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Archivio per febbraio 13, 2018

I quit, social mirroring | Neural


[Letto su Neural]

“Perché sono uscito dai social media?” L’artista francese Thierry Fournier mostra una serie di video da trentadue minuti di persone che hanno spontaneamente deciso di abbandonare o disabilitare i propri account su Facebook, Instagram o Snapchat in quanto essi risultano essere troppo dannosi e fonte di pericolosa distrazione. Questo sembra comportare una rinascita, piena di nuove facoltà cognitive, tanto tempo, grandi emozioni. Tuttavia tale progetto possiede una narrativa paradossale: queste testimonianze non sono state raccolte “offline” ma sono una semplice sequenza di video pubblici su Youtube realizzati da chi ha preso questa decisione difficile. Perché uscire dai social media dichiarandolo su un social media? L’installazione è progettata intorno a questo circolo vizioso, con una proposta estetica simbolica e significativa. Infatti la selezione di video è proiettata in un piccolo specchio rotondo, quel genere che si usa di solito per la cura del viso, che riflette le immagini sul muro dello spazio espositivo. Questo meccanismo di doppia riflessione fisicamente e ironicamente rappresenta un paradosso. L’esposizione di se stessi ai social media pare essere un processo di validazione e di consapevolezza definitiva della decisione presa, spostando il piano di coscienza da un piano intimo e individuale (lo specchio da bagno) a quello di sovraesposizione agli altri (la finestra di Youtube).

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The Mississippi BlogTour – D Editore


Sul blog della D Editore la segnalazione del loro blogtour, ovvero di un giro di presentazioni, recensioni e ospitate presso blog amici, riguardante I racconti del Mississipi, scritto da Hamlin Garland. Qui sotto le tappe, partecipate anche voi?

La storia di Pollice, un racconto al tempo dei Cro-Magnon | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di una nuova uscita editoriale per Delos Digital: James Patrick Kelly, autore del racconto La storia di Pollice. Come sempre, un’uscita di questo calibro è da segnalare, ho letto un po’ di Kelly, tanto da farmelo apprezzare fin dai tempi di trent’anni fa circa, quando era presenta nel tomo Cyberpunk, curato da Piergiorgio Nicolazzini per la Editrice Nord. Ecco, invece, cos’è La storia di Pollice:

La civiltà umana è cominciata con la guerra? È un po’ l’idea alla base della parte iniziale di 2001: Odissea nello spazio, intitolata L’alba dell’uomo, in cui un australopiteco viene “illuminato” dal monolito e la prima cosa che fa con la nuova conoscenza è spaccare la testa al capo di un gruppo rivale. Un’idea simile è in questo racconto di James Patrick Kelly, Luck, che esce nella collana Robotica di Delos Digital nella traduzione di Marco Crosa e con la copertina di Franco Brambilla, sotto il titolo La storia di Pollice. Anche qui in qualche modo conoscenza e guerra sono legate.

Un collegamento in effetti c’è, anche se un po’ diverso: la guerra è nata quando l’uomo ha cominciato a formare comunità stanziali legate all’agricoltura. Se le tribù nomadi potevano semplicemente andarsene quando entravano in conflitto con altre, con l’agricoltura questa scelta diventava troppo cara e valeva quindi la pena di combattere fino in fondo. Con l’agricoltura sono nate le città, la scrittura, la matematica, l’astronomia, in definitiva la civiltà. E anche la guerra.

Il Terrore Cosmico da Poe a Lovecraft – Parte prima | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la prima parte di una ricerca sul Fantastico, che coinvolge i concetti del terrore cosmico, da Poe a Lovecraft. Eccone un estratto:

Quando il maestro della ghost story M.R. James legge il  saggio L’orrore soprannaturale in letteratura (Supernatural Horror in Literature) di Lovecraft  non coglie il significato profondo del termine “cosmico” e finisce ingenuamente nel ridicolizzarlo a un amico. James commette un errore clamoroso perché non si rende conto che quell’aggettivo è la chiave per accedere proprio al cuore  della letteratura fantastica in cui l’uomo deve spesso fronteggiare, solo con le proprie forze, un mondo terribilmente caotico e quindi  difficilmente comprensibile dalla razionalità umana. Come scrive giustamente Roger Caillois, nel suo saggio Dalla fiaba alla fantascienza, il fantastico «rivela uno scandalo, una lacerazione, un’invasione insolita, quasi insopportabile nel mondo reale.[..] Con il fantastico affiora uno smarrimento nuovo, un panico sconosciuto.» In una tale situazione, vale a dire drammatica e  psicologicamente decentrata, la realtà è incognita e diventa  indomabile a causa di  forze, non sempre   soprannaturali, che la governano a discapito del sistema cosmico o terreno che noi crediamo strutturato e razionale, appunto.  Pertanto, a causa di un ambiente alieno e avverso, viene a determinarsi una lacerazione psichica che per Edgar Allan Poe emerge dall’anima malata e per Lovecraft dall’universo impazzito ma, per entrambi, questo squarcio interiore è una porta verso l’orrore diretta a chiudersi con la morte o il delirio psicologico.

Le lontane origini del Carnevale sardo – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un post antropologico – avevate dubbi? – sul Carnevale (in dettaglio quello sardo) e sulle implicazioni religiose, discorso che fa da gancio ad altre considerazioni sul modus operandi del Cristianesimo degli inizi e non solo, sul suo sostituirsi sistematicamente ai riti pagani dell’antichità, e che comunque costituiscono solo la partenza di un’interessante disquisizione sulle origini del Carnevale isolano.

Iniziamo con alcune considerazioni storiografiche (si, saranno le uniche, ve lo garantisco) che ci aiuteranno ad inquadrare meglio quello che andremo a vedere assieme. Le origini del carnevale sardo risalgono ad almeno a 3.000 anni fa e hanno subito, nei secoli, tutta una serie di infiltrazioni, contaminazioni, rivoluzioni e sovrapposizioni culturali da parte dei tanti popoli venuto da oltremare. Il colpo più grosso, da un punto di vista antropologico, venne sferrato in seguito all’affermarsi del Cristianesimo, che come sua consuetudine cercò di sovrapporsi e di inglobare la tradizione pagana, “addomesticandone” le parti più in contrasto con i suoi principi e svuotando del senso originario gesti e rituali.

Fu un compito lungo, durato generazioni e generazioni, ma non impossibile. Questo perché il Cristianesimo poteva avvalersi di dotti e sapienti che scrivevano e annotavano tutto. Potevano facilmente trasferire informazioni, disposizioni e regole, a cui univano un sistema di amministrazione vasto, potente, ricco e centralizzato. Dai primi Concili di Nicea (325 d.C.), di Efeso (431 d.C.) e Calcedonia (451 d.C.), seguiti poi dalla prassi delle bolle papali del Medioevo, tutto venne codificato, archiviato e studiato. Un sistema ben più solido e organizzato rispetto alle tradizioni orali del Paganesimo classico e misterico.

La procedura era semplice e relativamente indolore. Il Vescovo, che stava in una città grande e popolosa dove il proselitismo era più semplice, iniziava ad informarsi dei culti agresti dedicati a Dioniso, Demetra, Diana e migliaia di altri, spesso legati ai cicli della natura e delle stagioni, oppure delle acque o ancora della fertilità. A questo punto era solo un’operazione di creatività prima e di propaganda poi. Si trovava un Santo – meglio ancora un bel martire – locale, gli si attribuiva un miracolo connesso con il culto che si praticava nel santuario pagano e lo si associava alla festa locale. Spuntarono quindi santi e sante che avevano fatto miracoli legati alle piogge nei Pozzi o nelle Fonti Sacre, o altri che curavano specifiche malattie dove i pagani credevano si potesse ottenere fortuna e salute e ancora alcuni capaci di tutelare i raccolti dove si venerava Cerere e divinità a lei affini e via dicendo.

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La differenza tra prosa e poesia è che la prosa dice poco e ci mette molto tempo, la poesia dice molto in pochissimo tempo. C. Bukowski

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poesie seminate, di Martina Campi

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