HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per novembre 1, 2017

Existence beyond the edge


Simbologie di un universo espanso come le parole che racchiudono l’illusione, proprietà transitive e ciò lo puoi soltanto capire, sentire, ammirare.

Misteri della sorveglianza. | mayoor


Su Mayoor un breve testo poetico che ha in sé gli stilemi e tematiche connettive, probabilmente ispirate dal nuovo Blade Runner. Lo riporto qui sotto…

Percezioni visive e loro velocità. L’impulso oculare,
meno di un trattino luminoso disperso tra le foglie
di questo autunno. Vita che non dipende dal sole.

Luce calda di una lacrima al tramonto.
Sotto i capelli il DNA di un algoritmo molecolare,
cifre a cui è stata tolta la memoria.

” lampeggia in stand by, ma dietro e sotto
su fondo scuro scende pioggia irreale.
Senza ombrello correre tra solide ombre.

Amore incolore, quello dei replicanti.
Dati gentili: trasmissioni sottocutanee, pensiero
di sfioramenti, tramite parole sancire alleanze.

Negativo “”.

In riserva di tempo-memoria e in autonomia limitata
all’istante, sconfiggere il padrone rivelando a tutti
il vuoto che sta nei sacchetti dell’anima.

Contrassegnare con A.V. (Anima vuota) e subito
innamorarsi.

I rapimenti dei Fairies: il “changeling” e il “rinnovamento della stirpe” – A X I S m u n d i


Una corposa analisi su AxisMundi delle sparizioni di bambini, fenomeni che da sempre hanno attraversato l’arco della cultura umana, mettendole in correlazione con la leggenda delle fate, con i recenti fenomeni di rapimenti alieni, e parlando più estesamente con lo sciamanesimo (Sincronicità vuole che proprio in queste ore sia stato pubblicato un articolo di Repubblica a riguardo), così come è ben esplicato in Sciamani, di Graham Hancock.
L’articolo è lungo e molto interessante, per chi già sa qualcosa di queste leggende perpetuate dall’Antropologia e dalla trascendenza è un ottimo approfondimento; qui sotto, un piccolo estratto:

La credenza nell’esistenza di un «popolo segreto», dimorante in una dimensione altra ma sovrapposta alla nostra, cui si accede per mezzo di “portali” all’interno di montagne, colline o antichi tumuli sepolcrali, è diffusa pressoché in tutto il mondo e soprattutto nella parte settentrionale dell’emisfero (Europa e Nord America). Particolarmente ricca a riguardo è la tradizione folklorica scozzese, che fa menzione di tali entità con i  nomi di Sith o «Buon Popolo», e quella irlandese, che li denomina Sidhe o Gentry. In Inghilterra sono noti come Fairies, in Francia come Fées e in Italia come Fatae (Fate). Nel foklore europeo vi sono molteplici testimonianze di uomini a cui, volontariamente o loro malgrado, è stato concesso l’ingresso nel regno sotterraneo (Fairyland) in cui il «popolo segreto» vive. In questa sede ci vogliamo concentrare su un tipo di “visite” ben preciso, quello connesso al rapimento di bambini appena nati e di donne umane da adibire a nutrici nel “regno sotterraneo”.

Rapimenti di nutrici e bambini

Iniziamo la nostra trattazione citando un passaggio del reverendo scozzese Robert Kirk nella sua opera seminale The Secret Commonwealth (Il Regno segreto, ed. it. Adelphi), scritta sul finire del Seicento. Tra le «trasgressioni ed atti delittuosi e peccati» che i Sotterranei sono soliti compiere — ci informa Kirk — vi è quello di «rubare nutrici per i loro figlioli, o quell’altro tipo di ratto che consiste nel portar via i nostri bambini (può essere perché sono eredi di qualche terra in quei possessi invisibili) che non ritornano mai» [pp. 32-33]. Già da questa citazione si possono estrarre diversi motivi mitici, il primo dei quali, quello della «nutrice dei fairy», è piuttosto diffuso a livello globale: lo ritroviamo in tutta Europa e in molte zone dell’Asia fino al Giappone, e addirittura sulla costa americana che si affaccia sul Pacifico. In secondo luogo, si può notare come già nel XVII secolo si ipotizzasse che i bambini rapiti dai Sotterranei fossero «eredi di qualche terra in quei possessi invisibili» ovvero, in altre parole, frutto di quelle unioni tra gli appartenenti a quel popolo misterioso e gli esseri umani di cui parla il folklore.

Considerando questa ipotesi si può vedere un senso nella necessità che tali figli siano allevati con l’aiuto di madri umane: anzi, da quanto traspare dai racconti popolari scozzesi sembrerebbe che senza l’aiuto delle nutrici umane tali bambini non potrebbero sopravvivere nel loro mondo. Questi ultimi sarebbero dunque esseri ibridi, a metà tra la corporeità umana e quello stato intermedio-volatile che caratterizza i fairies nelle tradizioni popolari.

E, tuttavia, si racconta che il popolo fatato non si limitasse a sottrarre i bambini, ma provvedesse finanche a sostituirli con un changeling («immagine perdurante»). Scrive Graham Hancock [Sciamani, p. 396]: «non solo le creature magiche rapivano bambini sani e felici, ma li sostituivano con esseri non del tutto umani», che gli studi etnografici e folklorici riferiscono come «magri e irrequieti, brutti e deformi, deboli ma estremamente voraci, capricciosi e sempre insoddisfatti».

Queste caratteristiche del changeling erano conosciute anche dal folklore slavo: anche qui i «bambini sostituti» vengono descritti come voraci e aggressivi ed inoltre si dice che crescessero più lentamente e che iniziassero a camminare e a parlare più tardi della norma. Ancora: si tramanda che piangessero continuamente, dormissero male, apparissero sproporzionati nelle membra, ridessero in modo bizzarro e — addirittura, secondo alcuni racconti — qualcuno sostiene che potessero sviluppare anche delle corna. Una canzone tradizionale gaelica in particolare ricorda queste credenze: la voce narrante è quella di una fata che desidera rapire il bambino «colorito, paffuto e buono» di una donna umana, per sostituirlo con la propria progenie naturale: «Lui è il mio bambino goffo,/avvizzito, calvo e tonto,/ deboluccio e con poche qualità» [p. 396].

Murmer – Songs For Forgetting | Neural


[Letto su Neural]

Patrick McGinley, meglio conosciuto nelle enclave experimental e sound-art come Murmer, ha reso possibile l’uscita di questo album in simbiosi con la Gruenrekorder e grazie a un crowfunding su Kickstarter, coinvolgendo amici e gran parte della folta comunità artistica estone, appassionati ed attenti cultori che rendono assai vivace la ricerca musicale ed estetica a quelle latitudini. Murmer lo ricordiamo come radio-artist su Resonance 104.4 FM a Londra, protagonista di una trasmissione gestita da Framework, collettivo del quale è stato anche co-fondatore e attivista, dedicandosi alla fonografia, alle field recording e alla realizzazione decisamente non accademica di audio-archivi. Adesso, trasferitosi con la sua famiglia in Estonia, cerca di supportare con questo progetto la scena locale e il risultato sembra davvero interessante, a partire dall’artwork, grezzo ma elegantissimo, progettato dall’illustratore armeno Vahram Muradyan e realizzato con carta totalmente riciclata e frutto di un riuso effettuato in quella stessa regione. McGinley, che è un attento sostenitore d’una cultura sonora site-specific, sembra naturalmente attratto dal tentativo di coniugare suoni trovati, composizioni e suggestioni provenienti da spazi o attività specifiche, questo al fine di creare connessioni epidermiche e propositive fra un potenziale insieme di persone interessate e un altrettanto possibile e realistico contesto. Songs For Forgetting è la prima uscita su formato esteso per Murmer sin dal 2012, quando pubblicò What Are The Roots That Clutch per la Helen Scarsdale Agency. Nel frattempo la creatività di questo artista non ha perso colpi, dispiegandosi anche in maniera più matura e controllata, adesso splendidamente evocatrice d’ellittiche cesure, centellinate energie e trasalimenti, piccole emergenze auditive fatte di ticchettii, sorde vibrazioni, risucchi, scampanellii e ventate beatifiche. “Io lavoro molto lentamente” ha dichiarato lo stesso Murmer, ricordando che il primo elemento di quest’opera fu registrato a Köln nell’agosto del 2007, mentre ulteriori field recording furono catturate in prossimità di gocciolamenti di pioggia provenienti da tubi di scarico dell’era sovietica nella cittadina estone di Tõravere, così come altri materiali sonori furono raccolti in Spagna (Valenza), Francia (Ētretat) e Perruel (nella zona del fiume Andelle, in Normandia). Insomma, seppure anche il forte nesso fra ruralità e sound-art non sia cosa nuovissima, Murmer ne è un fantastico esegeta, considerando le trame, i luoghi di cattura e quello che infine è il risultato d’una davvero meticolosa applicazione.

Blue Morning


La lente dell’abisso è settata sul surreale.

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Almeno un film al giorno, come il caffè.

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