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Archivio per novembre 21, 2017

Nottuario, l’universo oscuro di Ligotti | Posthuman


Su PostHuman un bell’articolo di Mario “Black M” Gazzola che indaga l’universo di Thomas Ligotti e lo mette in relazione con HP Lovecraft, in un delirio weird che fa sempre bene, oltreché esser colto. Un estratto del corposo e sempre preciso excursus di Mario, sempre affilato e ben documentato, oltre che di buon gusto:

Alla fine è arrivato anche il momento di Thomas Ligotti: fino a pochissimo tempo fa autore “per pochi”, che nulla ha fatto per farsi conoscere, men che meno trasformarsi in “personaggio” (come deve fare oggi uno scrittore per vendere), della sua vita si sa pochissimo, di foto sue ne circoleranno in rete tre o quattro al massimo (una la vedete qui a lato) e non certo di quelle che fan pensare a una glam star, ma del resto neanche a un tenebroso poète maudit. Tanto che la postfazione di Poppy Z. Brite alla sua antologia The Nightmare Factory del 1996 s’intitolava Are you out there, Thomas Ligotti?.

Mistero ben custodito come i suoi racconti oscuri e raffinati quanto spesso eterei e criptici, Ligotti è rimasto autore per pochi ancor più nel nostro Paese, dove per anni non è stato disponibile in italiano che la raccolta I Canti di un Sognatore Morto edita da Elara, più qualche racconto tradotto dalla rivista Hypnos e le versioni a fumetti de La Fabbrica degli Incubi.

Tutto cambia nel 2014, quando scoppia il caso True Detective: lo sceneggiatore Nic Pizzolatto (che ha peraltro disseminato la prima serie di citazioni goth del Re Giallo, come la capanna nel bosco chiamata “Carcosa”, per cui il libro di Robert W. Chambers è stato prontamente ristampato da Vallardi, nonostante l’edizione di Hypnos già disponibile) riconosce d’essersi ispirato a Ligotti per alcuni dialoghi. In realtà l’enfant gaté di Hollywood non ha preso dai racconti dello scrittore di Detroit (impossibili da filmare), bensì dal saggio filosofico La Cospirazione contro la Razza Umana (edita dal Saggiatore) per nutrire i dialoghi ultra nihilisti del detective Rust Cohle (Matthew McConaughey), effettivamente uno dei punti di forza drammaturgici della (bellissima) prima stagione della serie.

Inizia così la riscoperta di Ligotti: Il Saggiatore pubblica in italiano l’antologia di racconti Teatro Grottesco e poco dopo il citato saggio (che altrimenti mai avrebbe visto la luce nella nostra lingua), mentre Elara risponde con una terza antologia, Lo Scriba Macabro, per la gioia degli amanti del weird gotico moderno. Amanti che oggi possono ulteriormente esultare per l’uscita – sempre dal Saggiatore, tradotta da Luca Fusari e sempre illustrata da un’inquietante copertina freaky dell’artista/performer francese Olivier De Sagazan (in apertura) – di Nottuario, in originale del 1994, quarta antologia di racconti ligottiani in italiano: racconti che confermano la definizione del loro autore come del più autentico epigono di H.P. Lovecraft che la letteratura contemporanea ci abbia sinora offerto.

Cos’è infatti la “lovecraftianità”, quest’impalpabile caratteristica più spesso evocata a riferimento di tanti narratori dell’orrore sovrannaturale che realmente corrisposta? Secondo me si tratta di una componente in realtà assai fuori moda dello scrivere, antimoderna, per niente “pulp” e perciò anche minimamente cinematografica (a dispetto dei molti film ispirati ad HPL, su cui contiamo di tornare in futuro): oggi la trama di un horror (su carta o pellicola) prevede in genere parecchia azione e punta tutto sul colpo di scena per farci saltare sulla sedia. In Lovecraft quasi mai: il Solitario riduce al minimo l’azione, non ci sono inseguimenti né lotte col mostro, che il più delle volte non viene nemmeno descritto, fedele alla sua storica massima sulla paura dell’ignoto. L’orrore in HPL sta nella conoscenza, nella consapevolezza che può farci impazzire di cosa ignoravamo si celasse dietro le apparenze del mondo come lo conoscevamo prima.

Purché non se ne parli. Ridefinire storicamente il concetto di “setta” | LaMisuraDelleCose


Sul blog LaMisuraDelleCose, articolo di approfondimento sul fenomeno delle sette, visto dal lato religioso e filosofico, da chi vive intensamente la storia delle religioni. Un estratto:

Il termine “setta” pone un primo problema etimologico: si fa derivare dal latino sequi, seguire (una dottrina) oppure da secare, tagliare, sottintendendo l’idea di una divisione rispetto alla religione ufficiale o tradizionale. “Setta” è una categoria discutibile ma comoda: gli studiosi si sforzano di attribuirle un significato tecnico evitando giudizi di valore, ma nell’accezione comune si ammanta di una connotazione decisamente peggiorativa ‒ da qui l’obbligo delle virgolette dal cui uso, avendone dichiarato l’intento, ci asterremo d’ora in poi per comodità.
Viene spesso evocato il carattere volontario della partecipazione a una setta: si nasce fedeli di un credo istituzionale, mentre si diventa membri di una setta dopo un percorso di ricerca (o vagabondaggio) spirituale. Molte sette cristiane, infatti, non praticano il battesimo ai bambini in quanto ritengono che l’appartenenza alla propria dottrina sia una scelta individuale che deve essere presa in piena coscienza. Al contrario, nell’opinione comune viene percepita invece la perdita di volontà a seguito di quello che viene definito brainwashing, un processo di azzeramento della facoltà di agire e decidere autonomamente messo in atto da personaggi carismatici che possono avere una spiccata capacità dominatrice e dei quali (da qui la paura) tutti possiamo essere potenziali vittime.
Nelle sette cristiane la tensione tra il gruppo settario o minoritario, portatore di un messaggio nuovo, e la religione ufficiale tende ad affievolirsi mano a mano che l’entusiasmo e il vigore della prima generazione si modera, stabilizzandosi dottrinariamente e raggiungendo un certo rilievo anche numerico. In ambito protestante si è sentita particolare necessità di distinguere questi gruppi settari in due categorie: le friekirchen (chiese libere) e i sondergruppen (gruppi particolari), questi ultimi considerati sette per la loro pretesa di rappresentare la sola vera fede (allontandosi, secondo i teologi, dal messaggio cristiano); le prime invece, sempre in ambito protestante, possono essere definite “vere chiese” perché libere da legami istituzionali: battisti, mennoniti, un certo numero di pentecostali e altri gruppi detti evangelici rientrano in questa categoria.
Nelle lingue anglosassoni esiste inoltre una differenza tra i termini sect e cult: il primo viene generalmente riferito a un gruppo scismatico, fondato da individui che hanno abbandonato la chiesa di provenienza per dar vita a un movimento basato spesso su un “ritorno” al messaggio originario (come i carismatici con il messaggio evangelico); il cult, non perfettamente traducibile in italiano, presuppone invece un’innovazione, più che una separazione, da parte di un gruppo che si pone nettamente al di fuori della tradizione religiosa dominante; tuttavia, nell’uso corrente, si ricorre al termine cult per designare un movimento nato da poco, in una fase iniziale, poco strutturato, che si raggruppa attorno a un capo carismatico.

Ti racconto un quadro: Francesco D’Isa | ReaderForBlind


Su ReaderForBlind un’intervista a Francesco D’Isa, fantastico illustratore connettivo della prima ora.

Quest’anno è uscito il tuo romanzo: La stanza di Therese, edito da Tunuè, che affronta diversi temi come l’ossessione, la solitudine e l’abbandono, un romanzo molto particolare che in un certo senso, vista la sua struttura a epistole, può essere inserito in una narrazione breve. Ti va di raccontarci la sua storia, dal pensiero alla stesura fino alla pubblicazione? E cosa ti ha suscitato la pubblicazione di questo lavoro?

La Stanza di Therese è per me un punto d’arrivo sia teorico che stilistico, che mi auguro avrò modo di affinare e usare come base per nuovi sviluppi. Gli appunti della protagonista nascono come miei appunti personali; nello stilarli e discuterli con amici e colleghi è nato un personaggio, anzi due, necessari per meglio veicolare l’impatto emotivo e quotidiano di concetti apparentemente astratti come quelli metafisici. Data l’inafferrabilità del tema – nientemeno che l’infinito – ho usato vari linguaggi e punti di vista per coglierlo, con l’uso di lettere, disegni, grafici, ritagli, trattazioni filosofiche miste a esperienze private. È stato bello e faticoso, rappresenta un momento molto importante della mia vita. Spero che per i suoi lettori abbia anche solo un briciolo dell’importanza che riveste per me.
In Italia sono sempre di più le riviste letterarie, molte di queste sono rivolte al racconto. Tempo fa Vanni Santoni ne parlava come di una fucina da cui attingere per scovare nuovi talenti, una sorta di scouting che le case editrici non fanno quasi più (tranne sporadiche eccezioni). Tu cosa ne pensi di questo? E quanto possono essere utili per un autore, nell’ottica della pubblicazione e della visibilità?
Concordo appieno con Vanni, con cui d’altra parte condivido questa esperienza sulle pagine di Mostro. Le riviste sono il migliore investimento da parte di un autore, specie se esordiente, per farsi conoscere, sperimentare con un margine maggiore di libertà e sviluppare il proprio stile. È stato così anche per me e continua a esserlo.

ASH – Oblio


Dal blog di Oblio un post che copioincollo integralmente, un territorio metapsichico che ho frequentato a lungo e che tuttora amo. Buona lettura…

L’orizzonte continuava a perdita d’occhio interrotto qua e là da miraggi: bocche di vetro lucente che s’aprivano nel terreno come buchi spazio tempo; erano le fauci cristalline del pianeta rosso. Storie di millenaria colonizzazione sotto l’arroventato sguardo del Demone del Fuoco. Paranal: l’Alto nella montagna. E, dalla montagna, ne era disceso.
Gli scudi interpolavano l’irradiazione con un ticchettio iniziale simile a canne di bambù riversando suoni in modulazioni di frequenza scanditi da parole poco precise – le parole mai dette -. Amava camminarvi ma, per quell’arida terra, provava un sentimento di disgusto. Disgustava la terra e tutti gli esseri che la calpestavano.
Non c’era falsità nelle sue azioni semplicemente il menefreghismo della Divinità Solare CarboCeramica. Anni ed anni di passaggi sullo zenit bruciando – liquefacendo la vecchia umanità. Non era ammesso cedere al dolore della perdita, non era ammesso lacerarsi alla mercé del pensiero, non era ammesso filtrare l’universale virtù dell’ultra istinto. Essere – Divinità; abitante d’un mondo perfetto; elemento stesso d’imperfezione assoluta.
Il ricordo come veicolo del passato trasportante iterazioni malevole, votate all’annullamento del futuro stesso: percepiva tra le flange l’avvicendarsi della sottigliezza umana e del decadimento organico. Cronòtopo senza dimensione definita.
L’orizzonte continuava a perdita d’occhio interrotto qua e là da miraggi: brevi visioni di sogni mai nati, innalzate solo per esserne schiacciati. Scostò la mano e tutto fu fuoco. Tutto fu cenere.
Non sorrise.

La regina del silenzio | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione a La regina del silenzio, romanzo di Paolo Rumiz che personalmente ho amato quando mi raccontava di Annibale, e che si è reso protagonista di innumerevoli viaggi sulle tracce della Storia. Ecco la sinossi:

Il malvagio re Urdal scende da Nord, invade col suo esercito la pianura dei Burjaki e proibisce loro ogni forma di musica. Con tre mostri – Antrax, Uter e Saraton – terrorizza la popolazione. Eco, il mago dai lunghi capelli bianchi che suscita i suoni della terra, viene fatto prigioniero e nella terra dei Burjaki cala il silenzio assoluto.
Mila, la figlia del valoroso cavaliere Vadim, ha il dono innato della musica e cresce ascoltando la melodia della natura. Con il suono della sua voce sfida il divieto di Urdal e decide di cercare il bardo Tahir, l’uomo che le ha insegnato il canto, per guidare insieme la battaglia più importante, nel nome della musica e della libertà.

Arte Macabra

per gli amanti del macabro e del grottesco nell'arte moderna

CineFatti

Almeno un film al giorno, come il caffè.

Alessandro Rolfini

Be Different...Be Free !!

Pmespeak's Blog

Remember! Once warmth was without fire.

L'edera

e le altre poesie in ordine sparso by MerMer

My Mad Dreams

Sognatore è chi trova la sua via alla luce della luna... punito perché vede l'alba prima degli altri. [Oscar Wilde]

anche-ombre

percorsi ombreggiati, riflessioni esauste, alcooliche, liberatorie

There was a vision…

… of an outstanding and individual concept, which would last for many years hence.

Giacomo Ferraiuolo

Avevo un sogno e l'ho realizzato.

- GIORNALE POP -

Per informarsi su fumetti, film, serie tv, cartoni, musica e tutto ciò che è pop

Inchiostro e Sanguenero

È impossibile non comunicare. (Primo assioma della comunicazione. Scuola di Palo Alto)

Stregherie

“Quando siamo calmi e pieni di saggezza, ci accorgiamo che solo le cose nobili e grandi hanno un’esistenza assoluta e duratura, mentre le piccole paure e i piccoli pensieri sono solo l’ombra della realtà.” (H. D. Thoreau)

L'occhio del cineasta

La porta su un'altra dimensione

La Sindrome del Colibrì

The more you know, the less you fear (Chris Hadfield)

Terracqueo

MultaPaucis

Il maestro dei sogni

"Tutti siamo fatti della stessa sostanza dei sogni"

Il Bistrot dei Libri

"Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso" Daniel Pennac

Astro Orientamenti

Ri Orientarsi, alla ricerca del nostro baricentro interiore

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Storie, cultura e sport dal Medio Oriente e e Dintorni

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In Absentia Lucis Tenebrae Vincunt

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Rosa Frullo. Ua poetessa ,tra Spleen, Horror e Masochismo

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And into the fields I go to lose my mind and find my soul

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E’ un’illusione che le foto si facciano con la macchina… si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa. (Henri Cartier-Bresson)

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recensioni di film horror, thriller, gialli, poliziotteschi, sci-fi, exploitation, erotika

I tesori di Amleta

Qualcosa appare e scompare tra tanto buio e luce

VOCI DAI BORGHI

Laudabunt alii claram Rhodon aut Mytilenem...

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Storie della trazione popolare italiana

ORME SVELATE

la condivisione del dolore è un dono di amore da parte di chi lo fa e di chi lo riceve

francesca del moro

La differenza tra prosa e poesia è che la prosa dice poco e ci mette molto tempo, la poesia dice molto in pochissimo tempo. C. Bukowski

Istanze & Fantasmi

poesie seminate, di Martina Campi

Astro-Sirio

Astra inclinant non necessitant

The Twittering Machine

Racconti di fantascienza (e altro) di Piero Schiavo Campo

Quel cinema invisibile...

Cinema was made to reunite the Visible and the Invisible

Il Calamaio Elettrico

Versi di Mauro De Candia e influenze varie

ON THE ROAD

Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti

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