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Archivio per novembre 28, 2018

Occhi, burattini e doppelgänger: il “perturbante” in “Der Sandmann” di E.T.A. Hoffmann (I) – A X I S m u n d i


Su AxisMundi una bella agiografia su E.T.A. Hoffmann, lo scrittore di oscurità e weird ante litteram di due secoli fa. Un estratto dall’ampio trattato.

In anticipo di qualche decennio su E.A. Poe e di circa un secolo su Arthur Machen e H.P. Lovecraft, Hoffmann riuscì in numerosi racconti a fare del “perturbante” la vera molla propulsiva, l’elemento segreto della sua arte: le sue intuizioni e ossessioni labirintiche non ispirarono solo grandi colleghi come i summenzionati, e inoltre Dostoevskij, l’Hermann Hesse più “esoterico” (Il lupo della steppa e Demian) e lo Schnitzler, ma fecero anche breccia nell’immaginario di alcuni dei registi cinematografici più rilevanti dei nostri giorni, quali David Lynch e Roman Polanski. In questo articolo ci proponiamo di mettere in luce alcune osservazioni che ci fanno propendere per questa tesi, e su cui il lettore è invitato a prendere una posizione autonoma.

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Kusayla, l’Artù berbero – TRIBUNUS


Su Tribunus interessanti pagine di Storia, che in pochi conoscono. Parliamo dell’epoca postgiustinianea, Costantinopoli ha sostanzialmente fallito il suo segno ecumenico di restaurazione di tutto ciò che era in epoca Classica l’Impero Romano, e si trova a gestire i brandelli del caos incipiente. Un estratto:

Negli anni ’80 del VII secolo, la provincia imperiale d’Africa, riconquistata da circa un secolo e mezzo, sembrava avere i giorni contati.

Già soggetti a continui moti scissionisti da parte di comandanti dell’esercito imperiale, i territori romani del Nord Africa avevano subito le prime invasioni arabe a partire dal 647-648. L’esarca secessionista Gregorio era stato pesantemente sconfitto e ucciso in battaglia dagli Arabi a Sufetula, a poco più di 200 km da Cartagine, e il territorio della Tripolitania (l’odierna costa libica) era stato ormai irrimediabilmente perduto.

Dopo una battuta di arresto all’invasione di poco più un decennio, per disordini interni al califfato, gli Arabi tornarono finalmente all’offensiva nel 665, sotto le direttive del califfo Muawiyah (colui che, non ancora califfo, aveva riportato una vittoria navale contro i Romani alla battaglia di Phoenicus, ponendo fine al controllo assoluto romano del Mediterraneo).

Approfittando del caos venutosi a creare con la morte di Costante II e delle difficoltà del figlio di questi, Costantino IV, nel mantenere il potere, Muawiyah per primo lanciò un raid in Sicilia nel 669, e inviò il generale Uqba ibn Nafi a proseguire la conquista dell’Africa, estendendo i domini arabi a grossa parte della Bizacena (odierna Tunisia).

Nel 670 Uqba ibn Nafi fondò la città di Kairouan, a circa 180 km a sud di Cartagine, nuova base operativa per l’espansione verso occidente e destinata a diventare un importante centro della futura Ifriqiya araba.

Dopo essere stato scalzato dalla sua posizione, intorno al 675, da Abu al-Muhajir Dinar, che proseguirà l’opera di conquista ma con il quale non avrà mai buoni rapporti, Uqba tornerà a essere l’amir dell’Ifriqiya solo nel 682, deciso più che mai a portare sotto il controllo arabo tutta l’Africa nord-occidentale.

In tutto questo, dalle fonti sembra evincersi solo che i Romani assistettero impotenti all’avanzata araba. Le truppe imperiali rimaste, senza supporti dall’esterno, non avevano la forza per poter affrontare direttamente il nemico, che oltre ad avere eserciti numerosi stava iniziando ad aumentare le sue fila grazie alla conversione di numerose tribù berbere dell’entroterra, che avrebbero dovuto in realtà fungere da supporto ai Romani. In terra d’Africa, all’impero non rimanevano che le città costiere (Cartagine, Hadrumetum, Hippo Regius, Hippo Diarrhytus) e diversi fortilizi dell’interno.

È in questo clima di disfatta e di crollo inevitabile, che emerse un uomo capace per quasi un decennio di riunire Romani e Berberi e di respingere, almeno temporaneamente, l’offensiva araba: Kusayla.

Il futuro è adesso, finalmente una grande guida alla fantascienza | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di un monumentale lavoro di Carmine Treanni, che interessa tutto l’arco della SF e di cui se ne sentiva la mancanza. Parlo di Il futuro è adesso, il grande libro della Fantascienza. Eccovi la scheda, opera imperdibile per ogni appassionato del genere:

Da oltre 90 anni la fantascienza ha influenzato il nostro immaginario, aiutando l’uomo comune a sognare il proprio futuro: viaggi nel tempo, invasioni aliene, esplorazioni spaziali, robot e mutanti sono solo alcuni degli strumenti narrativi che la fantascienza ha utilizzato per leggere il nostro presente, ispirando scienziati, ingegneri e astronauti nel loro lavoro e offrendo, in generale, all’uomo la possibilità di riflettere su: chi siamo, cosa vogliamo e dove stiamo andando.
Questo libro vuole raccontare questa forma di intrattenimento popolare attraverso la sua migliore produzione, per invitare ciascuno a costruirsi una propria biblioteca multimediale di base.

Zoe Mc Pherson String Figures | Neural


[Letto su Neural]

A marchio SVS – etichetta fondata nel 2013 da Benedikt Brachtel & Daniel Hermann-Collini, un progetto focalizzato sulla realizzazione di residenze artistiche e di una piattaforma di visibilità per i partecipanti a questi appuntamenti – è Zoë Mc Pherson, sperimentatrice per metà francese e per metà nord irlandese, adesso di base a Bruxelles, a presentare un album che grazie alla collaborazione con la videomaker Alessandra Leone brilla d’una spiccata vocazione transmediale. La rarefatta ma anche aspra ossessione è quella d’un incontro tra fascinazioni organiche ed elettroniche, tradizioni dalle connotazioni etniche e derive digitali. Intreccio che nell’apporto della Leone non può essere ridotto solo ad un accattivante accompagnamento visivo – del quale finora è fruibile solo la prima puntata di una serie annunciata di sette capitoli. La combinazione delle sequenze sonore, il canto, i gesti delle mani nella pratica del cat’s cradle, la gestualità delle dita e dei corpi, nonché le trame create dai fili in un astratto e concettualizzato bondage, mettono letteralmente in campo quelle che sono state le idee ispiratrici dell’opera. La Mc Pherson ha immaginato “un indigeno del futuro”, mescolando animazione generativa, motion capture, danza e performing art, facendo collaborare fra loro coreografi, ballerini, costumisti e tecnici 3D, oltre ai musicisti ed ai tecnici del suono che dal vivo hanno partecipato alle riprese. Alessandra Leone ha splendidamente assecondato questa visione e ha saputo rendere in immagini e movimento una progettualità artistica che altrimenti sarebbe rimasta prettamente di matrice audio-virtuale. È ricco d’ispirazione l’andamento lungo le sette tracce, che danno vita a questo viaggio onirico, e va a comporre una sorta di puzzle etno-musicale in bilico tra miscele eclettiche, word music e forte ritmicità, partiture sonore che non sono prive di dense suggestioni space e automatizzate cadenze, efficaci vocal e trasalimenti concettualisti. “Tell me the story”, sussurra viziosamente in guisa spoken word l’autrice all’inizio del primo brano in scaletta – “i. Sabotage Story (unknot opening)” – e la narrazione rifulge un po’ sacrale, ipnotica, mutaforme e trippy, o altrettanto malsanamente noisy e ritmica in “Komusar (moving)”, dove è il primitivismo ad essere sottolineato. In altri passaggi di String Figures sembra essere la sperimentazione elettronica a prevalere, comunque imbevuta d’un forte lirismo e di una musicalità arcaica.

Chef in galleria | Daniele Cascone


Collaborazione insolita per Daniele Cascone, l’esplorazione del connubio cibo e arte figurativa. Ecco i dettagli presi dal suo post. Chi può vada, non si perda questa splendida occasione di avanguardia e buon gusto.

Modica – Il binomio tra arte e cibo è sempre più diffuso al giorno d’oggi. Se le mostre di quadri e fotografie d’arte all’interno dei ristoranti sono divenute una consuetudine, è piuttosto insolito che i piatti di uno chef siano gustati in una galleria d’arte. È questa l’idea alla base di “Chef in galleria”, l’iniziativa organizzata da Lo Magno arte contemporanea di Modica. Domenica 2 dicembre alle ore 19 gli spazi espositivi di Via Risorgimento 91-93 si trasformeranno per una sera in un esclusivo ristorante. Dove gli ospiti potranno ammirare una mostra allestita con i “pezzi forti” della collezione di opere della galleria e gustare una “collezione di piatti” dello chef Accursio Craparo di Accursio Ristorante, stella Michelin nel cuore di Modica. L’iniziativa è la prima del genere nella provincia.

La serata gastronomica sarà preceduta, venerdì 30 novembre alle ore 19, dalla presentazione della collettiva d’arte. In mostra dipinti di Francesco Balsamo, Gianni Di Rosa, Franco Fratantonio, Emanuele Giuffrida, Sylvie Martens, Giovanni Viola, Giovanni Blanco, Frank Lupo, Sasha Vinci, Piero Guccione, Giovanni La Cognata, Irina Ojovan, Giuseppe Colombo, Francesco Lauretta, Andrea Cerruto, Piero Zuccaro, Giuseppe Puglisi; incisioni di Sandro Bracchitta; fotografie di Davide Bramante, Daniele Cascone, Aldo Palazzolo, Mariagrazia Galesi, Giuseppe Leone, Melissa Carnemolla, Claudio Centiméri e ceramiche di Nicolò Morales. L’esposizione potrà essere visitata dal 4 al 24 dicembre, tutti i giorni dalle ore 10 alle 13 e dalle 16 alle 20.

Domenica 2 dicembre gli ospiti della galleria potranno deliziare l’occhio e il palato. L’occhio, con le opere in mostra. Il palato, con un menù ispirato ai concetti di pittura e scultura, forma e colore, accompagnati dai Vini d’Autore di Luca Giunta.

«La cucina in generale, l’alta cucina in particolare – spiega lo chef stellato – trova nell’arte una naturale ispirazione. La stessa arte della presentazione assume un significato non tanto e non solo in relazione agli ingredienti e al piatto stesso, ma agli intrecci culturali che lo hanno generato, intrisi di riferimenti trasversali. Per questo, per la Galleria Lo Magno ho pensato a una piccola “collezione” di piatti che più di tutti rendono chiaro questo legame. Pane e Olio e Pane e Cipolla, innanzitutto, due omaggi alla tradizione contadina che ho ripensato quasi scultoreamente, attraverso giochi di forme e consistenze. Lo stesso si può dire del Carciofo, che nasce da un vero e proprio lavoro di studio della materia e di rappresentazione plastica. Verso suggestioni astratte si muovono invece “L’arancino si chiude a riccio”, ennesima evoluzione del mio storico arancino millesimo, e “Autunno”, un maialino arrosto in cui il contorno di castagne, nocciole, verdure spontanee e frutti rossi si ricompone pittoricamente in vere e proprie macchie di colore. E per finire, l’Uovo-illusione, il mio storico dolce-firma, concettuale e allo stesso tempo ludico, che tra le altre cose proprio il mese scorso è entrato nel menu di selezione internazionale del ristorante In Situ del San Francisco Museum of Modern Art».

La cena, solo su prenotazione, sarà riservata a un massimo di 40 persone che saranno ospiti della Galleria. Le prenotazioni potranno effettuarsi entro il 29 novembre telefonando allo 0932 763165 oppure al 339 6176251. L’iniziativa è realizzata dalla Galleria Lo Magno, in collaborazione con Accursio Ristorante, l’enoteca Vini d’Autore di Luca Giunta e il contributo di Sento Centro Acustico.

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