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Archivio per luglio 17, 2018

Dóra Maurer – Thinking in Proportions | Neural


[Letto su Neural]

Osservando altre persone che guardano lo schermo del loro smartphone per ore, ci chiediamo cosa dovrebbe rappresentare un’impresa culturale simile a quella che la videoarte ha rappresentato negli anni Settanta per la televisione. Se non sembrassero antiquati, anche alcuni primi video arte sarebbero informativi e, infine, gli smart media non sarebbero mai messi in discussione. Un altro notevole sforzo delle edizioni DVD di Index è questa collezione di opere di video arte dell’artista ungherese Dóra Maurer. Tra i suoi lavori, i video qui inclusi testimoniano la sua principale poetica, che è quella del “movimento e dello spostamento”. È facile trovare queste qualità in quasi tutti i lavori qui inclusi. In particolare la dissezione del tempo e dell’immagine in “Ritardo”, dove il volto di una donna è spezzato in pezzi e riprodotto, mentre allo stesso tempo lo schermo e il suo contenuto in continua evoluzione è divisorio e unificante. Allo stesso modo, “Triolet” gioca con diverse prospettive ottiche dello stesso soggetto registrate attraverso una telecamera oscillante, poi assemblate meccanicamente dividendo lo schermo in tre parti, come un trittico orizzontale. Quello che Maurer sembra fare è mappare lo spazio dello schermo durante l’esecuzione attraverso un cancello aperto tra lo schermo e lo spettatore. Ecco perché questi lavori sembrano così recenti (a parte la qualità video). Certamente, produrre alcune delle idee negli anni settanta e all’inizio degli anni ottanta sarebbe stata una sfida tecnica, ma averle di nuovo pubblicate quarant’anni dopo afferma come ‘movimento e spostamento’ siano ancora molto rilevanti.

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Danilo Arona ed Edoardo Rosati presentano “La maledizione della croce sulle labbra” | HorrorMagazine


Su HorrorMagazine la segnalazione di un nuovo libro per Danilo Arona ed Edoardo Rosati, un medical horror dal titolo La maledizione della croce sulle labbra. Come sapete, qualsiasi cosa scritta da Danilo è per me un momento di pura estasi. Ecco la quarta del romanzo:

Un mistero antico pulsa nelle viscere di una lontana isola dei Caraibi. Un mistero che finisce per assumere le fattezze di una strana epidemia. Il dottor Alejandro Vegas, un infettivologo locale, cerca di lanciare l’allarme ma viene inspiegabilmente ostacolato. E la malattia, che non ha nulla di conosciuto e sembra infischiarsene delle leggi convenzionali della medicina, si diffonde. Dietro l’incedere del nuovo morbo sembra celarsi un manipolo di untori fondamentalisti, pronti a spargere nel mondo la feroce pestilenza a costo della vita. E lo scenario si complica ben presto, quando l’infezione-che-viene-da-lontano sbarca in Italia. A Milano. La metropoli è agitata da una raffica di omicidi e suicidi, i corpi delle vittime accomunati da un inquietante herpes che taglia le labbra come una croce blasfema. Due infettivologi ospedalieri, un lui e una lei, cominciano a indagare, ma ciò che sembra un bizzarro focolaio epidemico si trasformerà in un autentico incubo. Che ha il sapore di una piaga biblica. E che richiederà il pronto intervento del dottor Vegas.

Crying Sea, sonically invasive warning | Neural


[Letto su Neural]

La Grande zona dei rifiuti del Pacifico (Great Pacific garbage patch) è una palude di detriti marini, per lo più plastici, nell’Oceano Pacifico centrale, scoperta negli anni ’80. Recentemente è stata riscoperta dai media per la sua crescita e per una provocatoria petizione per dichiararla un paese. Tuttavia, simboleggia la negligenza umana nei confronti del prezioso ambiente e di come si manifesti con vigliaccheria se i danni non sono presenti in maniera evidente nella vita di tutti i giorni. Crying Sea è un’installazione di Park Jungsun, realizzata con i rifiuti oceanici del mare di Jeju, ambientata in una stanza come superficie su cui camminare obbligatoriamente. Il suono creato dai passi del visitatore riempie l’intera stanza, dopo essere stato ulteriormente distorto e amplificato, attraverso un sistema audio digitale dedicato di microfoni e altoparlanti. L’importanza strutturale dell’installazione funziona efficacemente, con la sua inesorabilità e il suono aggressivo. Si comporta come un avvertimento sonoro invasivo autoindotto da un disagio fisico.

Dieci consigli per scrivere fantascienza – Emanuele Manco


Emanuele Manco, annuncia sul suo sito, ha preparato un libro di consigli per scrivere SF. Vi lascio al suo dettaglio, assai esplicativo e cristallino che, per una pubblicazione che spiega cosa e come fare per scrivere di un argomento, è davvero l’optimum. Buona lettura e complimenti a Emanuele!

È un lavoro “su commissione”, ossia non parte da una iniziativa del sottoscritto, ma ho accettato di buon grado di scriverlo, anche per provarmi sulla lunga distanza. Sul sito dell’editore troverete alcuni estratti che spiegano quale sia stato il mio approccio, nonché il pulsante per acquistarlo.

Rispetto a quanto scritto lì aggiungo l’indice, che è lo scheletro sul quale ho costruito i miei ragionamenti.

  1. Sospendere l’incredulità; il sense of wonder
  2. Pensare in fantascienza
  3. Costruire la tua fantascienza
  4. Creare il tuo mondo
  5. Costruire le storie
  6. Ideare i personaggi
  7. Superare la paura dell’infodump
  8. Come dare coerenza all’insieme
  9. Decidere cosa scrivere: racconto o romanzo?
  10. Leggere fantascienza

In Dieci consigli per scrivere fantascienza troverete anche pensieri sparsi in vari articoli negli anni su cosa sia per me la narrazione, e quella fantastica  in particolare, con un approfondimento sulla fantascienza. Chi mi conosce sa che non amo molto gli steccati tra generi, pertanto nel saggio attingo a esempi di buona letteratura a prescindere da una collocazione. Esempi di buona lettura che possono ispirare per la scrittura.

O Yuki Conjugate – Tropic | Neural


[Letto su Neural]

Tropic viene presentato da O Yuki Conjugate – un gruppo post industrial/ambient fondato a Nottingham nel 1982 – ricordandoci che si tratta di una raccolta di brani dimenticati, in parte incompleti e inediti, registrati a Londra nel periodo 1994-95. L’elaborazione e post-razionalizzazione di questi materiali è stata opera dei soli Andrew Hulme e Roger Horberry, attuali membri effettivi del combo, che sono ritornati in attività dopo le molte variazioni che la line-up ha attraversato e finalmente – nel biennio 2015-16 – hanno rimesso mano a tali materiali, lavorando in particolar modo sulle trame più atmosferiche e ambient. Sin dagli esordi il gruppo ha sempre operato una seminale commistione fra elettronica e strumentazione classica, seguendo un approccio che, se pure pregno dello spirito del post-punk, ha sempre declinato verso trattamenti più gentili e ambientali, intenzionalmente oscuri, in parte “sintetici” e in parte “organici”. Erano anni nei quali simili sperimentazioni interessavano veramente pochi appassionati: oggi, invece, il ventaglio di proposte dedicate a soundscapes è in continua crescita e bene ha operato la Auf Abwegen di Till Kniola nel volere questa uscita e nel promuovere un tour che portasse il progetto di nuovo sui palcoscenici di alcune fra le principali città europee (Londra, Monaco, Dusseldorf, Amsterdam, Nijmegen e Anversa). “The Fate Of Less Valuable Animals”, lunga suite di 24′ e 37”, subito ci convince della consistenza dell’ispirazione, mantenuta sospesa, onirica, cupamente altalenante, quasi a sottolineare uno stato di disagio nel ripercorrere certe traiettorie. Non deve essere stato facile ritornare su quelle precise ombrosità organiche, atmosfere troppo silenziose e sonorità che si erano oramai dimenticate, registrazioni – per esempio – di una pioggia tropicale alle quali sono aggiunti delicati elementi percussivi, gong, synth e altre micro-emergenze auditive. Anche “Darkness Was Here Yesterday” – che ha all’incirca la stessa durata del brano precedente – è altrettanto misterico, ondivago, solcato da iterati scampanellii, ma è addirittura più ricco di variazioni, con elementi molto tremolanti e pause dilatatissime, quasi silenti. L’uscita è molto suggestiva, insomma, e anche le connotazioni etniche – mai troppo insistite seppure consistenti – ben si prestano a un ascolto scevro da elaborazioni particolarmente concettuali.

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E’ un’illusione che le foto si facciano con la macchina… si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa. (Henri Cartier-Bresson)

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ORME SVELATE

la condivisione del dolore è un dono di amore da parte di chi lo fa e di chi lo riceve

francesca del moro

La differenza tra prosa e poesia è che la prosa dice poco e ci mette molto tempo, la poesia dice molto in pochissimo tempo. C. Bukowski

Istanze & Fantasmi

poesie seminate, di Martina Campi

Astro-Sirio

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Racconti di fantascienza (e altro) di Piero Schiavo Campo

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Cinema was made to reunite the Visible and the Invisible

Il Calamaio Elettrico

Versi di Mauro De Candia e influenze varie

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Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti

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