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Archivio per maggio 3, 2018

La nuova guerra civile europea – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un articolo di Sandro Moiso che, al di là delle più o meno condivisibili analisi di situazioni specifiche, ha il pregio di dissezionare acutamente le dinamiche politiche e sociali dal ‘900 a oggi. In poche righe.

Lo Stato così come è stato concepito dalle borghesie liberali è morto. Lo è fin dai primi del ‘900, quando la grande paura delle insurrezioni e delle rivoluzioni “rosse” portò alla costituzione di nuovi organismi statali e partitici che coincisero con il fascismo, il nazismo e lo stalinismo.

Anime belle e pie affermarono allora che occorreva lottare contro quei mostri per tornare ai rapporti democratico-parlamentari precedenti. Ma se è vero che non vi è direzione teleologica della Storia, ovvero che la Storia non ha di per se stessa un fine, è anche vero che difficilmente lo sviluppo sociale e politico potrà tornare sui suoi passi. Con buona pace delle teorie sull’eterno ritorno e sulla circolarità della Storia stessa.

Fascismo e nazismo soprattutto non furono sconfitti nella riorganizzazione della forma Stato, che in effetti non ci fu affatto. A parte il farsesco processo di Norimberga in cui i vincitori, dopo aver messo in salvo gli avversari più prestigiosi e più utili, finsero di eliminare l’idra dalle molte teste, quasi ovunque, e soprattutto in Italia dopo la spettacolare eliminazione del Duce con una fine teatrale che servì al contempo a farlo tacere per sempre sui suoi rapporti con le forze politiche ed economiche che avrebbero preso in mano le redini della Repubblica, gli apparati dello Stato, le strutture economiche e sindacali (la concertazione, emanazione diretta di quella Carta del Lavoro voluta dal regime per dirimere senza conflitto i rapporti tra imprese e lavoratori), le strutture dedite alla repressione di classe e le forze armate rimasero sostanzialmente ancorate e fondate sulle pratiche e sulle idee del ventennio.

Ma oggi quell’organizzazione statale nuova e democratica che, dietro a un gran polverone di principi, formule e parole, aveva continuato, con l’antifascismo formale, la tradizione fascista del coinvolgimento del cittadino nelle strutture dello Stato, più ancora che attraverso la partecipazione alla vita politica per il tramite del parlamentarismo “democratico”, attraverso la sua completa sussunzione nello stesso tramite l’ideologia nazionalista, l’assistenzialismo diffuso e il rimbecillimento mediatico e associativo, non basta più. Semplicemente costa troppo. Anche per il “ricco” Occidente. Da qui i “populismi” e il loro feroce, volgare e superficiale attacco alle prebende parlamentari, alle spese inutili o l’uso di slogan che sembrano voler far riecheggiare l’antico chi non lavora non mangia, oggi diretto soprattutto ai migranti e giovani disoccupati non intenzionati a farsi sfruttare come bestie.

Da qui le fittizie contese sul lavoro e sulle pensioni, utili solo a raccattare voti tra ciò che resta della classe operaia e della classe media impoverita. Da qui un terzomondismo povero di idee, oggi ancor più di quello di ieri, che invece di guardare avanti, verso una società senza stato, sfruttamento, proprietà privata dei mezzi di produzione, salari e consumo di merci, guarda indietro, a rapporti più “equi” nello sfruttamento capitalistico e nell’appropriazione, nazionale o privata non importa, delle risorse e del loro prodotto.

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Inerte e vitale


Posso esaltare un respiro e renderlo al contempo amorfo, o nonostante tutto inerte, perché in ogni germe è insito il suo contrario.

Esalazioni


L’affresco di molti riverberi surreali si fissa sulle tele dell’immaginazione, schizzi mentali che divengono esalazioni di questo mondo asfittico.

Flame


La finestra dà sullo scosceso e so che è lo stesso panorama che osservi pure tu, un parallelismo di visioni e piani umorali che stracciano, stralciano la bellezza in un’esplosione di tristezza – un flame.

Il cibo nell’antica Roma; dal puls alla cena di Trimalcione – RomaVerso


Spaccato storico e unico quello che RomaVerso ci dà sul cibo e sull’antica Roma, una passione che si tramanda anche oggi e che nasce dall’opulenza imperiale, un’ombra lunga che oscura i sensi non solo nella Città Eterna, ma anche nel resto del mondo globalizzato.

Roma e cibo è un connubio antichissimo. Ecco alcuni essenziali e celebri esempi di come l’alimentazione fosse importante nei costumi dell’antica Roma, dall’età arcaica al periodo imperiale.

Orazio (I a.c.), nell’VIII Satira descrive una Roma mangiona. Il suo Nasidieno a mezzogiorno fa un antipasto di cinghiale lucano per proseguire con tordi allo spiedo, frutti di mare, ventresche di rombo, murena con gamberi in guazzetto, cosce di gru, fegato d’oca, spalle di lepre, piccioni e uva passa.
Una dieta davvero esotica e poco ecosostenibile.

Il Trimalcione di Petronio (I d.c.), nel Satyricon riesce se possibile anche a superarlo per ingordigia offrendo ai convitati: antipasto di asinello, ghiri cosparsi di miele e papavero, salsicciotti con susine di Siria e chicchi di melagrana. Molto curato e ben descritto, nella celebre cena di Trimalcione, è l’impiattamento realizzato per stupire i commensali:

dinanzi a noi, che eravamo ancora all’antipasto, fu collocato un vassoio con sopra una cesta, in cui c’era una gallina di legno con l’ali aperte a cerchio, come stanno di abitudine quando covano.
Si accostano subito due schiavi, che in un concerto assordante prendono a frugare tra la paglia e tiratene fuori uova di pavone, le dividono tra i convitati (…)
Riceviamo dei cucchiaini da mezza libra almeno e rompiamo quelle uova rivestite di pasta frolla (…) Ma poi, quanto sento da un commensale di vecchia data «Qui dev’esserci qualcosa di buono », frugo con la mano dentro il guscio e trovo immerso nel tuorlo pepato un beccafico bello grasso.

Il singolare menu prosegue con un impiattamento dedicato ai dodici segni zodiacali:

sull’Ariete ceci arietini, sul Toro un pezzo di manzo, sui Gemelli testicoli e rognoni, sul Cancro una corona, sul Leone un fico d’Africa, sulla Vergine una vulvetta, sulla Libra una bilancia, con una focaccia al cacio in un piatto e una al miele nell’altro, sullo Scorpione un pesciolino di mare, sul Sagittario un occhiofisso, sul Capricorno un’aragosta, sull’Acquario un’oca, sui Pesci un paio di triglie.

E questo è ancora solo l’inizio del copioso pasto imbandito dal personaggio petroniano. Tanta abbondanza scaturisce dagli effetti dell’immensa ricchezza accumulatasi in età imperiale tra le gentes più potenti. Un fatto di costume epocale, estraneo ai ceti più umili, sottolineato da autori ed eruditi dell’epoca.

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