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Archivio per gennaio 23, 2018

Chi vuole vivere per sempre? | L’indiscreto


Su L’indiscreto un bell’articolo a tema transumano e gerontologo; il tema? L’invecchiamento in via di sconfitta.

Tutti gli uomini sono mortali. Socrate è un uomo. Socrate è mortale. Così enuncia il sillogismo che avvia l’insegnamento della logica; sotto la maschera di una banale constatazione si afferma invece la condizione d’esistenza più forte del nostro genere. Muoio dunque sono, sembra suggerire. La vita esiste, e acquista senso, in opposizione alla sua controparte. Laddove cultura, provenienza, colore della pelle e conto in banca ci differenziano, la morte ci rende tutti uguali. Nelle parole che Shakespeare metteva in bocca ad Amleto: “un grasso re ed un magro mendicante non sono che due piatti, due portate d’un unico banchetto”. Oppure, più prosaicamente: “God made men. Samuel Colt made them equal”, adagio che accompagnava la diffusione dei revolver calibro 45 nel Far West.

Bene. Immaginate un mondo e un uomo diverso senza la morte: l’essere umano si potrà ancora definire tale? Mentre in diversi angoli del pianeta, Italia compresa, ancora ci si interroga sulla definizione legale di morte e si approva la normativa sul testamento biologico dopo mille ritardi, la scienza punta a cancellare la parola stessa dal dizionario.

I primi a-mortali

Il ricercatore Josè Luis Cordeiro, all’ultimo Congresso su Longevità e Criopreservazione di Madrid, ha segnato sul calendario una data: 2045. A chi lo accusa di covare aspettative troppo ottimistiche risponde citando il ritmo esponenziale con cui la tecnologia trascina gli studi: in 7 anni abbiamo mappato l’1% del genoma umano, nei successivi 7 il restante 99%. Aubrey de Grey è forse il più celebre gerontologo in circolazione; di sicuro è il più riconoscibile, con lo stile trasandato e la barba da profeta biblico. Condivide le tempistiche del collega e anche lui è convinto che i primi uomini a divenire a-mortali camminino già sulla Terra. Il prefisso scelto è a- anziché in-, perché un evento traumatico potrebbe comunque infliggere al corpo danni tali da interrompere la vita; se incontraste un cowboy con una Colt calibro 45, insomma, il suo proiettile continuerebbe a giocare il ruolo del great equalizer. L’obiettivo di de Grey e del suo progetto SENS (Strategies for Engineered Negligible Senescence) è combattere l’invecchiamento, la prima e più banale causa di morte, lanciando l’umanità in corsa alla velocità di fuga, sempre un passo avanti all’avversario. Si tratterebbe di un processo graduale, teorizza de Grey, in grado di riportare un novantenne al fisico di un trentenne riparando i danni dovuti all’invecchiamento. Rubare qualche lustro a ogni seduta di “ringiovanimento” in attesa che, come confida de Grey, nuove scoperte e tecnologie più raffinate permettano di spiccare il grande salto: l’inevitabile non sarà più inevitabile.

A onor del vero non tutte le voci sono concordi. Lo stesso SENS di de Grey ha incassato numerose critiche, una su tutte la polemica con la rivista Technology Review. Pochi mesi fa i ricercatori Paul Nelson e Joan Masel, della University of Arizona, hanno pubblicato un articolo dove sostengono, con l’ausilio di modelli matematici, che nella corsa contro l’invecchiamento saremo sempre destinati a perdere. Possiamo agire sulla selezione naturale rendendola perfetta, sfruttando la competizione intracellulare, ma le cellule cancerogene non seguono le regole d’ingaggio. Imbrogliano, e vincono la partita.

Ci sono altre strade percorribili, tuttavia. Anziché rendere l’umanità una progenie di Matusalemme, i pionieri del mind-uploading puntano a trasferire menti coscienti su computer a reti neurali. Se il corpo si deteriora basterà traslocare in uno fresco, o sviluppare una completa indipendenza dai supporti organici. Per quanto la perfetta emulazione del cervello sia ancora lontana – e ancora più complesse sono le domande intorno l’identità della coscienza – la prospettiva di vivere attraverso un avatar non è così fantascientifica. L’ultima spiaggia la offre la crionica, cioè il preservare il corpo in attesa di tempi migliori: James Bedford attende pazientemente dal 1967, congelato nella sua vasca.

Intelligent Guerilla Beehive, bee careful | Neural


[Letto su Neural]

Il complesso ecosistema delle api e la sua influenza sugli altri è stato più volte sottolineato dalla scienza, come le orrorifiche minacce che gli sono state portate dall’inquinamento urbano. “Intelligent Guerilla Beehive” è un alveare studiato per far sopravvivere le colonie di api in ambienti urbani particolarmente compromessi. Si tratta di un dispositivo sensibile che reagisce esternamente al possibile inquinamento dell’ambiente e internamente contribuendo a preservare lo stato di salute delle api. Lo scheletro che riproduce le forme di un alveare è infatti ricoperto da una sottile pelle fatta di materiale organico (cellulosa e chitosano) a sua volta abitato da particolari batteri che catturano le particelle inquinanti dalla peluria sul corpo dell’ape che vi si adagia, cambiando colore. Sempre sulla membrana ma verso l’interno vivono invece degli altri batteri simbiotici che contribuiscono a mantenere equilibrato il microbioma dell’alveare. La genesi di questo artefatto è complessa e minuziosa. L’artista e apicultrice Anne Marie Maes studia da tempo il comportamento di questi preziosi insetti. Questo è il terzo di una serie di lavori focalizzati sulle api nelle grandi città, mettendole al centro di un’analisi implicita delle trasformazioni in questi territori, restituendogli una visibilità e importanza dimenticata fuori dai volatili strilli mediatici. Quest’opera fa suo un meccanismo di resistenza urbana che contemporaneamente attacca i meccanismi di inquinamento e protegge lo sviluppo di forme di vita animale, con un’accuratezza e sensibilità che elegge la scienza a strumento alchemico per l’arte.

Possessed by reality


Voltando le spalle alle possibilità deviate.

L’abitatore del Buio di H.P. Lovecraft in versione manga | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di una manga anomalo: L’abitatore del Buio, di Gou Tanabe, tratto da un racconto di HP Lovecraft:

Robert Blake, il protagonista de L’Abitatore del Buio, come molti altri dei racconti di H. P. Lovecraft, è un giovane intellettuale la cui curiosità e passione per l’occulto si riveleranno fonte di guai che trascendono i limiti della dimensione umana.

Robert Blake, però, è anche qualcun altro, come ci svela Gou Tanabe quando gli fa dire “Mi chiamo Bloch, sono un artista”. Un lapsus che scopre il gioco di Lovecraft, perché Robert Blake altri non è che l’alter ego di Robert Albert Bloch, prolifico scrittore conosciuto soprattutto per Psycho (il romanzo da cui Albert Hitchcock trarrà nel 1960 il celebre film con Anthony Perkins) e amico di penna di Lovecraft a cui è stato dedicato l’Abitatore del Buio.

*** Stampati i francobolli del 2018 | NAZIONE OSCURA CAOTICA


[Letto su NazioneOscura‘s blog]

La casa editrice ufficiale della Nazione Oscura, Kipple Officina Libraria, pubblica annualmente una serie di francobolli dal 2000, che dal 2009 comprende anche i francobolli ufficiali della Nazione Oscura Caotica.
Questo è il diciannovesimo anno di emissione. Da quest’anno vengono emessi 12 francobolli.

Venduti a fogli interi qui.

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“Siamo l’esperimento di controllo, il pianeta cui nessuno si è interessato, il luogo dove nessuno è mai intervenuto. Un mondo di calibratura decaduto. (…) La Terra è un argomento di lezione per gli apprendisti dei.” Carl Sagan

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