HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per marzo 23, 2018

Fine tuning


Sembra di assistere a un fine tuning del tuo cranio esasperato, eppure dovrebbe essere soltanto l’esasperazione del controllo sociale.

Avanguardie tecnologiche


Restano ancora pochi iati da conquistare, e infine il suggello è costituito da un watermark d’avanguardia tecnologica.

Raccogli il continuum


Raccogli un poco di riserve immaginifiche e poi lasciale andare giù per il gorgo, a ritemprare il tuo continuum.

Istantanee psichiche


Lascio accadere le istantanee psichiche accanto a me, le desidero introiettare e poi espellere olograficamente, cosicché tu possa comprendere meglio la natura di una realtà possibile.

Lankenauta | Leni Riefenstahl. La regista di Hitler


Su Lankenauta la segnalazione della biografia su Leni Riefenstahl, la regista che Hitler aveva scelto per realizzare le sue propagande visive, scritta da Jérôme Bimbenet.

La biografia di Jérôme Bimbenet risulta un’opera dettagliata e attenta, un testo che non punta a denigrare Leni né a celebrarla ciecamente. Si tratta, infatti, del lavoro di uno storico che, grazie ad un’accurata analisi documentale e ad un’attività di ricerca e di riflessione, è riuscito a restituire un’immagine piuttosto meticolosa della regista di Hitler. Ne ha messo in luce il talento ma anche i difetti, l’originalità ma anche la fragilità, l’estro ma anche l’estrema volubilità. Leni era bella, sapeva perfettamente di esserlo e non ha mai evitato di sfruttare il suo fascino per ottenere quel che desiderava. Leni era entrata nell’orbita di Hitler e grazie a lui è riuscita a diventare la regista che aveva sempre voluto essere. Sul suo rapporto con il Fürher è stato detto e scritto moltissimo, soprattutto dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e la sconfitta nazista.

Leni, al secolo Helene Amalie Bertha Riefenstahl, è nata nel 1902. Prima di arrivare al cinema, che l’ha consacrata, è stata ballerina ed attrice. Per i primi 30 anni della sua vita, Leni tenta di farsi notare ma è sicuramente solo dopo l’incontro con Hitler, nel 1932, che la sua esistenza e la sua carriera giungono ad una svolta decisiva. Nel febbraio di quell’anno, durante la tournée di presentazione del film che la vede debuttante regista, “La bella maledetta“, Leni assiste per la prima volta in vita sua a un’assemblea nazionalsocialista allo Sportpalast di Berlino. Aveva già letto il Mein Kampf e rimane affascinata da Hitler e dai suoi discorsi. “Quel giorno Hitler mi ha fatto un effetto assolutamente ammaliatore. Ed è sulla scia di quella emozione che gli ho scritto una lettera, perché mi sono detta: dopo tutto, forse si tratta dell’uomo che salverà la Germania“. Hitler riceve la lettera di Leni e chiede di poter incontrare l’attrice e regista per la quale nutre grande ammirazione.

Leni è morta nel 2003 a 101 anni. Ha attraversato un intero secolo rimanendo fedele alla sua visione del cinema e della fotografia (altra sua grande passione). Ha mostrato, fino alla fine dei suoi giorni, di essere una donna dotata di una forza inesauribile e di un carattere indistruttibile che per molti anni l’ha indotta a condurre aspre battaglie in tribunale per difendere il suo nome e le sue creazioni. I film che ha girato e che ha lasciato in eredità hanno sicuramente ispirato ed influenzato registi come Steven Spielberg, George Lucas, Paul Verhoeven e Ridley Scott. Eppure, nonostante i grandiosi meriti artistici della Riefenstahl, viene spontaneo chiedersi se per arrivare al successo, se per conquistare obiettivi personali e professionali è corretto disinteressarsi di tutto il resto, è corretto usare comparse pescate in un campo di zingari per poi riconsegnarle al lager e alla morte, è corretto sfruttare i soldi e il potere di un regime che ha devastato l’intera Europa. Leni ha curato alla perfezione la propaganda nazista seguendo sempre la propria ispirazione ma rimanendo una nazista per convenienza. Scrive giustamente Jérôme Bimbenet in chiusura: “Leni Riefenstahl è morta come ha vissuto, senza neppure un’oncia di rimorso, di compassione, di sensi di colpa, di coscienza politica, divorata da un ego smisurato. Fino alla fine avrà posto questa domanda: «Dov’è la mia colpa?»“. Perché, nonostante tutto, Leni qualche colpa l’ha avuta eccome.

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