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Archivio per dicembre 23, 2018

Continua la promo “A Natale siamo… tutti più Weird”!


[Letto su KippleBlog]

A Natale siamo… tutti più Weird

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Gialli di rabbia: chi ha paura della lotta di classe? – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine la genesi e lo sviluppo dei GiletGialli, il movimento di protesta davvero operativo che sta scuotendo la Francia e anche i palazzi del NeoLiberismo più atroce. Cose interessanti, a volte, succedono nel mondo.

Quando Eric Drouet e Bruno Levevre, il 15 ottobre, hanno creato un evento su Facebook che chiamava a bloccare le strade il mese successivo, probabilmente non avrebbero mai immaginato di “dare fuoco alle polveri”, infiammando la collera sociale latente nell’Esagono e che l’incendio travalicasse i perimetri della Francia metropolitana fino ad arrivare alla lontana isola della Reunion, Territorio Francese d’Oltre-Mare nell’emisfero meridionale dell’Oceano Indiano.

Non immaginavano forse che “un evento” si trasformasse in uno dei più longevi e “radicali” – nel senso di andare alla radice – movimenti della Quinta Repubblica, in grado di ridefinire l’ordine del discorso e stravolgere l’ideologia neo-liberista in salsa francese, cioè l’ordine discorsivo della riscossa padronale.

Non pensavano probabilmente che avrebbero spianato la strada ad un composito corpo sociale pronto finalmente a chiedere il conto ad un monarca repubblicano, Macron, che come pretende ogni epica storica che si rispetti si compie per Atti: siamo al Sesto.

È una rivolta?
No sire, assomiglia più ad una rivoluzione.

Così probabilmente Ghislain Coutard, quando ha lanciato il suo appello agli automobilisti il 24 ottobre, chiedendo di mettere ben in vista sul cruscotto il gilet giallo, come simbolo di quella protesta montante – nata contro l’aumento del prezzo del diesel e della benzina previsto per il prossimo primo gennaio e poi congelato, ma ben presto estesasi al caro vita e al deficit di rappresentanza politica – non pensava probabilmente che quella geniale intuizione avrebbe costituito un simbolo di riscatto, e allo stesso tempo l’incubo per le classi dominanti, in Francia e nel mondo.

Saturnalia, Solstizio d’Inverno e Natale | ilcantooscuro


Alessio Brugnoli continua a inanellare un’ottima serie di post – come meravigliarsi del contrario? – parlando diffusamente e con una conoscenza cui m’inchino, dei Saturnalia (che si concludono oggi), indagando la festa prima del consolidamento che ha avuto in epoca imperiale. Un significativo estratto:

Come tradizione, in questi giorni leggo in giro parecchi post e commenti che legano tra loro Saturnalia, Solstizio d’Inverno, Sol Invictus e Natale, come se fosse la cosa più lineare del mondo; in realtà a causa del bislacco e conflittuale rapporto che i Romani avevano con il calendario, le cose sono assai meno semplici di quanto appaiano a prima vista.

Ai tempi del Septimontium, la federazione protourbana di pagi, villaggi, che dalla seconda metà del IX secolo a.C. precede il sinecismo che porta alla nascita di Roma, era in vigore un peculiare calendario, che gli annalisti, per sottolinearne l’antichità, attribuiva a Romolo.

Tale calendario, secondo quanto raccontano Ovidio e Macrobio, aveva come primo mese Marzo, nel cui primo giorno si attizzava il fuoco sacro dedicato a Vesta, che forse simboleggiava il rinnovo del foedus che univa i vari villaggi, e terminava a Dicembre.

Di fatto era così articolato

Martius (31 giorni)
Aprilis (30 giorni)
Maius (31 giorni)
Iunius (30 giorni)
Quintilis (31 giorni)
Sextilis (30 giorni)
September (30 giorni)
October (31 giorni)
November (30 giorni)
December (30 giorni)

Con una durata complessiva di 304 giorni. Un calendario, a prima vista fatto apposta per fare venire l’esaurimento a tutti gli studiosi e gli eruditi: da una parte, non rispetta, come evidenziava Macrobio, le caratteristiche specifiche di un calendario lunare, dato che questo dura 354 giorni e ha mesi, detti siderali, di 29.5 giorni. Ancora più labile è il legame con l’anno solare, con i suoi 365 giorni. Gli eruditi latini, consapevoli di tale stranezza, arrivano a ipotizzare che esistessero ben 61 giorni extracalendariali, in cui il tempo non veniva misurato.

Il che, nonostante i prisci latini fossero strani assai, è un’idea parecchio campata in aria: negli ultimi anni, però, alcuni studiosi si sono resi conti due particolari interessanti. Il primo è che tra l’anno romuleo e quello lunare vi fosse un rapporto di 7 a 6, ossia sette anni romulei coincidevano, come numero di giorni, con una piccola approssimazione, a sei anni lunari. Per cui, ogni sette anni romulei, vi era un riallineamento tra i due calendari.

Di conseguenza, è possibile che l’anno romuleo fosse parte di un ciclo più ampio, di 7 anni, che doveva rispecchiare delle motivazioni politico religiose di cui si è persa memoria. Questo spiegherebbe il perché, nel calendario latino, vi fosse una duplicazione delle feste, a febbraio e dicembre legate alla purificazione del Tempo e al passaggio tra il nuovo e vecchio anno: probabilmente alcune erano connesse all’anno romuleo, mentre altre erano legate al ciclo di 7 anni.

Il secondo è legato al cosiddetto ciclo nundinale; i romani del periodo regio e repubblicano adottavano una settimana di otto giorni, i quali erano contrassegnati con le lettere dalla A alla H. Dato che l’anno iniziava sempre con la lettera “A”, ogni data era sempre contraddistinta dalla stessa lettera.

Tale settimana veniva chiamata ciclo nundinale ed era cadenzata dai giorni di mercato, che si svolgevano ogni otto giorni. Essi erano le cosiddette nùndine (dal lat. nundinae, composto da novem nove e dies giorno,) da cui l’aggettivo nundinale per scandire la periodicità settimanale di “nove giorni” (dovuta al conteggio tutto incluso dei Romani, laddove oggi diremmo periodicità di otto giorni). Nell’anno romuleo, vi sono esattamente 38 nùndine.

Per cui i giorni di mercato, in cui i membri dei pagi, i mercanti provenienti da fuori e le genti del suburbio si scambiavano i beni, i giorni fasti e nefasti erano rigidamente regolati e ancorati a un ciclo predeterminato, che si ripeteva uguale in ogni anno romuleo. Ora questo calendario aveva due specifiche peculiarità: la prima, la totale indipendenza delle feste dagli eventi astronomici dell’anno solare. Ad esempio, a seconda dell’anno romuleo, i Saturnalia potevano anche capitare nei pressi del solstizio d’estate o degli equinozi; per cui, il loro significato sacrale era di fatto indipendente da questi fenomeni.

A Merry Little Christmas


A Merry Little Christmas è una mostra collettiva che si chiude oggi a Roma presso i locali di Afnakafna” (Via della Fontana 19, vicino Villa Paganini) e che propone grandi opere d’arte di piccole dimensioni, di artisti straordinari, perfette per essere impacchettate e messe sotto l’albero. Lo spazio è aperto dalle 10.00 di mattina alle 20.00, tante piccole opere di tanti grandi artisti a prezzi abbordabili. Un’ottima occasione per regalare, o regalarsi, un’opera unica originale e certificata. Affrettatevi!

Nel novero degli espositori, tra i nomi che cito spesso qui, Gerlanda Di Francia, Silvia Faieta, Ksenja Laginja; ma tutti gli artisti che partecipano presenteranno grandi opere. Ci vediamo lì, al vernissage? Qui l’evento FB.

With amorous agonies


Emergono dei piccoli atti dal buio sfumato della notte solstiziale…

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