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Archivio per novembre 21, 2018

Alphaxone & Xerxes the Dark – Nascency


Il clock quantico delle surrealtà siderali…

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Cold Minimal Synth Wave Compilation


Una lunga compilation di ColdWave, da assimilare mentre il tempo fuori cola il buio.

Sumiko


Lovecraft in formato pop

De Pascalis, la storia e il fantastico – Associazione World SF Italia


Su WorldSFItalia è apparsa una bella intervista da parte di Filippo Radogna a Luigi De Pascalis, autore di quel romanzo storico su Giuliano l’Apostata (Il mantello di porpora) che tanto mi è piaciuto. Uno stralcio.

Un ciclo dei tuoi romanzi è dedicata al magistrato della Roma antica Caio Celso. Cosa racconti e quanti romanzi gli hai dedicato?
Ho dedicato a Caio Celso tre romanzi (il primo fantastico — Rosso Velabro — e gli altri due realistici, e due racconti lunghi, anche qui uno fantastico e l’altro no. Il motivo di questa dicotomia è che, dopo aver letto Rosso Velabro, Luigi Sanvito, allora responsabile di una collana gialla e noir per Hobby&Work, mi disse che il personaggio gli piaceva ma, data la natura della collana, gli occorrevano gialli storici puri. E io ho acconsentito.

Nel 2016 con Notturno bizantino, che fu candidato allo Strega, segnalato al Premio Campiello e fu anche vincitore del Premio Acqui Storia hai ricostruito gli ultimi anni dell’Impero bizantino e la caduta di Costantinopoli.
Notturno Bizantino è il romanzo che mi ha  dato più soddisfazioni. Gli ho dedicato circa quattro anni e ha ottenuto decine di recensioni tutte positive. La mia attenzione su Costantinopoli si era formata quando scrivevo Il mantello di porpora, romanzo dedicato a Giuliano l’Apostata. Anche qui ho immaginato una trilogia che dovrebbe finire con la presa di Otranto e la morte di Maometto II, per cui ho fatto tutte le ricerche necessarie e ho scritto le prime 60 pagine. Ho l’abitudine di lavorare a 3 progetti insieme, uno da editare e in attesa di pubblicazione, uno in fase di scrittura e l’ultimo per cui lavoro a ricerca e appunti. Non amo fare per troppo tempo la stessa cosa.

Ohm – G5 | Neural


[Letto su Neural]

Ticchettii incalzanti, un costante ronzio di fondo, gong appena percettibili, sibili, frequenze trattenute, stridori metallici e altre tiepide ma egualmente sensibili emergenze auditive. Questo il campionario che v’aspetta all’ascolto della prima parte di G5, registrazioni che occupano per intero il lato A dell’edizione approntata da Dinzu Artefacts in formato cassette audio (disponibile anche in digitale). Solo dopo diversi minuti di attenta sintonia scopriamo essere queste sonorità il risultato di un live al Sonic Acts, festival che si tiene ad Amsterdam, organizzato dall’omonima istituzione, specializzata nella ricerca, nello sviluppo e nella produzione di opere all’incrocio tra arte, scienza e teoria. Il trio – che nella seconda delle due parti presenta un’altra sessione registrata dal vivo, questa volta alla Gaudeamus Muziekweek, evento che si tiene ad Utrecht – è composto da Radboud Mens, Gijs Gieskes e Geert-Jan Hobijn, sperimentatori e musicisti non nuovi, anche singolarmente, ad un approccio audio-art, alla realizzazione di strumenti e apparati atti alla produzione di suoni, alla composizione e alla perfomance new media. Gli Ohm – in questo caso davvero il nome sembra essere un presagio – utilizzano una pletora di strumenti non tradizionali per costruire le loro trame, dense di sequenze iterate, meditative e ambientali nelle atmosfere, frutto di vibrazioni aeree, gentili ma anche un po’ inquietanti. Non è un caso allora che in un progetto collaborativo di tal fatta si siano già sperimentate anche installazioni site specific o che Geert-Jan Hobijn sia attivo da tempo come membro della crew Staalplaat Soundsystem, seminale combo nella popolarizzazione di un approccio multidisciplinare e DIY, attento nel realizzare opere e azioni sonore in spazi museali, ambienti industriali, luoghi pubblici urbani o extra-urbani. Con un trio siffatto e in versione live il tutto scivola anche verso forme interpretative più libere, dettate anche dalle improvvisazioni in tempo reale che si creano tra i musicisti, artisti che sono avvezzi a una distinzione differente e più sottile tra suono, rumore e musica. Non c’è nulla di esoterico o di particolarmente tecnologico riguardo a come queste musicalità sono espresse e anche distinguere da dove proviene il suono, sicuramente rende più agevole l’ascolto. Ogni fenomeno vibrazionale ha già abbastanza misticismo attorno a sé.

La Sindrome del Colibrì

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