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NeXT Hyper Obscure

Archivio per aprile 12, 2018

Esce Sensorium in versione cartacea


È disponibile il cartaceo di Sensorium, la raccolta di racconti di sesso quantico scritta da me e illustrata da Ksenja Laginja. Il libro è edito da Delos Books ed è inserito nella collana TukTuk, consta di 52 pagine a colori con il prezzo di copertina fissato a 10€; la pubblicazione è richiedibile direttamente alla mail cybergoth@domist.net.

È una particolare visione della sessualità che s’innesta con sensibilità fantascientifiche, connettive e quantiche, illustrando la peculiare concezione delle tecniche sessuali e delle relative inclinazioni istintuali: è come copulare con l’universo, sul limitare delle dimensioni inumane. Sette voli senza rete nel mondo dell’eros del futuro, del transumanesimo, del postumanesimo, dell’eterotopia connettivista. Dove il godimento si alterna all’acuto dolore puro e dilaga tormentosamente in ogni vibrazione quantistica dell’essere. Il sesso quantico: un piacere che risuona nel continuum.

È Lukha B. Kremo il vincitore del Premio Robot 2018 – Fantascienza.com | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Fantascienza.com dà la notizia del vincitore del Premio Robot 2018: è il nostro editore Lukha B. Kremo, che si aggiudica con Invertito il prestigioso Premio; il racconto uscirà nei prossimi giorni su Robot 83. Ecco le note dell’articolo scritte dall’editore di Robot Silvio Sosio:

Dopo aver vinto il Premio Urania con Pulphagus®: fango dei cieli (vincitore anche del Premio Cassiopea), Lukha B. Kremo si aggiudica un nuovo importante riconoscimento, il Premio Robot, col racconto Invertito. Kremo è anche in finale al Premio Odissea.

Invertito è un racconto su vari livelli, che coniuga insieme diverse idee – sociali, culturali, cosmologiche – in una miscela decisamente originale e coinvolgente.

La crew Kipple si complimenta con il nostro editore e si fregia di un altro prestigioso tassello, permetteteci di continuare a pensare di essere la casa editrice con la redazione più premiata d’Italia: grazie a tutti, grazie a Kremo! KeepTalking!

Fresca empatia


Mi risveglio in un sussultorio pensiero di tipo arcaico, mentre osservo le pianure brulicare di Classicità espansa che racchiude ogni empatia mistica ancora fresca.

II calore: recupero della sacralità nella sessualità di Clarissa Pinkola Estés | Iridediluce (Dott.ssa Fiorella Corbi)


Sul blog IrideDiLuce un bel post sulla sessualità femminile – e sull’osceno – vista con gli occhi del Classicismo, delle istanze antropologiche delle divinità del tempo, sui riflessi che tali echi hanno tuttora nella società moderna. Un estratto, la bella leggenda di Ade e Persefone (o Proserpina):

Demetra, la dea materna della Terra, aveva una bellissima figlia di nome Persefone, che un giorno giocava all’aperto. Persefone vide a un tratto un fiore particolarmente bello, e allungò le mani per coglierlo. D’improvviso la terra prese a tremare e si aprì una profonda voragine. Dalle profondità della terra emerse Ade, il dio degli Inferi. Alto e possente, stava ritto su un carro nero tirato da quattro cavalli del colore dei fantasmi.

Ade rapì Persefone sul suo carro, e lanciò i cavalli giù nelle profondità della terra. Le urla di Persefone si fecero sempre più flebili a mano a meno che si richiudeva la voragine sulla terra, come nulla fosse mai accaduto. Sulla terra regnò il silenzio, e si diffuse il profumo dei fiori calpestati. E la voce della fanciulla risuonò attraverso le pietre delle montagne, gorgogliò tra le onde del mare. Demetra udì le pietre urlare. Udì le acque urlare. E strappandosi il serto dalla chioma immortale, e spogliandosi degli scuri veli, prese a volare sulla terra come un grande uccello, alla ricerca di sua figlia, chiamandola a gran voce.
Quella notte una vecchia seduta al limitare di una caverna disse alle sorelle di aver udito tre grida quel giorno: una era una giovane voce che urlava di terrore, l’altra chiamava lamentosamente, e la terza era di una madre in lacrime.

Persefone non si ritrovava, e iniziò così la lunga folle ricerca di Demetra della figlia tanto amata. Demetra si infuriò, pianse, urlò, cercò indizi e frugò dentro, sotto, sopra ogni rialzo della terra, implorò compassione, implorò la morte, ma non riuscì a trovare l’amata figlia.

Allora, lei che aveva fatto crescere ogni cosa per l’eternità, maledisse tutti i campi fertili del mondo, urlando nell’afflizione:
«Morite! Morite! Morite!» 
Per via della maledizione di Demetra, nessun bambino poteva nascere, non poteva crescere il grano per il nutrimento, né potevano sbocciare fiori per le feste o crescere rami d’albero per i morti. Tutto era appassito e inaridito sulla terra riarsa.

Demetra non si era più bagnata, e le sue vesti erano tutte infangate e i capelli arruffati. Nel suo cuore la pena vacillava, ma non si sarebbe arresa. Dopo tante domande, preghiere, avventure che non avevano portato a nulla, cadde infine accanto a un pozzo in un villaggio in cui nessuno la conosceva. E appoggiò il corpo dolente contro la pietra fredda del pozzo, e in quel mentre sopraggiunse una donna, o piuttosto una specie di donna. E questa donna si mise a danzare davanti a Demetra dimenando i fianchi in un modo che ricordava il rapporto sessuale, e scuotendo i seni nella danza. E vedendola Demetra non poté trattenere un lieve riso.

La femmina ballerina era davvero magica, perché non aveva testa, e i capezzoli erano i suoi occhi e la vagina la sua bocca.
Con questa amabile bocca prese a intrattenere Demetra con storielle piccanti. Demetra cominciò a sorridere, poi ridacchiò, poi esplose in una fragorosa risata. E insieme risero le due donne, la piccola Baubo e la potente Demetra.

E fu proprio questo riso che trasse Demetra dalla depressione e le diede l’energia necessaria per continuare la ricerca della figlia; con l’aiuto di Baubo, della vecchia Ecate e di Elio, il Sole, la ricerca ebbe buon esito. Persefone fu restituita alla madre. Il mondo, la terra e il ventre delle donne ripresero a fiorire.

Grande la città grande… guarda là… | ilcantooscuro


Sul blog di Alessio Brugnoli un bel post per riconoscere i meriti di Bruce Sterling sulle previsioni tecnologiche e sugli impatti sociali che le innovazioni hanno poi effettivamente portato. Un estratto:

Il suo rapporto ambiguo con la città: da buon texano, la vede come sprawl, come luogo di perdizione e negazione della libertà umana, ma non può non subirne il loro fascino, di motori del cambiamento, così come evidenzia nella chiusa:

Questo dimostra l’attrattiva delle città. Possono essere strane, sorde, difficili, corrotte, intasate, luride e piene d’ingiustizia sociale, ma rimangono forti. Eccome.

La sua antipatia per l’IoT, visto come strumento con cui le nuove multinazionali del Cyberspazio possono estendere i loro tentacoli e interessi sui tradizionali strumenti di produzione. Il suo monito continuo sul ruolo della tecnologia, non entità neutrale, ma strumento che può essere usato per fini diversi e contrapposti: rafforzamento dello stato totalitario o delle entità neocapitaliste, aumento del gap tra ricchi e poveri e della subordinazione tra capitale e lavoro, oppure possibile arma contro le prevaricazioni del potere

Ora, su queste posizioni si può discutere all’infinito, ma senza dubbio, nel caso specifico, le sue paure sull’IoT possono essere rimesse in discussione: al di là del fatto che il problema della babele di protocolli sarà difficilmente superabile dall’Amazon o dalla Google di turno, in tale ambito la faranno da padrone gli operatori di rete, più che gli Over the Top. Inoltre la loro posizione, per la volatilità del mercato e per la sempre più rapida evoluzione tecnologica, gli OTT rischiano di essere dei giganti d’argilla. Infine, da marxista, ritengo che la tecnologia abbia un ruolo assai più determinante, di quello strumentale, ipotizzato da Sterling: incidendo in profondità sui rapporti di produzione, modifica la struttura, mutando a sua volta la sovrastruttura. E l’entità di tali cambiamenti, non deterministici, a medio termine è difficilmente prevedibile.

Ciò non significa che la riflessione di Sterling sia da buttare via: è un monito, da tenere sempre presente, sui rischi che corriamo e un invito a perseguire l’ottimismo della volontà, nonostante il pessimismo della ragione.

Mareducata

Chi volete che io sia?

The Nefilim

Fields Of The Nephilim

AppartenendoMI

Ero roba Tua

AERIA VIRTUS

"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

ONLINE GRAPHIC DESIGN MARKET

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Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

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CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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