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Archivio per ottobre 2, 2018

Il fiato del drago – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine un bell’articolo di Giovanni Iozzoli sul sindacalismo, e sulle dinamiche sottese al Liberismo che tutto mangia, anche se stesso. L’ombra di qualcosa d’inumano che agita tutto dietro alle quinte è estremamente palese.

Oh, il mistero arcano della creazione di valore.
Oh, il mistero ancora più occulto della creazione di coscienza: i produttori di valore davanti all’incantesimo della merce, della ricchezza astratta, della potenza produttiva dispiegata. E della loro indecifrabile condizione dentro questa fantasmagoria.

Ne Il Gigante Sepolto, Ishiguro Kazuo (nobel per la letteratura) racconta la leggenda di un vecchio drago, il cui alito pestilenziale diffonde nell’aria una nebbiolina infida che cancella i ricordi, confonde le memorie, intorpidisce le coscienze. È un incantesimo che ha attribuito al fiato della bestia questo potere. E così tutti gli abitanti di quelle contee vivono cupamente, nella smemoratezza, nella fallace percezione di sé, nel tran tran quotidiano dove il passato è cancellato e quindi il futuro è inimmaginabile. Questa grama condizione sospesa è il prezzo da pagare per la pacificazione della Britannia.
Il drago del racconto finirà ucciso e la storia – terribile, dinamica e sanguinaria – si rimetterà in moto.
Il nostro drago è ancora all’opera, esala i suoi effetti a ogni sospiro, mentre le nebbie circondano cantieri, capannoni, magazzini, si insinuano attraverso le orecchie dentro la testa della gente. Il drago, probabilmente, giace nascosto dentro una qualche cavità naturale, nel cuore della pianura padana, qui nel centro esatto del nuovo triangolo industriale. È la sua nebbia che ti fa sentire debole, impotente, impedisce la presa d’atto della realtà, la consapevolezza. L’incantesimo continua. La pacificazione regge.

Diciamolo in italiano: l’intervista esclusiva | ThrillerMagazine


Su ThrillerMagazine una bella intervista di Lucius Etruscus ad Antonio Zoppetti, curatore del blog Diciamolo in italiano e fautore di iniziative inerenti la lingua italiana.

Sia il tuo blog che il tuo libro più recente si intitolano “Diciamolo in italiano”: quando hai sentito il bisogno di denunciare la rinuncia degli italiani a “dirlo in italiano”?

Qualche anno fa volevo scrivere un libro sull’italiano del Nuovo millennio, e ho cominciato a studiare e raccogliere materiale per capire cosa stava cambiando. Inevitabilmente, ho dovuto affrontare il problema degli anglicismi, ma all’epoca ero convinto della validità delle argomentazioni di Tullio De Mauro e dei principali linguisti. Credevo che la lingua italiana non fosse in pericolo, che gli anglicismi fossero soggetti a forte obsolescenza e passassero di moda rapidamente, che fossero perlopiù tecnicismi non in gradi di intaccare la lingua comune. Invece, approfondendo la questione mi sono accorto che molti dei dati citati risalivano agli anni Ottanta, che tra i “tecnicismi” c’erano parole che conoscevano anche i bambini, come mouse, password, scanner, laser… che non esistevano dati sugli anglicismi usciti dalla lingua e regrediti. Insomma, le cose non tornavano e avevo bisogno di compiere nuove ricerche.

La mia fortuna è stata che nel 1992 avevo curato il riversamento in CD-Rom del primo completo dizionario digitale messo in commercio in Italia, il Devoto Oli. Quel lavoro fu il prototipo dei dizionari digitali che circolano ancora oggi, avevamo inserito la possibilità di ascoltare in audio la pronuncia di 20.000 parole e soprattutto avevo “smontato” il dizionario per ricostruirlo in oltre un centinaio di indici: i linguaggi settoriali e gli ambiti, gli indici grammaticali, etimologici… Tra questi c’erano anche i forestierismi, divisi lingua per lingua, tra cui 1.600 parole inglesi. Questo primo lavoro pionieristico non ebbe all’epoca una grande circolazione e oggi non lo conosce quasi nessuno, eppure si è rivelato fondamentale per me, perché era il primo dizionario digitale che permetteva l’estrazione dei dati per parole chiave. Prima di allora non era possibile conteggiare gli anglicismi ed estrapolarli dai dizionari, se non leggendo tutto il volume.

Recuperate tute queste informazioni, non restava che confrontarle con quelle di oggi. E allora, con grande stupore, facendo un confronto “all’americana” tra il Devoto Oli 1990 e quello del 2017, mi sono accorto che gli anglicismi erano passati da 1.600 a 3.500. Confrontando gli elenchi è stato facile rendersi conto non solo dell’aumento, ma anche del fatto che le nuove entrate erano sempre meno tecnicismi. Poi, visto che non esistevano statistiche, mi son messo a contare gli anglicismi usciti dal dizionario del 1990, e ho scoperto che erano meno di 70, di fronte a un’entrata di quasi 2.000 nuovi. Contando e facendo ricerca mi sono accorto che l’anglicizzazione dell’italiano in trent’anni non solo era innegabile, ma era anche enorme.

Dunque, abbandonato il progetto iniziale, ho lavorato solo sugli anglicismi, e ne è uscito il libro che hai citato che contiene dati e ricerche prima assolutamente inedite. Subito dopo ho aperto un sito personale per divulgare e approfondire le mie tesi.

Eärendil – The silence of the Woods


Nel silenzio interiore agitato dalle fronde, le impressioni sono olografiche e vibrano naturali.

Eìs Apóllona | LaMisuraDelleCose


Sul blog LaMisuraDelleCose un rapido excursus su Apollo, sulla sua energia e sulla necessità di sottomettersi che si prova al suo cospetto. Un estratto:

La descrizione di Apollo richiede stile sublime: un’elevazione al di sopra di tutto ciò che è umano. La citazione è di Winckelmann ed è riportata da Walter Otto (Gli dèi della Grecia, 1944) il quale, a proposito del luminoso figlio di Zeus, scrive: «Apollo accanto a Zeus è il dio greco più significativo […], è impossibile immaginare che egli possa comparire senza dar prova della sua superiorità». Le sue manifestazioni sono grandiose, la sua voce risuona con la maestà di un tuono e chi lo incontra non solo ne è intimamente scosso, ma risente nella sua potenza tutta la caducità dell’esistenza terrena.

Matter – Dangerous Vision | Neural


[Letto su Neural]

Arriva dalla Black Chrysalis Archives – una label indipendente capitolina, focalizzata sulla techno e formatasi durante il 2017 – Dangerous Vision, ultima fatica del bolognese Matter, alias di Fabrizio Matrone, conosciuto anche come Heidseck, sperimentatore avvezzo a un’elettronica fortemente ritmica, cupa e analogica. Matrone – che in precedenza ha pubblicato su Kvitnu, Le Petit Machiniste e Soviet Media Control – è abilissimo nell’apparecchiare sequenze macchiniche e stridenti, mantenute nella prima traccia proposta, “Colony”, in uno stato di tensione permanente, agitando inviluppi che ad arte non sono tuttavia risolti in un finale catartico, seppure intrisi d’un vitalismo purista e senza fronzoli. In “Null-O” l’incedere è invasivo, solcato da gong effettati e da un crescendo trattenuto e ripreso in una pienezza d’intrecci e coloriture sintetiche, space e ipnotiche, scientemente rese nell’ottimo mastering di Giovanni “Blob” Roma (de L’Arte Dei Rumori Studio). La serie Imago – che prende l’avvio proprio con questa uscita – fa presagire quale possa essere un suo possibile pantheon di riferimenti soprattutto con la prima traccia sul lato B, “The Preserving Machine”, una collaborazione con Retina.it, Ruhig e PRG/M, che assieme adottano il moniker r²π Incursion. L’approccio in questo caso è ancora più minimalista ed essenziale, intriso di un particolare sapore clubbing capace di reggere benissimo le piste più insubordinate e inquiete, amanti d’un approccio non convenzionale e battente. Interessante – riferito a questa incisione – è anche il tagliatissimo video in bianco e nero di Sebastian Kökow, dj, filmaker e podcaster di notevole radicalità e competenza (sotto la sigla the29nov), attivo oramai con un certo successo in quel di Berlino. Si chiude con la title track – che è l’unica del cespo ad avere corposi vocal e insistite citazioni industrialiste – una prova millimetricamente cesellata, resa iper-vivida dai potenti elementi ritmici che s’aggiungono alle umbratili e incombenti trame iterate, conciliando arte della consolle e astratte, concettuali pulsioni. Un’esplorazione del suono che è come bloccata in una membrana transitoria, una crisalide nera, che diventa un quiescente archivio ancestrale di un atteggiamento, un codice genetico di programmazione che è lo stesso nei vari stadi di sviluppo delle progressive metamorfosi.

The Nefilim

Fields Of The Nephilim

AppartenendoMI

Ero roba Tua

AERIA VIRTUS

"L'unico uccello che osa beccare un'aquila è il corvo. Si siede sulla schiena e ne morde il collo. Tuttavia l'aquila non risponde, nè lotta con il corvo, non spreca tempo nè energia. Semplicemente apre le sue ali e inizia ad alzarsi piu'in alto nei cieli. Piu' alto è il volo, piu' è difficile respirare per il corvo che cade per mancanza di ossigeno".

ONLINE GRAPHIC DESIGN MARKET

An Online Design Making Site

Sanguinarie Principesse

E del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia. (N. Hikmet)

Cavallette neanche tanto Criptiche

Duff Beer, feeling no pain / Made from Canadian rain

CARTESENSIBILI

Colui che non riesce a trovare spazio per gli altri manca di comprensione, e a chi manca di comprensione tutti risultano estranei.- Zhuāngzǐ

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"Scrivete quel che volete scrivere, questo è ciò che conta; e se conti per secoli o per ore, nessuno può dirlo." Faccio mio l'insegnamento di Virginia Woolf rifugiandomi in una "stanza", un posto intimo dove dar libero sfogo - attraverso la scrittura - alle mie suggestioni culturali, riflessioni e libere associazioni.

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