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Archivio per marzo 13, 2018

Il gabinetto del dottor Lajthay – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un approfondimento di Tutto quel buio, nuovo romanzo di Cristiana Astori che ho già segnalato qui.

Quanto detto basterebbe da solo a far riconoscere ottimi motivi di fascinazione nel romanzo di Astori. A rafforzarli è però un altro elemento: il fatto cioè che in parallelo all’indagine di Susanna anche l’autrice finisca col condurne una propria sul film perduto, con risultati – a dispetto del suo understatement o forse anche grazie a quello – piuttosto clamorosi. In seguito alle sue indagini per Tutto quel nero veniva infatti ritrovato il film “impossibile” con Soledad Miranda (in macchina assieme al marito, sulla stessa strada presso Lisbona dove i due avranno anni dopo l’incidente a lei fatale), già considerato pura leggenda da gran parte della critica; in seguito alle ricerche per Tutto quel blu riemergeva il perduto L’autuomo. Per Tutto quel buio l’autrice si è avvalsa della consulenza di una delle massime autorità sul Drakula halála, Gary D. Rhodes dell’Università di Belfast, che le “ha recentemente rivelato di aver trovato altro materiale, proprio in quel di Budapest: la scoperta ci fa sperare che prima o poi venga alla luce anche questa pellicola, o almeno una parte significativa di essa”. Confidiamo in Susanna.

L’intreccio delle realtà, vere e finte – e cos’è vero e cosa è finto? – sembra fluire dalla penna della Astori in un intreccio infinito, amabile, stordente. Se non l’avete mai letta, non fatevi scappare questa meravigliosa autrice.

Il Terrore Cosmico da Poe a Lovecraft – Parte quinta | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la quinta e ultima parte dell’excursus cosmico che va da Poe a Lovecraft; qui, qui, qui e qui le puntate precedenti.

Il delirante spirito animalesco che insorge ferocemente  contro quello apollineo e prometeico del mondo  razionale richiama in mente il risveglio dell’istintivo e potente  Cthulhu,  terribile messaggero di una legge spietata dominata da caos e violenza, che genera un mondo folle e depravato in preda a piacevoli riti orgiastici e  crimini sacrificali.

Il culto non sarebbe scomparso finché gli astri non  avessero occupato la giusta posizione, dopodiché i criptosacerdoti avrebbero sottratto il grande Cthulhu alla tomba ed Egli avrebbe risvegliato i Suoi sudditi e ripreso il dominio della Terra. Sarebbe stato facile riconoscere quel tempo poiché per allora l’umanità si sarebbe comportata come i Grandi Antichi: libera e senza freni, al di là del bene o del male, con leggi e morali gettate da parte, avrebbe passato il suo tempo a bestemmiare, uccidere e ad abbandonarsi al piacere.

In un certo senso è come se Lovecraft ci volesse totalmente disilludere dalla pretesa di vivere in un cosmo benevolo, solo apparentemente sano e razionale, servendosi proprio dell’“ignoto” come una porta verso il mondo reale in cui «tutto imputridisce  e muore, dove nelle cantine buie e nelle soffitte sbarrate di quasi tutte le case strisciano, gemono, saltano e latrano mostri». Una porta che, però, viene custodita da Yog-Sothoth, il temibile guardiano dell’inintelligibile, inteso a rappresentare l’impossibilità psicologica di contemplare il volto della realtà, senza rischiare di morire o di cadere in preda alla pazzia.

Possiamo finalmente concludere l’analisi sostenendo che, per poter esserci terrore cosmico, si deve riuscire a esprimere un certo clima d’arcano e inesplorabile  flagello distruttivo in particolari ambienti dominati dall’esistenza, eternamente ripetitiva, di anonime e intangibili forze o presenze diaboliche ultraterrene o anomale, in grado di sorprendere e ingannare con rapidità o intelligenza  le nostre difese naturali o conoscenze scientifiche, fino al punto di trascinare la nostra mente   nel   baratro di un caos senza vie d’uscita. Come ricordano le ultime parole di Nahum: «Non te ne puoi andare… ti attira… sai che qualcosa sta per prenderti e non ci puoi fare niente…»

Esiste il multiverso? | L’indiscreto


Su L’indiscreto un bell’articolo di Roberto Paura sul concetto di multiverso. Assai interessante, come dimostra questo stralcio:

David Deutsch, che insegna fisica all’Università di Oxford ed è oggi il principale sostenitore dell’interpretazione a molti mondi, ne dà la seguente spiegazione: «Ogni volta che osserviamo qualcosa – uno strumento scientifico, una galassia o un essere umano – in realtà guardiamo dalla prospettiva di un solo universo un oggetto più grande che si estende anche in altri universi. In alcuni di questi, l’oggetto ha esattamente lo stesso aspetto che ha per noi, in altri appare diverso o è del tutto assente. Quella che per un osservatore è una coppia sposata, in realtà è solo un frammento di una vasta entità che comprende molti esemplari fungibili della coppia, insieme ad altri esemplari dei due che hanno divorziato e ad altri che non si sono mai sposati».

L’interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica comporta alcune conseguenze estremamente bizzarre. Una di queste fu ipotizzata da Hugh Everett: pur essendo un ateo convinto, egli riteneva che la sua teoria implicasse l’immortalità. Se infatti esistono innumerevoli copie di noi in altri mondi (o universi) che differiscono dal nostro solo per qualche minimo particolare, e se queste copie sono tutte fungibili (come Deutsch specificava nella citazione riportata sopra), il che vuol dire che non sono come noi, ma sono noi (esattamente come tutte le monete da un euro sono fungibili, cioè possono differire per piccole imperfezioni ma sono dal nostro punto di vista interscambiabili), allora siamo destinati a non morire mai: più precisamente, non osserveremo mai la nostra morte, poiché continueremo a vivere in quegli universi dove siamo ancora vivi, mentre non vivremo più in quelli dove la nostra morte si è verificata solo dal punto di vista degli osservatori esterni (per esempio i nostri familiari). Quando, qualche anno dopo la morte prematura di Everett a soli 51 anni, sua figlia Liz si suicidò, lasciò scritto che stava raggiungendo il padre in un universo parallelo.

Fisica quantistica per tutta la vita

La dottrina del caos | VERDE RIVISTA


Su VerdeRivista un bel racconto breve di Vinicio Motta, che giovedì 15 sarà a Bologna a illustrare gli effetti di questo La dottrina del caos. Leggetelo tutto d’un fiato.

L’universo sta diventando un unico, sterminato campo di giramorte.
La Voidorstest ha già mappato il 99,18% di tutto lo spazio analizzabile, i dati sono pressoché definitivi: dove passa GG, la morte accelera.
Ma le cattive notizie non si fermano qui.
Al termine del nostro ultimo incontro, il mio arcinemico ha trasformato la Voidorstest in una prigione ambulante: posso ancora raggiungere ogni angolo dell’universo alla velocità che preferisco, tuttavia posso farlo esclusivamente standomene confinato tra le paratie asettiche della mia astronave – sono vittima di una paralisi extracorporea.
Non sapevo, né mi aspettavo che GG fosse in grado di evocare simili malefici – la storia non ne fa cenno, nemmeno i racconti dei miei predecessori… Il male non finisce mai di stupirmi.

Atterro su un asteroide carbonaceo sulla cui superficie priva di vita, inaspettatamente, spunta un giramorte – finora ho visto questo fiore attecchire soltanto dove c’era della biologia da spolpare.
La Voidorstest non ha rilevato singolarità: quel giramorte, a quanto pare, è del tutto normale.
Non sono convinto…
Se solo potessi sbarcare ed effettuare personalmente altri test!
Dovrò convivere con il dubbio.
Oppure no?

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Sui generis umbra – Fobia


Dalle viscere del pianeta, ogni cosa è occultamente nera.

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