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Archivio per dicembre 7, 2017

Con Inverso William Gibson torna alla fantascienza | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione del nuovo romanzo di William Gibson; il ritorno del cyberpunker…

America, futuro prossimo. Flynne Fisher vive in una zona rurale dove il lavoro è scarso per chi sceglie di non dedicarsi alla produzione di droghe sintetiche, l’unica attività remunerativa. Dopo un periodo in cui è stata ingaggiata per combattere in un gioco online, Flynne ora cerca di mantenersi facendo l’assemblatrice in un negozio locale di stampa 3D. Ma arrivare a fine mese è difficile. Suo fratello Burton, ex Marine, non è in una condizione migliore, e come unica forma di sostentamento ha il denaro che gli viene passato dall’esercito in quanto veterano di guerra con gravi lesioni neurologiche riportate sul campo. Inghilterra, settant’anni dopo. Wilf Netherton vive a Londra. È un professionista affermato e un uomo potente all’interno di una società in cui i ricchi sono la maggior parte e i poveri sono stati eliminati quasi interamente. Una realtà in cui tornare indietro nel tempo è solo un hobby come tanti. America, futuro prossimo. Flynne e Burton accettano un lavoro come parte della sicurezza occulta nel prototipo di un nuovo gioco online ambientato in una Londra simile a quella che conoscono, ma con alcune distorsioni. In questa piattaforma non si spara, ma i crimini a cui Flynne assiste sono molto peggiori. Flynne e Wilf sono destinati a conoscersi in una terra di mezzo. Un incontro che cambierà per sempre il modo di vedere il presente e il futuro di ciascuno di loro.

Imperdibile, per tanti motivi.

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Arriva L’ora degli spettri, antologia da brivido di Edizioni Hypnos | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di una nuova uscita per Edizioni Hypnos:  L’ora degli spettri, 29 storie di fantasmi di autori dell’Ottocento e Novecento.

Può un vecchio monastero adibito a locanda dalle dubbie frequentazioni essere la dimora del diavolo? Quale sinfonia possono ordire i fantasmi per l’ignaro ospite di un attico? Che cosa succede quando le fantasie dell’ombra sembrano materializzarsi? Quale oggetto può destare i fantasmi più di un libro? E se per una volta fosse un vivente a fare la sua apparizione nel mondo degli spiriti? E chi ci dice che noi, per qualcun altro, non siamo i fantasmi?

Un antico detto recita che i trapassati devono restarsene in pace nelle loro tombe. E guai incolgano gli incauti che osino disturbare il sonno dei morti…

Doppelgänger, case infestate e infestanti, incarnazioni della paura, spiriti allegorici, fantasmi assenti, invadenti, innamorati, vendicativi, mistificazioni, false mistificazioni, istanti cristallizzati nel tempo infinito…

Le storie qui proposte percorrono un secolo di narrativa spettrale, che va dalla metà dell’Ottocento alla metà del Novecento e presentano una carrellata di quei fantasmi che popolarono le pagine delle riviste e dei libri dell’epoca d’oro della ghost story.

Tra i tanti autori selezionati, c’è anche Algernon Blackwood, mio personale idolo.

Intervista: Giuseppe Lippi – Atlantide e i Mondi Perduti, la nuova edizione Mondadori di Clark Ashton Smith | Heroic Fantasy Italia


Bella intervista a Giuseppe Lippi su HeroicFantasyItalia, sul tema della recente traduzione alle opere di Clark Ashton Smith. Un estratto tra tanti, tutto molto interessante:

Oltre che poeta e narratore, Smith è stato anche pittore e scultore. Quali autori e correnti culturali hanno ispirato la sua visione dell’arte?

Ha tradotto Baudelaire e ha ereditato la sua volontà di non rappresentare fedelmente il mondo esteriore, ma di crearne uno a immagine del sogno. La differenza principale è che in Clark Ashton Smith si tratta quasi sempre di incubi, e che nei suoi racconti in prosa il processo prevede una messinscena plastica, turgida come nel miglior manierismo: voglio dire che all’allusione antepone spesso una rappresentazione esplicita. A differenza del suo corrispondente Lovecraft, Smith non ama la lingua aulica ma razionale del XVIII secolo, bensì quella barocca ed esclusiva dei decadenti. È un tardoromantico che ha letto i simbolisti come Baudelaire, ma nella narrativa ha preferito usare una tavolozza a colori forti che vanno dal viola al porpora, dall’oro al nero. (Per non parlare di una buona dose di necrofilia e di una certa crudeltà, che ne fanno un visionario degno delle riviste americane del Novecento e non solo un abusivo dell’altro secolo.) Per fortuna il suo genio possiede il ritmo giusto per suggestionarci anche con i termini più desueti, scelti sempre in funzione della loro risonanza e maestà. Non a caso, Smith accenna ripetutamente a realtà ulteriori: in un passaggio contenuto alla fine del nostro volume, «Atlantide», suggerisce che ogni autentica visione appartiene “all’eternità”, non al tempo, in cui non ha ancora potuto manifestarsi. È l’immagine di quello che verrà, o che ritornerà.

Il lavoro che hai compiuto è stato lungo e impegnativo. Quali sono state le principali difficoltà nel tradurre la prosa smithiana?

In ordine di difficoltà decrescente: 1) trovare l’energia per affrontare, la scorsa estate, seicento pagine di lavoro, compito che mi ero prefisso da molti anni ma che avevo finora rinviato. 2) Mantenere il ritmo per cinque mesi (all’inizio avrebbero dovuto essere tre) e anzi, acquistare velocità. 3) Cercare di rendere in un italiano leggibile, ma rispettoso e coinvolgente, il vasto accumulo di immagini e formule del nostro, risonanti come una lunga litania. 4) Da ultimo, finire: non lasciare nessuno strascico, nessun tentativo incompiuto per consegnare un lavoro che, in quel momento, rappresentasse il meglio delle mie possibilità.

La Città del Cratere, di Alastair Reynolds – Cronache di un sole lontano


Su CronacheDiUnSoleLontano la recensione a La città del cratere, Urania Jumbo di Alastair Reynolds. Capolavoro…

Secondo libro scritto dall’autore gallese a svolgersi nell’universo futuro presentato in Revelation Space (2000), il romanzo ha il pregio, non indifferente di questi tempi, di una storia autoconclusiva che, con uno stile semplice e scorrevole, cala il lettore in una realtà capace di suscitare il sense of wonder della grande letteratura fantascientifica.

Mondi ed ecologie aliene, habitat artificiali, astronavi generazionali, una misteriosa “peste destrutturante” capace di far impazzire le nanotecnologie che l’umanità ha sviluppato nel corso di secoli, architetture imponenti e bizzarre, esseri umani che hanno incluso nelle proprie anatomie parti cibernetiche: questi sono solo alcuni degli elementi, già visti altrove ma che Reynolds ha inserito in una trama articolata, con interessanti richiami al genere noir. Si è di fronte quindi a uno scenario affascinante, simile a quello conosciuto in The Prefect (2007, pubblicato in Italia dalla Fanucci nel 2013) e di cui La Città del Cratere costituisce una specie di seguito (sebbene sia stato scritto prima e le trame siano indipendenti). Ma Reynolds, fedele al proprio stile, pone i concetti scientifici al servizio della trama, e non viceversa, a differenza di tanta hard science fiction contemporanea. Al limite, se un difetto si vuole trovare, dispiace che alcuni elementi siano stati poco sviluppati, nonostante il volume sfiori le 700 pagine, come quello del primo contatto con una civiltà aliena.

La forza de La Città del Cratere, che non ha la pretesa di essere un capolavoro né una pietra miliare del genere, sta proprio nella storia, nell’intreccio di trame apparentemente autonome ma che finiscono per confluire, nell’assemblaggio magistrale di vari topoi della fantascienza contemporanea (e chi scrive ha sentito forte l’influenza del compianto Iain Banks): il risultato finale garantisce il divertimento, soprattutto agli appassionati di Space Opera e della fantascienza avventurosa ma non banale. I ripetuti colpi di scena, che scandiscono soprattutto la parte finale del romanzo, spiazzano il lettore e testimoniano le grandi qualità di questo autore classe 1966, tra gli esponenti di spicco del movimento fantascientifico britannico.

La vendetta di Ötzi, al cinema un film racconta l’uomo del Similaun – Repubblica.it


Su Repubblica la segnalazione del film Iceman, che narra le vicende romanzate di Ötzi, l’uomo del Paleolitico ritrovato mummificato sui ghiacci alpini circa venticinque anni fa, sciamano, e che tra l’altro ha dato il la al mio ultimo romanzo Lisergico, nel limbo creativo da almeno venticinque anni.

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