasei zeri.
Come si arriva a quel punto? Attraverso una serie di fasi. Prima si costruisce una macchina che crea graffette automaticamente. Poi un’altra. Si spendono soldi nel marketing per vendere le graffette, poi si comincia a investire in borsa. Si guadagnano un sacco di soldi per comprare altre macchine che costruiscono graffette. Finché a un certo punto vendere le graffette non è più importante: tramite droni ipnotici l’umanità viene asservita.
È la seconda fase del gioco. Si trova il modo di trasformare ogni tipo di materiale in filo di metallo per graffette. Ora si tratta di trovare gli equilibri giusti per far sì che la raccolta dei materiali, la trasformazione in filo e la produzione di graffette viaggino di pari passo. Finché, a un certo punto, l’ottilione e rotti di grammi di cui è composta la terra sarò stato tutto trasformato in graffette.
La terza fase è la conquista dello spazio. Ma nello spazio non ci siamo solo noi: ci sono i drifters, che ci obbligheranno a fornire alle nostre sonde anche capacità belliche.

Curtain White, the white-noise within us | Neural


[Letto su Neural]

Una fila di cuffie auricolari viene disposta come un drappeggio e prende la forma di una tenda semi-trasparente lunga tre metri che divide uno spazio interno sonoro di una galleria con quello esterno. Ogni auricolare emette diversi pattern di rumore bianco in maniera tale che l’ascoltatore è immerso in una trama prolungata di intenso rumore. Il suono del rumore bianco è noto per i suoi notevoli effetti psico-percettivi sull’ascoltatore. Viene usato per aiutare la concentrazione, oppure utilizzato come barriera per rumori esterni o aggiunto ai CD rilassanti. La pioggia che cade o un campo pieno di insetti sono la forma più rappresentativa di questo genere di arrangiamento sonoro. Considerando una singola unità di suono, una singola goccia di pioggia che cade su una superficie è solo un punto isolato nel silenzio: un segnale grafico sonoro che accenna un singolo istante di temporalità; il tick dell’orologio non umano. Ma il rumore prolungato della pioggia riunisce tali singoli istanti sonori in modo che essi sostanzialmente si consolidano in un manto fitto di rumore – un’unità senza tempo. Il metronomo di un singolo istante sonoro è stratificato così densamente in “Curtain White” di Adam Basanta che ci porta fuori dal tempo. La definizione del rumore bianco non si basa su alcun tipo di suono, ma piuttosto è puramente caratterizzata dalla sua distribuzione statistica temporale data dagli eventi sonori casuali non correlati in un tempo sequenziale. Come un’equivalente scrittura asemica sonora noi possiamo distinguere i micro pattern attraverso la struttura del suono, poiché la nostra percezione cerca di dare un senso al rumore. La percezione di questa casualità crea fantasmi sonori e entità sonore che appaiono e scompaiono all’interno della maglia sonora. I fantasmi sonori entrano ed escono dal primo piano allo sfondo e i nostri cervelli cercano di capire tale spostamento. Il suono di “Curtain White” alle volte si trasforma in un oggetto più delineato perché una mente visiva è piena di immagini di acqua, di insetti, di spazi aperti, di cielo e anche dell’eventualità di un paese tropicale durante il periodo dei monsoni. Ma quello che attualmente sentiamo e vediamo con l’occhio della mente è un particolare del nostro repertorio interiore basato sull’esperienza che è impreziosito dalla memoria e dall’emozione. Quello che sentiamo nel rumore bianco di questo pezzo è già dentro di noi e può solo riflettere ciò che è già presente. La quasi densità spettrale costante emessa dal pezzo si manifesta come equivalente acustico della sua forma scultorea. Il modello statistico del suo suono è isomorfo rispetto alla configurazione visiva degli auricolari appesi. Ci sembra avere un’immagine sonora della forma scultorea stessa.

Amoeba – Spectacle Of False Faces


Tempesta di nero gorgogliante di dimensioni malevole, penetra nel mio continuum.

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Remember! Once warmth was without fire.

L'edera

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My Mad Dreams

Sognatore è chi trova la sua via alla luce della luna... punito perché vede l'alba prima degli altri. [Oscar Wilde]

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