HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per maggio 2, 2018

Da e verso


Il segno di una compensazione nata male, disturbata e resa subdola da una complessità nanometrica in espansione. Sembra di essere su una giostra, le parole nascono ed escono con naturalezza, ma da e verso un altro iato dimensionale.

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Dead Melodies – In the Company of Ruin


La prostrazione dell’anima siderale…

Le città intelligenti non esistono – Bruce Sterling – Internazionale


Un corposo articolo-riflessione sulle attuali città intelligenti – o smart city – e lo scenario sociale, tecnologico e tecnofascista che esse possono assumere e che spesso ricoprono. Di Bruce Sterling, su Internazionale.it.

L’espressione smart city è interessante ma non importante, dato che nessuno si preoccupa di definirla. Smart è una fantasiosa etichetta politica usata da un’alleanza contemporanea tra urbanisti di sinistra e imprenditori tecnologici. Definirsi smart, intelligenti, è solo un modo per far apparire stupidi quelli che credono nelle forze di mercato e i nimby (not in my backyard, non nel mio cortile), quelli che si oppongono alla costruzione di opere pubbliche vicino alle loro case.

I patiti delle smart city di tutto il mondo saranno d’accordo sul fatto che Londra è una città particolarmente intelligente. Ma perché? Londra è una bestia enorme e sgraziata che vive senza sosta in uno stato di disordine irrazionale ed eccentrico. Londra è un assurdo caos urbano, ma ospita anche alcune delle migliori conferenze sulle smart city. Londra ha anche una burocrazia da grande amministrazione che usa parole come “smart city” (ne ha addirittura coniate alcune). Il linguaggio delle smart city è sempre un inglese commerciale internazionale, in qualunque città ci si trovi.

E quindi, se la cara vecchia Londra è una città intelligente – con i suoi grattacieli vuoti, le sue inquietanti telecamere di sorveglianza e le sue fognature intasate dal grasso animale – allora forse non dobbiamo preoccuparci troppo delle invenzioni di Elon Musk e di tutto l’entusiasmo che circonda l’urbanistica digitale.

Meglio ripensare al futuro delle città come a uno specchio di Roma, la città eterna dove quasi niente viene risolto dalla tecnologia, ma dove tutto cambia costantemente perché tutto rimanga com’è. Perché prendersi la briga di chiedere ai cittadini cosa si aspettano dalla città, quando puoi sorvegliarli?

Roma e Londra sono due colossi giganteschi e intorpiditi, sopravvissuti a millenni di volenterose riforme. Entrambe fanno parte di un mondo in cui metà della popolazione vive nelle città e un altro paio di miliardi lo farà presto. La popolazione sta invecchiando velocemente, le infrastrutture si sgretolano e i cambiamenti climatici stanno prendendo il posto degli incendi, delle guerre e delle epidemie del passato. Sono questi i problemi urbani importanti. Per quanto noiosi, è su questi che bisogna concentrarsi.

Le tecnologie digitali amate dagli appassionati delle smart city sono appariscenti e fragili, alcune addirittura nocive, ma fanno già parte del patrimonio urbano. Quando installi la fibra ottica sotto i marciapiedi di una città, ottieni internet. Quando hai grattacieli e smartphone, ottieni l’ubiquità portatile. Quando scomponi uno smartphone in sensori, interruttori e radioline, ottieni l’internet delle cose. Queste noiose ma importanti trasformazioni tecnologiche si stanno diffondendo nelle città da un paio di generazioni. Sono praticamente le uniche cose che gli abitanti delle città sanno usare.

Google, Apple, Facebook, Amazon, Baidu, Alibaba, Tencent: sono questi i giganti industriali della nostra era. È così che le persone fanno i soldi, è così che fanno la guerra e quindi, naturalmente, è così che costruiranno le città.

Tuttavia le città del futuro non saranno intelligenti, ben progettate, efficienti, pulite, giuste, verdi, sostenibili, sicure, sane, economiche o resilienti. Né avranno alti ideali di libertà, uguaglianza o fratellanza. La smart city del futuro sarà internet, il cloud, e un sacco di altri gadget messi in campo dalle amministrazioni comunali, per lo più con lo scopo di rendere le città più attraenti per il capitale. Quando questo sarà fatto bene, aumenterà l’influenza delle città più attente e ambiziose, facendo apparire i sindaci più degni di essere eletti. Quando sarà fatto male, somiglierà molto alle logore carcasse delle precedenti ondate d’innovazione urbana, come ferrovie, linee elettriche, autostrade e oleodotti. Ci saranno anche effetti collaterali e contraccolpi negativi che neanche il più saggio degli urbanisti potrebbe prevedere. Queste città intelligenti non saranno paradisi dell’efficienza apparentemente impeccabili, come il nuovo quartier generale della Apple.

Lenny Kravitz – Circus


Un bell’intreccio di Rock, Progressive visivo, simbologie alchemiche e scenografia da angeli caduti. Un pezzo che avevo dimenticato negli abissi temporali…

Potremmo non essere stati i primi (e non saperlo mai) | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com un articolo controverso sulle possibile teorica presenza di una civiltà evoluta terrestre prima dell’avvento dell’umanità. Ciò lascia la porta aperta a ipotesi che nel passato hanno significato l’avvento di pericolose ideologie, tuttavia l’abisso temporale in cui affonderebbero tale civiltà dimenticate è troppo profondo per essere escluso a priori. Ma avremo mai una certezza al riguardo?

La Terra ha quattro miliardi e mezzo di anni, e già mezzo miliardo di anni dopo o poco più le prime forme di vita sguazzavano nell’oceano primordiale. I vertebrati sono arrivati circa mezzo miliardo di anni fa. È un sacco di tempo, così vasto da essere difficile da concepire, ma ci si può fare un’idea considerando che corrisponde a duecentocinquantamila volte la durata della nostra civiltà e a duemila volte l’intera esistenza della specie umana.

Il climatologo della NASA Gavin Schmidt e l’astrofisico Adam Frank si sono posti una domanda: se durante questo lunghissimo passato fossero esistite altre civiltà come la nostra, sviluppata da altre specie (rettili, dinosauri, altri mammiferi o addirittura altri ominidi) ne sarebbe rimasta qualche traccia?

Il lavoro dei due scienziati, diffuso sull’International Journal of Astrobiology, è suggestivo già a partire dal titolo: L’ipotesi Siluriana: sarebbe possibile trovare una civiltà industriale nelle passate ere geologiche?. Il termine “Siluriano” è stato mutuato dalla specie rettiliana della serie Doctor Who, una  razza di umanoidi con attributi caratteristici dei rettili che avrebbe dominato la Terra ai tempi dei dinosauri.

Schmidt e Frank non sostengono che siano esistite realmente antiche civiltà. Il loro lavoro non è tanto quello di cercare fantastiche civiltà del passato, ma di chiedersi quale impatto ha una civiltà industriale sul pianeta e se può avere una lunga durata. La prima cosa a cui si pensa sono i fossili, ma la realtà è che i fossili sono in effetti rarissimi, e le specie che conosciamo tramite essi sono solo una piccolissima parte.

I due scienziati partono dal presupposto che le attività di qualsiasi civiltà, influenzando significativamente la biosfera, si “registrano” nei sedimenti geologici, lasciando così tracce che possono essere trovate e studiate.

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