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Archivio per novembre 17, 2017

PINK FLOYD: VIDEO INEDITO DAL 1970 | PinkFloydItalia


[Letto su PinkFloydItalia]

Incredibile. È questo l’aggettivo che più si avvicina a questa scoperta: un video inedito dei Pink Floyd dal vivo alla televisione KQED di San Francisco nel 1970 che suonano “Astronomy Dominè“! Si credeva che tutto il materiale da quel concerto (senza pubblico) fosse stato pubblicato nella recente pubblicazione “The Early Years 1965-1972” anche se circolava su bootleg già da diverso tempo, ed invece ecco qui spuntare un video di quasi 9 minuti mai visto, che a questo punto neanche i Pink Floyd stessi erano a conoscenza dell’esistenza, altrimenti lo avrebbero pubblicato nel box set.. Il che conferma che c’è ancora spazio per materiale inedito dagli archivi… ma ora godiamoci questo video mai visto, una delle più belle esecuzioni di “Astronomy Dominè”, in una qualità degna del box set ufficiale.

Clicca qui per vedere il video!

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Attachment, serendipitous algorithmic encounters | Neural


[Letto su Neural]

Attachment esamina la mancanza di comunicazioni casuali che si presenta insieme alla questione che riguarda l’automazione e l’apprendimento delle macchine, prendendo in considerazione la nostra attrazione verso verso l’automazione. Colombini, ispirato dalle macchine dello scultore svizzero Tinguely, ha creato una macchina che permette di inviare messaggi in aria usando un palloncino biodegradabile. I messaggi vengono inseriti tramite un sito web, poi vengono stampati dalla macchina con un codice, fatti scivolare in un cilindro biopolimerico, inseriti nel palloncino che infine viene rilasciato in aria. Il pallone poi si muove casualmente fino ad arrivare a un potenziale destinatario. Colombini sostiene che la macchina e la tecnologia con cui è costruita, ci permette di comunicare in modo diverso e quindi di riscoprire così l’elemento inaspettato, casuale e accidentale. Nel suo percorso tra sistemi sociali e tecnologici attraverso i quali fluiscono le comunicazioni, Colombini prende in considerazione satiricamente le tensioni e le problematiche di vivere e comunicare con le macchine. Negli ultimi anni l’argomento che riguarda gli algoritmi e l’automazione ha rapidamente catturato l’immaginazione e l’attenzione pubblica. Questi oggetti tecnologici hanno plasmato tutti gli aspetti della società, dall’ottimizzazione della nostra vita lavorativa fino a suggerire dove e cosa mangiare. Poiché lo sviluppo tecnologico contemporaneo si muove verso l’automazione comportamentale e cognitiva, questi oggetti tecnologici non sono più un mezzo per la selezione e la generazione di informazioni, ma sono invece considerati come oggetti sociali che svolgono un ruolo nell’organizzazione della nostra quotidianità. Questi processi computazionali indicano, ordinano e quantificano ogni aspetto del pubblico con cui interagiscono. Inoltre, iniziano a far parte della comunicazione in linea – dalle email automatizzate alle macchine robot in grado di apprendere, ai pianificatori di riunioni in AI – dando origine ad un nuovo ordine pubblico di persone, informazioni e macchine. Mentre questi sistemi hanno portato miglioramenti al lavoro e agli standard di vita, essi sono strumentalizzati come mezzi per aumentare il capitale, prevedere le fasi di attenzione e presentarci con un quadro quantificato di noi stessi. Questo intreccio del mercato e dell’esperienza umana ha portato ad una visione sconosciuta utopica del costante legame tra l’uomo e le macchine e le comunicazioni che regolano. L’affermazione presentata da Colombini si pone in qualche modo tra la satira e la critica in maniera molto simile ai Métamatics da cui prende ispirazione. Essa mette in dubbio queste continue connessioni e l’introduzione di algoritmi e loro automazioni come interfaccia nella nostra società. Comprende la comodità di un sistema automatizzato, mettendo in luce i processi complessi che svolgono compiti noiosi, e contemporaneamente si chiede come potrebbero verificarsi possibili incontri in mondi dove le comunicazioni sono automatizzate, regolate e filtrate. Mentre questa macchina poetica fornisce una piccola opinione sul principio fondamentale che controlla le macchine integrate nella nostra quotidianità, si dedica attivamente alle questioni riguardanti il mondo che stiamo costruendo per noi stessi. Non si oppone all’automazione e non vuole diventare una critica verso un futuro tecnologico. Al contrario ci chiede in maniera nostalgica dove si trovano la casualità e la possibilità nel caso in cui volessimo quantificare tutti gli aspetti della nostra esperienza umana o se queste condizioni mai accadranno.

Derive termiche


Ti muovi come un ossesso sul delimitare dell’abisso, insensibile alle sirene che si delineano termiche intorno al tuo confine psichico.

Kenneth Krabat, Non un qualunque cappello fuori moda | PoesiaUltraContemporanea | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Sul blog PoesiaUltraContemporanea potete leggere una delle poesie che compongono la nostra pubblicazione ROSSO.NIENTE, di Kenneth Krabat. Un grazie a Sonia Caporossi per averci gentilmente ospitato.

La quarta

Poliedrico poeta danese, che scrive in lingua madre e contemporaneamente in inglese, Kenneth Krabat è una figura viva dell’underground di Copenaghen o, come direbbe lui stesso, di Købehavn, ed è inoltre un performer e un paroliere.
Mangiatore di vita, le sue poesie non sono altro che il risultato di ciò che ha ingurgitato, masticato, digerito e ributtato fuori. È la vita che è passata dentro di lui, dentro il suo corpo, lungo tutto il tubo digerente.
Krabat vive la contemporaneità, quell’insensata vita occidentale frenetica e apparentemente senza alcuno scopo se non l’accumulo, il ripetersi alienato del lavoro e le mille ipocrisie di una non-autenticità, vero paradigma della nostra epoca.
In ROSSO.NIENTE. Kenneth Krabat apre la finestra, respira l’aria del mondo e si getta fuori. Precipita senza alcun paracadute, senza alcuna protezione, cade e cade, sempre più velocemente e profondamente, nel reale della sua vita, delle sue esperienze, dei suoi sentimenti, del dolore, della morte, dell’amore, di ogni cosa.

Nella bella traduzione di Giovanni “Kosmos” Agnoloni, Versi Guasti ospita la prima edizione in italiano di una delle voci di punta della poesia danese.

Kenneth Krabat, Rosso.Niente.
Kipple Officina Libraria – Collana Versi Guasti – Pag. 58 – 0.95€
Formato ePub e Mobi – ISBN 978-88-98953-70-7
Traduzione di Giovanni Agnoloni
Copertina e fotografie interne di Cathrine Ertmann

Link

Diviene olografia


Ti trovi a parlare ancora di sensazioni e abisso, e qualcosa che chiama oltre la cortina del suolo psichico e diviene olografia.

dimensioneC

Se apro la porta al mondo, forse qualcuno entrerà

La Sindrome del Colibrì

The more you know, the less you fear (Chris Hadfield)

Terracqueo

multa paucis

Il maestro dei sogni

"Tutti siamo fatti della stessa sostanza dei sogni"

Il Bistrot dei Libri

"Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso" Daniel Pennac

Astro Orientamenti

Ri Orientarsi, alla ricerca del nostro baricentro interiore

Fantasy al Kilo

L'osteria del Fantasy e Sci-Fi

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Storie, cultura e sport dal Medio Oriente e e Dintorni

Gli Archivi di Uruk

Database di genere in italiano

ˈGŌSTRAK

In Absentia Lucis Tenebrae Vincunt

PostScripts

Il Blog di Francesca Sabatini

Rosa Frullo

Rosa Frullo. Un poeta e un filosofo tra Spleen e Masochismo

BREAKFAST COMICS

Il fumetto quotidiano di Michele Nuzzi. Poche parole... solo per le opere per cui vale la pena spenderle... Sponsored by CSBNO

Il Caos dentro

...che genera una stella danzante

Aquilone di pensieri

And into the fields I go to lose my mind and find my soul

3... 2... 1... Clic!

E’ un’illusione che le foto si facciano con la macchina… si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa. (Henri Cartier-Bresson)

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La differenza tra prosa e poesia è che la prosa dice poco e ci mette molto tempo, la poesia dice molto in pochissimo tempo. C. Bukowski

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