HyperHouse

NeXT Hyper Obscure

Archivio per Mag, 2018

Non sentirne la consistenza


Quando i sogni si rivelano estatici, non puoi mostrare altro che comprensione verso i sistemi elevati di trascendenza; la fine si configura come una passerella morbida e invisibile, non ne senti la consistenza.

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Nella massa


Il contrassegno mostrato sul cruscotto identifica olografie spente, private di consistenti messaggi significativi: l’appiattimento semantico opera nella massa.

Independent Legions presenta “Vloody Mary” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione della riedizione, in tiratura limitata, del romanzo Vloody Mary, di Paolo Di Orazio, in uscita per Independent Legions.

Una disturbante opera necro-romantica, splatter, burlesque, tra L World, il tenente Colombo e La notte dei morti viventi, che affonda i denti nelle vostre paure inesplorate. Ragazze e ragazzi massacrati da uno, forse due assassini antropofagi; un commissario ipocondriaco vivo per miracolo e ossessionato dalla finestra di fronte nel Ghetto di Roma; un prete malato di porfiria che si ciba di anime; un ladro di cuori umani che si aggira nel silenzio della notte e un’ammaliante giovane DJ che muove orde di fanatici heavy metal nei principali locali della Capitale. In una metropoli muta, buia e indifferente, un impossibile rosario di sangue e amore virale si snoda oltre l’impossibile, mentre i morti si risvegliano.

Kremo vince il Premio Vegetti 2018


Sabato, nella cornice del teatro Titano di San Marino, sono stati decretati i vincitori delle tre categorie del Premio Vegetti. Per il miglior saggio ha vinto Da Frankenstein a Star Trek di Franco Piccinini; per l’antologia di fantascienza ha vinto L’enigma di Pitagora, di Filippo Radogna, mentre per il romanzo di fantascienza il Premio è andato a Lukha B. Kremo, col suo Pulphagus, già vincitore del Premio Urania.

È stata l’ennesima consacrazione dei connettivisti e della KippleOfficinaLibraria, Kremo è nel collettivo connettivo ed è l’editore stesso della Kipple, però tra i finalisti della sezione Antologia c’è anche Marco Moretti col suo Abissi d’inumane apocalissi, anche questa opera connettiva ed edita da Kipple.

Faccio i complimenti a Kremo, felice di vederlo lì in cima all’Olimpo fantascientifico italiano, e complimenti anche a Filippo e a Piccinini, sono premi davvero meritati.

Pietre taglienti


Poche immagini che percorrono il continuum e che infine si conficcano nell’humus dimensionale che vedi, estensioni di dolorose idee e incarnazioni divenute pietre taglienti.

I cinque fondamenti di Lilith – nella stregoneria contemporanea – La misura delle cose


Sul blog LaMisuraDelleCose un approfondimento su Lilith e il suo spirito indomito, che proviene da chissà quale iato quantico e ha attraversato ogni era dell’umanità. Un piccolo estratto:

Emblema della ribellione e della liberazione sessuale soprattutto a partire dalla “riscoperta” femminista, il potere di Lilith non si esaurisce in questa interpretazione e non ha mai smesso si suscitare l’interesse della neostregoneria proprio per il suo eclettismo; in particolare vengono messe oggi in discussione proprio quelle “certezze” attorno a cui si è costruito il modello romantico di eroina fatale e maledetta, a partire dalla stessa appartenenza al genere femminile.

Lilith e gender

L’identità di genere di Lilith non è determinata. All’immagine della sensuale ed elegante femme fatale, sostengono i wiccan di tradizione alessandriana del Circle of Cerridwen in Gender and Transgender in Modern Paganism, si affianca infatti quella proteiforme di un essere indefinito e ombroso, scomposto e disordinato – come talvolta sono rappresentati ad esempio i suoi capelli. È per questo che, soprattutto negli ambienti della stregoneria dianica, da emblema della “sacralità” che risiede nel corpo femminile è andata a identificarsi anche come icona transgender, condividendo con questa “categoria” il principio della libertà senza compromessi, che preferisce l’esilio alla sottomissione.

Un fermento crescente, quello promosso dalle devote transgender, che vuole indagare le radici “ermafroditiche” della dea semitica e ne predilige una rappresentazione androgina (così vengono letti i simboli che reca tra le mani la Regina della Notte nella sua più nota raffigurazione mesopotamica, un cerchio e una verga), quasi un mutaforma che rompe la “circolarità” femminile del ciclo mestruale e della gravidanza e concede “il dono” della sterilità. Lilith incarna insomma la paura che ciascuna cultura plasma attorno al tema della sessualità e delle sue molteplici espressioni e al tempo stesso il suo superamento, e sopravvive nella misura in cui vengono riconosciute tutte le sue facce.

L’inafferrabile essenza

Ecco perché, sostiene la sacerdotessa Anya Kless nel testo citato, «il primo pericolo nell’onorare Lilith consiste nel cadere in una mentalità dualistica che si basa su una scontata lista di antitesi: vergine/prostituta, bene/male, uomo/donna, reale/immaginario, vittima/carnefice», categorie rigide e semplicistiche; si ripercorre allora la sua storia nella mitologia ebraica e se ne scoprono quei lati che difficilmente sono riconducibili al genere femminile tout court: genera molti figli (lilim) ma non ha latte, può provocare sterilità e aborti spontanei, la morte delle vergini e dei bambini in culla, e a lei ci si rivolge al tempo stesso per allontanarla e invocarla.

Estetiche interattive | L’indiscreto


Su L’Indiscreto un estratto di Datacrazia, opera curata da Daniele Gambetta e uscita per D Editore; uno dei temi trattati all’interno di Datacrazia è su come la raccolta dei dati e l’interattività hanno influenzato l’arte contemporanea. Vi lascio a uno stralcio del piccolo saggio scritto da Tommaso Campagna.

In che modo possiamo relazionare l’analisi dati con il mondo estetico, affinché lunghe stringhe di numeri e lettere possano essere analizzate da un punto di vista artistico?
L’utilizzo delle piattaforme digitali e la conseguente creazione di identità virtuali hanno permesso di raccogliere e analizzare informazioni sempre più dettagliate sui singoli utenti.

L’utilizzo di questi dati è diventato fondamentale per qualsiasi previsione e analisi di stampo politico, economico e sociale. Poter osservare graficamente i flussi che i singoli utenti creano è molto utile per capirne i gusti, i comportamenti e ogni altro parametro legato alla personalità.

Informazioni fondamentali per creare un’offerta che non sia soltanto statisticamente più vantaggiosa, ma che possa provare a soddisfare ogni singolo utente, rendendolo parte attiva del processo. All’interno della rete, quindi, ogni componente del sistema ha un ruolo che è di importanza proporzionale alla quantità di informazioni cedute. Questo rapporto intimo tra offerta e utente permette, però, al singolo fruitore di avere un grado di intervento e di coscienza non sempre soddisfacente. Se tramite la rete, infatti, la consapevolezza di far parte attivamente di un processo collettivo aumenta, è al contrario sempre più difficile avere il controllo di come le nostre informazioni vengono utilizzate esternamente.

Le implicazioni di questo fenomeno, potenzialmente rivoluzionario ma con un alto grado di pericolosità, sono diventate un importante campo di indagine teorica e tecnica. Nel mondo dell’arte questo fenomeno si va ad inserire in un processo che però ha basi molto più lontane.

La volontà di assegnare un ruolo, non soltanto al mittente di un determinato messaggio ma anche al suo ricevente, è un tema che nella storia dei media è spesso ripreso e che basa la propria idea di creatività sulla messa in comune degli strumenti del comunicare.

“Un’opera interattiva è infatti, per definizione, un insieme di possibilità, un processo più che un’opera: l’opera viene creata volta in volta proprio dall’intervento finale del visitatore o dello spettatore/partecipante. Si potrebbe addirittura pensare che l’interattività possa essere uno strumento per ricomporre la frattura fra arte e società prodottasi nella fase matura della modernità […]. I lavori che rivelano un approccio più interessante al rapporto uomo-macchina però sono forse quelli che non basano la loro interattività esclusivamente sulle scelte consapevoli del visitatore, ma su una combinazione di scelte consapevoli e di segnali emessi inconsapevolmente, e a volte solo su questi ultimi, escludendo ogni forma di attività da parte del fruitore, e spesso con l’utilizzo di sensoristica biomedica”

Questo estratto proviene dal saggio L’inconscio della macchina di Antonio Caronia, filosofo, critico letterario e saggista. Con queste parole, scritte più di dieci anni fa, il critico genovese ci ha consegnato un’interessante definizione del concetto di arte interattiva. Caronia ha dedicato gran parte della sua attività di ricerca allo studio di quello che oggi potremmo definire il virtuale e più in particolare al ruolo che le soggettività hanno al suo interno, a partire dall’interazione tra il corpo e la macchina.

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poesie seminate, di Martina Campi

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