HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per dicembre 27, 2017

Silent Universe – Emptiness of Other Worlds


Nella placida distesa dell’infinito eone, assaporo le profondità della luce oscura.

edited by Barbara Cueto, Bas Hendrikx – Authenticity?: Observations and Artistic Strategies in the Post-Digital Age | Neural


[Letto su Neural]

“Authenticity?” è un’antologia di testi che mettono in discussione il concetto di “originale” tratto da alcuni discorsi attuali più coinvolgenti. Come osservano gli editori “[…] nel contesto post-digitale, […] l’autenticità diventa un processo”, per cui noi “rappresentiamo l’autenticità” molto più spesso di quanto pensiamo, e la sua nozione diventa una sorta di servizio on-demand una volta che si passa al digitale. Nonostante ciò le tecnologie più avanzate come la blockchain mantengono ancora una posizione di rilievo nella sfida tecnica per implementare l’autenticità negli ambienti digitali nel futuro, comprendendo quali tipi di dinamiche e meccanismi sociali sono incorporati. I testi selezionati affrontano un concetto già contestato come autentico nelle sue incarnazioni digitali. Rob Horning per esempio esplora la percezione del concetto e lo sfruttamento in diversi sistemi della nostra società, mentre Erica Balsom la inquadra nelle mostre contemporanee, articolando la sua analisi da dOCUMENTA (13) alle strategie di marketing professionali. McKenzie Wark invece discute l’importanza di come le copie “autentiche” di un altro medium (come la televisione) possano legittimare l’originale. Inoltre estende l’argomento alle qualità derivate delle simulazioni e di come esse influenzino anche il sistema dell’arte. Infine Franco Bifo Berardi delinea magistralmente il concetto effimero di identità, in relazione alle piattaforme digitali troppo veloci, con alcune delle conseguenze politiche più sorprendenti. È l’ultimo perfetto capitolo per completare il percorso teorico del libro, che svela aspetti fondamentali della contemporaneità.

Behind


I contorni appena visibili sono sull’orlo del Nulla senziente.

Body Paint series, the edge of the recent | Neural


[Letto su Neural]

Dal momento in cui hanno deciso di lavorare insieme dopo aver lasciato l’università nel 1996, il duo di artisti giapponesi Sembo Kensuke e Yae Akaiwa, conosciuti meglio come exonemo, hanno incarnato in maniera essenziale l’abilità di attraversare pratiche ibride dei media, indagando e spingendo verso confini dualistici in maniera concettuale, le interfacce e gli interstizi. Gli adattamenti nel capire il posto che occupano i media nella nostra vita negli ultimi vent’anni possono essere percepiti lungo la linea temporale dello sviluppo della loro pratica, fin dai primi tentativi con i software dai circuiti hardware alterati, oppure con l’uso analogico quando in genere le persone utilizzano il digitale, per arrivare a vari esperimenti col suono e con video, alla creazione dei video col GPS, alle performance partecipative usando l’ASCII e i simboli buddisti, le installazioni costruite a mano, la condivisione internazionale del loro modello Internet Yami-Ichi e il più recente utilizzo della pittura, insieme al video, per riaffrontare le questioni sulla corporalità e la materialità. Osservatori acuti delle tendenze (all’interno del circuito dei media) i loro progetti discutono costantemente la nostra relazione con la tecnologia, con tutte le sue ambiguità e compulsioni. Ultima tra queste manifestazioni è la loro esibizione “Milk on the Edge” presso la galleria hpgrp di Greenwich a New York dove hanno vissuto fino al 2015, con sede nell’incubatore NEW Inc. istituito dal New Museum. La mostra include progetti delle loro “Body Paint series” (esibite all’Ars Electronica del 2014) in aggiunta ai nuovi progetti creati usando schermi a LED verniciati con molta pittura, ma è il codice sottostante che la dice lunga. Qualcosa qui viene azzerato. In un’intervista di Rachel Lim a newinc.org riguardo all’esibizione gli artisti hanno affermato: “Sembra che tutto stia tornando indietro alla cornice quadrata per quello che riguarda la timeline dei social media. Nonostante ciò, gli esperimenti nell’arte del software e nell’arte interattiva hanno cercato di andare oltre il limite stesso. Penso che la cornice o il bordo della cornice sia l’intersezione di una nuova realtà. Ecco perché stiamo cercando di dipingere sul monitor per provare che cosa possiamo provare attraverso esso. Quel confine è il limite di un nuovo senso della realtà”. Nella loro descrizione artistica per l’esibizione ampliano ancora il concetto: “Che interfacce inaffidabili sono i nostri corpi! Oggi, costantemente legati al mondo attraverso la tecnologia, i nostri corpi stanno allargando le loro frontiere e cercando di toccare il mondo oltre la cornice stabilita. I territori di confine appena oltre gli schermi e i nuovi confini poco chiari sono contrassegnati dallo spruzzo di latte marcio”. Qui, gli exonemo mantengono la posizione di artisti della new media art fin dalla metà degli anni novanta nonostante permettano di essere visti – nudi e castrati – all’interno dei telai dipinti della galleria, artificialmente sottomessi, controllati, costretti, limitati e su un livello nuovo, contemporanei. Questo ha le sfumature di “Blue Man Group” che incontra “Butoh dancer” unito a qualcosa di irreale: come l’ombra dei dati umani contenuta all’interno della sua astrazione spettrale. Nell’intervista affermano anche come percepiscono la scomparsa delle precedenti linee di confine tra la media art e l’arte contemporanea, visto che gli artisti contemporanei utilizzano i media restando contemporanei (mentre gli artisti dei media si confondono nella storia dell’arte o i loro sé non lineari vengono inglobati fra il lignaggio e la cornice della galleria). È chiaro che gli exonemo sanno cosa stanno facendo. Se a un certo punto stanno vendendo, non si stanno svendendo.

Supercazzolynch – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine una recensione di Alessandra Daniele al seguito di TwinPeaks. Un estratto:

L’idea di simulacri e doppelganger non umani in arrivo da una dimensione parallela ricorda i racconti di Philip K. Dick The Father Thing e The Hanging Stranger del 1953, dei quali però Lynch azzera tutto il contenuto di metafora sociale, in favore d’un rigido manicheismo popolato da stereotipi che hanno perso ogni spessore allegorico.
Oltre che determinista, la cosmogonia lynchiana è curiosamente classista: tutti gli spiriti maligni hanno l’aspetto di homeless, barboni malandati, mentre la personificazione del Bene è una matrona ingioiellata anni ’20.
Tutti i personaggi femminili sono stereotipi monodimensionali: la poliziotta sexy, la pupa del gangster, la mogliettina anni ’50 che non si preoccupa (e nemmeno si meraviglia) che il marito si comporti improvvisamente da cerebroleso, finché è ancora in grado di portarle a casa lo stipendio e qualche occasionale vincita al casinò.
La verità è che l’immaginario di Lynch è sostanzialmente reazionario, e tutte le bizzarre visioni che lo abitano sono figlie d’una concezione dell’universo molto retrò. Immagini che somigliano sempre di più a una supercazzola visuale, a volte suggestiva, altre volte imbarazzante.
Non potendo più avere David Bowie per il ruolo di Phillip Jeffries interpretato nel prequel Fire Walk With Me, Lynch ha pensato fosse una buona idea sostituirlo con la silhouette in bianco e nero d’una specie di enorme teiera fumante, e una voce qualsiasi fuori campo.
Tanto la voce di David Bowie non se la ricorda nessuno, giusto?…

Nella serie classica di Twin Peaks, la supercazzola lynchiana era incastonata in un impianto da soap opera che ora s’è dissolto, lasciandola a fluttuare nel vuoto autoreferenziale. David Lynch è tornato sul luogo del delitto per rottamarlo.
La resurrezione di Laura Palmer ha cancellato l’intero universo narrativo della serie, inghiottito da un buco nero che Lynch non ha più né l’intenzione né la capacità di colmare.
Addio Twin Peaks. Ci rivediamo fra altri 26 anni. Cioè mai più.

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E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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