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Archivio per giugno, 2018

Esce per Kipple Officina Libraria il numero 9 di Bibbia d’Asfalto | KippleBlog


[Letto su KippleBlog]

Kipple Officina Libraria è lieta di presentarvi il nono numero di Bibbia d’Asfalto – Poesia Urbana e Autostradale, la rivista aperiodica di poesia e narrativa diretta da Enzo Lomanno che potete leggere e acquistare sul sito www.kipple.it e nelle principali librerie online.
Fin dal suo esordio, prima come blog e successivamente come rivista, BdA è sempre stata terra di sperimentazioni su strade alternative, abrasiva come l’asfalto e votata alla ricerca di nuove connessioni e collaborazioni. BdA rinasce a nuova vita, più indomita della fenice, come atto di resilienza da parte della redazione e come luogo in cui custodire cose preziose per domani. La via è aperta, l’asfalto è bollente e le pagine sono incandescenti.

> La copertina è realizzata da Ksenja Laginja, mentre all’interno è presente il mio racconto A Pompei.

Dall’editoriale

Molte esperienze non sono dicibili, accadono in uno spazio in cui mai nessuna parola è penetrata
(R.M. Rilke)

Si scrive per l’assenza, per l’assoluta totale mancanza, e per l’incongruente stridore delle cose che pure continuano ad esistere malgrado tutto, ignare. Si scrive nel tentativo compulsivo di trovare un senso e di lasciare una traccia del passaggio in queste strade. Si scrive per tentare di fermare l’oblio e la dimenticanza che tutti ci cancella, come fossimo, tutti noi, scritti sulla sabbia. E si aspetta l’onda che arriva che arriva a cancellarci, sicura arriverà quest’onda a investirci di stupore, obbedendo anch’essa a chissà quale oscura legge che regola sia il finire che il ri-cominciare. E il finire e il ri-cominciare si ripetono mai uguali, come fossero sempre nuovi. Ma si nasce e si muore allo stesso modo, che pure è nuovo e assoluto per ognuno di noi.
Mi chiedo se vi sia altro per cui valga la pena scrivere, se non continuare nel tentativo di trovare una parola capace di spiegare tale stupore, una parola in grado di attraversare l’assoluto.

Stefania Di Lino

La quarta

Il dibattito sulle riviste letterarie dura da oltre un secolo ma recentemente pare giunto a una conclusione condivisa: tale forma editoriale di fatto non ha ragione d’esistere. Non rende, non ha lettori, è espressione di una cultura sorpassata. Le riviste sono troppe, inutili, sostituite da blog e social network, non valgono la fatica, i mal di pancia, gli amici persi. Non è un mistero che la rivista si sia presa una pausa fino al numero precedente, che sia stata messa in discussione, che sia stata in pericolo di vita e che oggi qui continui la sua rinascita. Se questo è avvenuto è stato grazie a una riflessione profonda e a un atto di volontà.
Ne è venuta fuori una rivista. Che volere di più? Non un mero luogo di deposito di testi vari, ma uno spazio in cui echeggiano anime, che si situa nel tempo ma non lo corteggia, che non si lascia sedurre dal bisogno di piacere al secolo. Non un rotocalco, una fanzine, un giornaletto usa e getta ma una vera rivista letteraria. Un luogo in cui si custodiscono cose preziose per domani.

AA.VV., Bibbia d’Asfalto n.9
Direttore editoriale: Enzo Lomanno
Copertina di Ksenja Laginja

Kipple Officina Libraria – Pag. 62 – 0.95€
Formato ePub e Mobi

Link

In caso di disgrazia | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine la segnalazione della riedizione di un romanzo di George Simenon, In caso di disgrazia, che fa luce sulle pulsioni erotiche e sui turbamenti che hanno tempestato la vita dell’autore stesso. Simenon era un maestro nel narrare e nel percorrere le tempeste dell’animo umano, le sue perversioni, eccovi la quarta e un estratto del romanzo:

La sera in cui Lucien Gobillot – uno dei più celebri avvocati di Parigi, la cui brillante carriera deve molto alle relazioni di sua moglie negli ambienti politici e mondani della capitale – riceve la visita di quella ragazza con «un viso da bambina e da vecchia allo stesso tempo, un misto di ingenuità e di astuzia … di innocenza e di vizio», cinica e palesemente pronta a tutto, ma anche, in un suo strano modo, commovente, che gli chiede di difenderla in un processo per tentata rapina, non immagina che la sua intera esistenza ne sarà sconvolta dalle fondamenta. A cominciare dalla ferrea, incrollabile complicità che per più di vent’anni lo ha legato alla moglie – la bella, la raffinata, la sprezzante Viviane. Con mano da maestro, Simenon ci fa percorrere tutte le tappe di un amour fou turbinoso e funesto, regalandoci uno dei suoi romanzi più intensamente erotici, più strazianti e appassionati. Scritto a Cannes nel 1955, “En cas de malheur” fu pubblicato l’anno seguente, e nel 1958 fu portato sullo schermo da Claude Autant-Lara.

«Alla luce di quanto oggi sappiamo della vita di Simenon, per sue dirette ammissioni, i turbamenti erotici del protagonista appaiono come un’adombrata liberatoria confessione: “Una fame di sesso puro, se così posso esprimermi senza far sorridere, ossia che prescindesse da qualsiasi considerazione sentimentale e passionale”. Sono le parole di Gobillot, di fronte all’irrefrenabile impulso che lo governa…».

L’incipit

Domenica 6 novembre.

Appena due ore fa, dopo colazione, nel salotto in cui eravamo passati a prendere il caffè, stavo in piedi davanti alla finestra, abbastanza vicino da avvertire la fredda umidità dei vetri, quando ho sentito mia moglie dire, dietro di me:
«Pensi di uscire, nel pomeriggio?».
Queste parole, così semplici e banali, mi sono parse cariche di significato, come se celassero un sottinteso che né io né Viviane osavamo esprimere. Ho esitato un po’ prima di rispondere, non perché non sapessi che cosa intendevo fare, ma perché per un attimo sono rimasto sospeso in quell’universo un po’ inquietante, anche se in fondo più reale del mondo di tutti i giorni, che dà l’impressione di scoprire l’altra faccia della vita.
Poi devo aver balbettato:
«No, oggi no».
Lei sa che non ho alcun motivo di uscire: l’ha intuito come tutto il resto; forse si tiene anche informata su ogni cosa che faccio. Non ce l’ho con lei, come lei non ce l’ha con me per quello che mi sta succedendo.
Nel momento in cui ha posto la domanda stavo guardando attraverso la pioggia fredda e scura che cade da tre giorni, anzi, dal giorno dei Morti, un barbone che andava e veniva sotto il Pont-Marie battendosi le mani sui fianchi per riscaldarsi. Fissavo soprattutto un mucchio di stracci nerastri addossato al muro di pietra, chiedendomi se si muoveva davvero o se si trattava di un’illusione dovuta al fremito dell’aria e al cadere della pioggia.
In effetti si muoveva, e ne ho avuto la certezza quando dai cenci è uscito un braccio, e subito dopo una testa di donna, gonfia e tutta scarmigliata. L’uomo ha smesso di passeggiare, si è girato verso la sua compagna per dirle qualcosa, e poi, mentre lei si metteva a sedere, è andato a prendere fra due sassi una bottiglia mezza vuota: gliel’ha data, e lei ha bevuto a canna.
In questi dieci anni, da quando siamo venuti ad abitare in quai d’Anjou, sull’île Saint-Louis, mi è capitato spesso di osservare i barboni. Ne ho visti di tutti i tipi, anche donne, ma era la prima volta che ne vedevo due comportarsi come una vera coppia. Perché la cosa mi ha colpito, facendomi pensare a un animale maschio e alla sua femmina rifugiati nella loro tana nel fondo di un bosco?

Egotica


Il dominio di un pensiero si risolve in una prospettiva anomala, il punto di vista incarnato shifta lievemente e la parallasse nuova diviene quasi inumana, o semplicemente egotica.

Le emanazioni del “Satellite oscuro” – A X I S m u n d i


Su AxisMundi un lungo post sull’occultismo lunare, sulle simbologie che il nostro astro più prossimo esercita sulle energie del nostro mondo fisico e psichico. Un estratto:

L’attività dello spiritismo porta con sé notevoli rischi, risiedenti soprattutto nel contatto passivo con elementi del cosiddetto mondo intermedio, costituiti da parti residuali di aggregati ormai in stato di dissoluzione, senza più alcun valore per un autentico percorso di crescita spirituale. Il luogo, inteso come “stato dell’essere”, da cui queste influenze filtrano è proprio il cosiddetto “satellite oscuro”, la “luna infernale”, simboleggiato dal cono d’ombra che la Terra proietta nello spazio cosmico in opposizione ai raggi del Sole.

Prima di proseguire ci sarà utile un breve accenno al simbolismo lunare. La Luna, come si sa, è il “primo morto”, l’astro che scompare per poi riapparire rinnovato; sono risaputi quindi i suoi legami con i mutamenti, i ritmi vitali, i cambiamenti di stato e di forma. La Luna presiede alla formazione degli organismi, ma anche alla loro decomposizione. È da una parte il regno dei morti, ricetto di forme di vita in dissolvimento, ma dall’altra anche luogo della rigenerazione, in cui nuove forme prendono vita, per perpetuare il perenne circolo dell’esistenza. Questo simbolismo era ben noto fin dai tempi più remoti, trovando infine nel De facie in orbe lunae di Plutarco la sua espressione più compiuta.

Il distacco


Ti racconto di una rapida discesa alle stanze oscure, quelle che visiti ogni tanto, quando sei riflessivo, introspettivo, di umore buio. Quelle discese sono taumaturgiche, mostrano aspetti di un reale che è estremamente veritiero, sei prossimo all’attaccatura della tua incarnazione, la cesura dal tuo fluttuare.

Premio Odissea IX Edizione: il vincitore | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione del vincitore del IX Premio Odissea, indetto da Delos Digital ogni anno e riservato a romanzi di Fantascienza. Il vincitore, anzi i vincitori, sono Emanuele Boccianti e Luca Persiani, che con Futuro invisibile hanno convinto la giuria; inoltre, la stessa giuria fa i complimenti anche agli altri finalisti, ovvero Karma City Blues di Giovanni De Matteo, Korchin e l’odio di Lukha B. Kremo, Zona d’ombra di Matteo Barbieri e Il viaggio di Lea di Giorgia Simoncelli. I primi due, Karma City Blues e Korchin e l’odio, saranno pubblicati in autunno in Odissea Digital Fantascienza.

Complimenti ai vincitori e complimenti anche ai finalisti, romanzi che personalmente fremo già di leggere.

Feltrinelli presenta “Orrore” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di un nuovo romanzo per Pietro Grossi, Orrore. La sinossi è molto intrigante, vi lascio alle sue note che avvinghiano, molto.

Tutto ha inizio con una casa nel bosco. Una casa apparentemente abbandonata. Al suo interno, polvere e muffa dappertutto, a eccezione di alcuni angoli lindi e scrupolosamente ordinati. E poi una maschera demoniaca di cartapesta, il disegno di un bambino che sembra appeso al frigo da qualche giorno soltanto, forniture ospedaliere. Al piano superiore, una maschera ancora più inquietante, ricavata da una tanichetta opaca. L’intera casa urla che qualcosa di sinistro accade fra quelle mura, ma cosa? Il protagonista e sua moglie sono appena rientrati in Italia per Natale: vivono a New York, e da poco è nato il loro bambino. Sono immersi nell’atmosfera morbida di quei primi mesi e approfittano delle vacanze per rivedere i vecchi amici. È allora che, seduti al tavolo di un ristorante, Diego e Lidia raccontano loro della misteriosa casa. Lui in particolare li ascolta con attenzione: è uno scrittore in cerca di storie e viene subito attratto dalla possibilità di trovare materia per un romanzo. Durante le vacanze il pensiero torna continuamente alla casa, perciò – quando è il momento di rientrare negli Stati Uniti – la moglie gli propone di restare, da solo, a fare qualche ricerca. Accettando, lui progetta di prendersi giusto un paio di settimane. Ma quel mistero è così inesplicabile, qualcosa lo attrae così visceralmente, che il tempo e le distanze – la distanza dalla sua famiglia, ma anche quella dal se stesso che credeva di conoscere – si spalancano. Gli appostamenti davanti alla casa diventano infatti – giorno dopo giorno, notte dopo notte – qualcos’altro, come se lo sguardo si spostasse dall’esterno al centro di sé.

La crime fiction | SherlockMagazine


Su SherlockMagazine la segnalazione di La crime fiction, saggio a cura di Stefano Calabrese e Roberto Rossi.

L’operazione è quantomai ambiziosa: rinchiudere la storia della crime fiction dalle origini a oggi, a livello planetario, e sfiorando anche pittura, fotografia, cinema e serie tv, in 140 pagine. E devo proprio dire che gli autori hanno fatto un egregio lavoro. Anche la bibliografia è di tutto rispetto.

Il volume, prevedibilmente e giustamente, percorre la storia canonica del genere: da Moll Flanders a Poe a Sherlock Holmes ad Agatha Christie, fino ad arrivare all’hard-boiled, a Patricia Highsmith, a Montalbano. Il tutto condito dalle ricette del successo – le abilità del detective, la serializzazione, la modernità, il mind reading, l’applicazione delle teorie sul doppio – fino a includere temi razziali, lo psichothriller, la realtà aumentata. Qualcosa in più forse si sarebbe potuto dire su come siano cambiati nel tempo la percezione della scena del crimine, il metodo scientifico e i rapporti tra fiction e forensics, almeno per spiegare perché mai da un certo momento in poi si sia abbandonato il termine detective fiction per l’attuale crime fiction. Ma questo, forse, sarà un altro libro.

D Editore – Promozione fulminante per festeggiare i 5.000 like su FaceBook


D Editore fa una promozione eccezionale: su tutto il catalogo, fino al 30 giugno, sconto del 25% per festeggiare i 5.000 like su FacciaLibro. Approfittatene, Datacrazia è soltanto l’ultimo di una serie di titoli estremamente interessanti, che vanno dall’Architettura al Transumanesimo, fino a indagare appunto gli strali dell’attuale controllo sociale. Quelli della D Editore sono tipi molto, molto in gamba. E fighi…

Cos’è, e come funziona, la propaganda coi meme? | L’indiscreto


Su L’Indiscreto un lungo articolo per esplorare il mondo dei meme. Un estratto significativo, non esaustivo:

Si può dire in origine, che quando i meme sono nati non ci fossero attribuzioni politiche. I meme erano di tutti, inoltre in quell’epoca la destra era in buona parte estranea a questi linguaggi. Ma la situazione era destinata a ribaltarsi repentinamente, il rush vero e proprio c’è stato durante la Great Meme War, che ha riscritto la storia dei meme su internet. Allora molte communities edgy legate all’Alt-right sono diventate le più influenti nella cultura memetica. A quel punto in modo quasi automatico le istanze di sinistra sono state delegittimate in questo contesto, come dimostra anche la creazione del meme The Left Can’t Meme, che rappresenta l’idea – ormai diffusa – che le sinistre siano intrinsecamente meno adatte a usare l’ironia, o comunque che non ne siano più capaci, essendo così titubanti a forzare il politicamente corretto, alieno a questo tipo di linguaggio. #MEMEPROPAGANDA si pone l’obiettivo di intervenire direttamente in questo dibattito, e visto che lo sguardo del papero sembra sempre più attratto dai flutti lutulenti, provo a risvegliare la sua attenzione chiedendogli in che modo intenda farlo.

“Noi ci riconosciamo in quella fazione che in qualche modo si ispira alla cultura wholesome, quella dei meta-meme che finiscono bene… Ti faccio un esempio, pensa a quel meme in cui c’è un robottino che guarda una cometa – è un meme tipicamente incel – e dice “I Want a girlfriend”; la trasposizione wholesome di questo meme è il robottino che vede la cometa ed esclama ‘Wow, una cometa!’ Ovviamente è un meta-meme, ne ridi solo se conosci la cornice. La cultura wholesome è una delle risposte della sinistra. Gli edgy si arrogano il diritto di dichiarare la morte dei meme, per esempio l’hanno fatto con SpongeBob, hanno visto che SpongeBob era entrato nel mainstream e l’hanno dichiarato morto. Gli wholesome tentano di combattere questa tendenza. Poi ci sono altre correnti a cui noi facciamo riferimento, per esempio la community di Discord di Gondola (Discord è una app che funziona come una sorta di evoluzione delle chat, all’inizio era usata dai gamers, poi è divenuta un luogo per organizzarsi fuori dai social network). Gondola è un meme character vissuto come anti-Edgy (quindi semplificando forse si potrebbe dire erede, come tendenza, della Tumblr-Left), il cui Discord vede come admin Seong-Young Her, il fondatore di The Philosopher’s Meme. Gondola non è famoso ma è comunque già antitetico a Pepe – che viene ricordato principalmente per aver portato sui media una narrazione di destra. Gondola al contrario è un paladino di chi va contro l’elitismo memetico, la sua missione è quella di portare avanti un messaggio anche quando diventerà mainstream. Quello che Seong sostiene è che Gondola non potrà morire, perché per gli wholesome i meme non muoiono, sono veicoli di un messaggio e se quel messaggio è forte può sopravvivere anche nella cultura mainstream.”

AERIA VIRTUS

"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

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Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

it takes a fool to remain sane

CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

ADESSO-DOPO

SCIVOLO.

Jakob Iobiz

Scrittore

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Enjoyable Information. Focused or Not.

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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Storie e Leggende dal Nascondiglio

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Come vivere senza stomaco, amare la musica ed essere sereni

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Racconti di viaggi e di emozioni.

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Qui all'ombra si sta bene (A. Camus, Opere, p. 1131)

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