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Archivio per maggio 22, 2018

Quinta stella a destra – Carmilla on line


Il pezzo settimanale di Alessandra Daniele. Su CarmillaOnLine, un brano assolutamente politico, dietro cui si muove l’ombra semplificatrice e trafficante dell’iperliberismo.

Condoni e sgravi fiscali per i più ricchi, nessuna modifica al Jobs Act, sfratti per gli occupanti senza casa, reintroduzione dei voucher, espulsioni e lager per i migranti, un CIE in ogni regione, carcere per i minorenni, difesa armata sempre legittima, ruspe per i rom, asili nido riservati ai bambini italiani.
Al netto della fuffa propagandistica, e comprese le cazzate irrealizzabili e incostituzionali, il programma del cosiddetto Governo del Cambiamento è in realtà profondamente reazionario, sostanzialmente fascista. Anche le promesse di pensioni e sussidi, condizionati a buona condotta e italianità, sono tipiche della cosiddetta Destra sociale. E la loro attuazione è comunque rimandata al 2020.
L’esecutore materiale di questo contratto sarà un tecnico dell’élite mai eletto da nessuno, alla faccia di tutta la retorica grilloverde contro i tecnici “alla Monti”. Dal Conte Gentiloni a Giuseppe Conte. I conti tornano.
A questo punto, anche il più tonto dei sostenitori grillini di sinistra, o anche solo non di destra, dev’essersi reso conto d’essere stato fregato. D’aver fatto una stronzata epocale.
So che probabilmente dovrei mostrare comprensione per il loro dramma personale e politico, ma francamente oggi non ci riesco.
Non ho neanche voglia di insultarli però.
Un po’ perché sono una sparuta minoranza. Contrariamente alle speranze degli illusi, la maggioranza della base grillina non è affatto di sinistra.
Un po’ perché non saranno certo fra i beneficiari del Grilloverde.
A incassare saranno altri.
Innanzitutto le lobby di potere, compresa la Casaleggio, che si spartiranno le centinaia di nomine statali e parastatali che spettano all’esecutivo Grilloverde.

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Massoneria e vendetta in “Il barile di Amontillado” | HorroMagazine


Su HorrorMagazine un’interessante analisi di Sandro Fossemò su alcuni scritti di Edgar Allan Poe; il dettaglio in cui affonda il relatore è notevole, meritevole di ulteriori approfondimenti.

Il breve  racconto gotico intitolato Il barile di Amontillado (The Cask of Amontillado,1846) è un esempio perfetto di arte poesca dato che vi sono tutti gli elementi legati al principio artistico del grottesco e dell’arabesco. Nell’elemento grottesco vi rintracciamo la derivazione di grotta che coincide in pieno all’ambientazione del racconto situato in una fredda cantina che, essendo utilizzata pure come una catacomba dalle pareti umide,  vi si legge anche un significato legato alla gelida oscurità dell’abisso con la sua deforme e mostruosa profondità. Nell’arabesco si vuole esprimere qualcosa di intricato, di bizzarro o di difficile interpretazione. Quindi, il breve racconto esprime una vena enigmatica e allo stesso tempo arcana e ritualistica  da indurre il lettore a un’esegesi  attenta e minuziosa per poter comprendere appieno il rilievo semantico, all’interno di un difficile intreccio simbolico. Effettivamente, è esattamente in quel contesto grottesco e arabesco che si nota come l’autore abbia sviluppato uno stile misterioso volto a compenetrare l’ambiente alla trama. Ovvero, essendo il contenuto situato in un fosco sotterraneo, anche la storia diviene a sua volta criptica con frasi e simboli a doppie interpretazioni.

Ritorno a Cannes in grande stile | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine una segnalazione per Lars Von Trier e il suo ultimo film The House That Jack Built, che a Cannes ha destato forti e contrastanti emozioni. Dall’articolo del buon Lucius Etruscus estraggo alcuni passi, che non fanno altro che incuriosirmi e contemporaneamente repellere l’idea della visione: bersaglio centrato dal Danese?

In The House That Jack Built, Von Trier ci trascina nel mondo malato di un geniale serial killer, interpretato da Matt Dillon, mentre costruisce e distrugge la sua casa dei sogni, costruita ovviamente non con cemento e mattoni bensì con ben altro tipo di “materia organica”…

Ogni omicidio per Jack deve diventare un’“opera d’arte” e una sfida contro la polizia e contro se stesso. Il suo unico interlocutore nei lunghi anni di “carriera” come serial killer sarà Verge (alias Bruno Ganz), una rilettura del Virgilio dantesco, che lo accompagnerà in un vero e proprio viaggio verso l’inferno. La somiglianza fra Dante e Jack, nelle scene in cui il protagonista appare avvolto in un lungo accappatoio rosso con cappuccio, non è certo un caso… E quello che Von Trier voleva mostrarci è proprio un’esplorazione dell’infernale anima umana, esplorazione condotta attraverso l’estenuante e provocante confronto fra Jack/Dante e Verge, l’alter ego e la coscienza dell’assassino, che lo rimprovera, lo consola e inorridisce di fronte alle sue terribili azioni.

Nick Mason – Saucerful of Secrets / Set the Controls


Ieri segnalavo il primo resoconto dei Saucerful of secrets, la band tirata su da Nick Mason per celebrare le prime song dei Floyd; ecco qui sopra un altro pregevole e difficile pezzo eseguito al pub, di fronte a pochissime centinaia di persone. Fantastico…

Exo_C – Laboyatta | Neural


[Letto su Neural]

Con un raffinatissimo e questa volta anche tattile artwork alla Kvitnu possono essere fieri dell’entrata in catalogo di Exo_C, inedita collaborazione fra Fan Yau – aka Exoterrism – e Carl Cock, quest’ultimo artisticamente noto come c_c. I due manipolatori elettronici sono entrambi attivi nella scena techno-experimental belga e per l’occasione sono forti di nove aspre composizioni di taglio industriale e macchinico, ricche di suoni ronzanti, metallici e sghembi, accompagnati da ritmiche altrettanto sbilenche, cangianti, utili nell’infondere un climax bizzarro di poesia noisey, vibrante e sintetica. L’album, che è stato registrato a On Fait Du L’Art!, a Losanna, un’associazione principalmente dedita a progetti di fotografia, cinematografia e mixed-media, è infuso da frequenze radioattive e percezioni extra sensoriali, esibendo nel complesso un aplomb che rimanda ad ambientazioni vagamente post-apocalittiche. Siamo in quelle zone mutoidi, infatti, nelle quali la techno-electro è in combutta con lo sperimentalismo più estremo e queste sonorità le immaginiamo spendibili in live assai scenografici e notturni, per dei semplici ascolti casalinghi o addirittura mixate in oltranzisti dj set. Tutti gli algoritmi e le funzioni caotiche per produrre fenomeni instabili tra le dimensioni sono utilizzati al fine di creare allucinazioni a breve termine o esperienze extrasensoriali: ancora una volta il concetto d’interazione spazio-tempo appare centrale ma labile nei suoi esiti e la ripetizione di certi modelli attraverso un sistema dinamico in espansione multidimensionale è solo un riscontro di quella che potremmo tranquillamente definire empirica poetica autoriale. Eppure l’operazione riesce in maniera perfetta, con le distorsioni che producono i loro crudi effetti e infine con il flusso che diventa quasi regolare, cadenzato, sidereo e fascinoso. A queste latitudini, tuttavia, è difficile stendere ulteriori trame interpretative nell’analizzare una simile uscita discografica: tutto è molto interconnesso, frutto d’un personalissimo e intricato coinvolgimento, in un misto d’attitudini diversissime che sembrano infine non avere una finalizzazione certa. Quando fascinazione esoterica e audio-abuso tecnologico vanno assieme non serve affidarsi a troppo razionali intendimenti: quello che la fa da padrone è sempre la sintonia infinitesimale e la passione per il non-maistream.

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