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Archivio per gennaio 16, 2018

Quantum Lattice, perception and observation | Neural


[Letto su Neural]

Entrare in contatto con il lavoro degli artisti Evelina Domnitch e Dmitry Gelfand, richiede un punto di vista aperto e multidisciplinare, un approccio che vada ben oltre il semplice osservare. L’osservazione è infatti il solo trampolino di partenza che essi stessi descrivono come l’azione fenomenologica del percepire; la consapevolezza dell’atto stesso della percezione che diventa in realtà un atto di ricerca e di coscienza. Attraverso un percorso profondamente elaborato tra fisica, chimica e filosofia, le opere di Evelina e Dmitrij portano lo spettatore in un mondo dove lo spazio e il tempo vengono addomesticati e ricreati, generando una successione di scoperte scientifiche e di amplificazioni percettive. In “Quantum Lattice”, un ambizioso progetto work in progress commissionato da FEAT e supportato da FACT, gli artisti rispolverano quanto da loro già messo in pratica negli anni scorsi riguardo alla levitazione, introducendo l’uso delle trappole ioniche, ad oggi uno degli strumenti più importanti per lo studio del calcolo quantico, dell’aerobiologia e della fisica fondamentale. Delle microsfere di vetro cavo (ovvero del vetro sottoposto ad un processo di riscaldamento che permette alla massa in lavorazione una deformazione spontanea) vengono fatte levitare e ingrandite in una proiezione per consentire l’osservazione a occhio nudo della dinamica delle particelle bloccate nella trappola ionica quadrupolare. Le microsfere si vanno a disporre in reticoli multipli caratterizzati da due regimi cinetici simultanei, delineando orbite simmetriche e asimmetriche di forma quadrata ed orbite secolari orientate verticalmente…una microscopica danza che si nasconde nel mistero della realtà che ci circonda. Una ricerca estetica di forte impatto che vede la stretta collaborazione tra scienza e fenomenologia e che punta a raggiungere livelli di riflessione in ogni angolo del mondo ancora non conosciuto.

It from bit, l’informazione come fondamento della fisica | L’indiscreto


Su L’indiscreto un articolo di Roberto Paura che indaga l’universo partecipativo, una speculazione cognitiva davvero intrigante. Un estratto:

John Archibald Wheeler è stato uno dei pionieri della gravità quantistica, il tentativo di trovare una teoria unitaria che tenga insieme i due grandi paradigmi della fisica teorica, la relatività generale (che descrive la gravità) e la meccanica quantistica (che descrive le altre tre forze fondamentali, agenti a livello microscopico). Coniò il celebre termine “buco nero” e la fortunata idea che l’universo, al livello più elementare, sia discreto e non continuo, costituito da una sorta di “schiuma spazio-temporale”. Pur essendo un fisico teorico rigoroso, fu tuttavia sempre interessato alle visioni più eterodosse e radicali, come l’ipotesi del multiverso o quella, da lui elaborata, dall’universo “partecipativo”, in cui il ruolo dell’osservatore previsto dall’interpretazione di Von NeumannWigner della meccanica quantistica (secondo cui il passaggio dell’indeterminismo quantistico al mondo deterministico che sperimentiamo dipende dall’interazione con un osservatore cosciente) viene enfatizzato fino al punto da immaginare che l’osservatore cosciente sia una conditio sine qua non per l’esistenza stessa dell’universo. Non a caso, Wheeler fu uno dei fisici più apprezzati e citati dal Fundamental Fysiks Group, con i cui membri aveva avuto numerosi scambi epistolari, pur prendendo le distanze dalle loro visioni New Age.

Nella fase più avanzata della sua brillantissima carriera, Wheeler si convertì alla teoria dell’informazione, convinto che l’applicazione di questo paradigma alla fisica teorica potesse rivoluzionare completamente questo settore. Per sintetizzare il suo programma di ricerca, Wheeler utilizzò un’espressione, o meglio una domanda, destinata a produrre una vasta e duratura eco nel mondo della fisica teorica: “It from Bit?”. Come spiegò nell’articolo del 1989 nel quale per la prima volta propose questa tesi programmatica: «It from bit simbolizza l’idea che ogni oggetto del mondo fisico possiede in fondo – molto in profondità, in molti casi – una sorgente e una causa immateriale; che ciò che chiamiamo realtà emerge in ultima analisi dal porre domande binarie sì/no e registrare le risposte sui nostri dispositivi; in breve, che tutte le cose fisiche sono in origine informazione teorica e che questo è un universo partecipativo».

edited by Rebekah Modrak and Marialaura Ghidini – #exstrange: A Curatorial Intervention on Ebay | Neural


[Letto su Neural]

Storicamente eBay è stato un territorio difficile per i net artisti, nonostante abbia rappresentato la prima vera piattaforma “e-commerce per tutti”. A parte alcune prime azioni concettuali, tipicamente troppo descrittive, o una manciata di opere per lo più estetiche, ci sono solo pochi artisti che hanno deciso di dedicarsi a questo. Il progetto #extrange ha in qualche modo compensato questa mancanza, creando un’azione unica, ampia e articolata, invitando undici curatori e un sacco di artisti a creare “opere d’arte come aste”, tra il 15 gennaio e il 15 aprile 2017. Curata da Rebekah Modrak e Marialaura Ghidini questa mostra estremamente dinamica è stata in grado di decostruire e ridefinire la relazione tra l’acquisto e la vendita online. Efficientemente organizzato, nonostante il numero di persone coinvolte, ha utilizzato un sistema di tag per la ricerca e la partecipazione ad ogni azione, o solo ad una in particolare con una costante comunicazione. Questo “catalogo” presenta i saggi dei curatori e documenta le opere, inclusi i dati, le strutture, la narrazione e, a volte, le altrettanto importanti circostanze dietro l’asta. Diventa sia un archivio stampato di documenti, sia una sorta di manuale per creare un’ asta contemporanea su eBay. Oltre ad alcuni noti artisti della rete, che abbracciano diverse generazioni, ci sono molti interventi che utilizzano strategie artistiche diverse, adattate all’intero meccanismo di offerta. #extrange rappresenta quindi una delle più significative iniziative di net art degli ultimi anni, sviluppando opere d’arte online critiche e creando un sistema simbolico completamente aggiornato.

Atrium Carceri, Cities Last Broadcast, God Body Disconnect – The Other Lobby


Il suono dimesso della luna si spande oltre le palpebre chiuse e pervase dal mondo.

Lankenauta | Il Mercato Divino


Su Lankenauta la recensione a Il Mercato Divino, di Harvey Cox, singolare saggio che unisce religione e Capitalismo. Non senza torto, secondo me; un estratto:

“Come l’economia di mercato è diventata una religione”, recita il sottotitolo di questo che più di un libro è la sintesi di un’opera più estesa sempre dello stesso autore e chiamata “The Market As God”. Questo riassunto si basa sul testo di una conferenza tenuta dall’autore a Trento presso la Fondazione Bruno Kessler ad ottobre 2016.

L’autore in questione è Harvey Cox, pastore battista divenuto uno dei maggiori teologi statunitensi e per anni professore presso l’Università di Harvard. Se si riesce ad andare oltre la prefazione di Paolo Costa, interessante ma non certo semplice, ci si troverà davanti ad un testo argomentativo che parte da una semplice riflessione: quali sono le analogie tra l’economia di mercato e la religione?

Cox ammette di aver a lungo pensato alla fattibilità di quest’opera e decide di adottare un linguaggio solo in parte accademico, preferendo il tono del grande divulgatore, evitando citazioni troppo colte, spiegando il significato di alcune parole non troppo comuni e usando aneddoti per chiarire le sue tesi. Sembra chiaro insomma che punta a raggiungere un pubblico più ampio dei soli “addetti ai lavori.”

Il linguaggio utilizzato vede molti termini propri della religione: culto, adepti, missionari, infallibilità e tramite alcuni brevi capitoli Cox analizza i differenti aspetti che dimostrano come il mercato stia diventando sempre più una vera e propria religione.

Il fatto che questo tipo di analisi venga proposta e condotta da un religioso la renda ancor più interessante, come lui stesso sembra pensare infatti, un economista non si sarebbe posto gli stessi dubbi e di certo non sarebbe arrivato alle stesse conclusioni.

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"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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