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Archivio per dicembre 27, 2018

Suspiria


Su FantasyMagazine la recensione a Suspiria, il remake di Luca Guadagnino.

Suspiria è stato prima di tutto il capolavoro assoluto di Dario Argento, un film ancora così epocale che Luca Guadagnino ha voluto precisare, di non aver avuto alcuna intenzione di fare un remake, ma una sorta di cover, prendere cioè l’originale e modificarlo con il proprio gusto. Detto fatto, perché il nuovo Suspiria è davvero una pellicola che se mantiene un legame con l’originale lo fa con la massima deferenza. Dove Argento metteva colori vivaci e acidi dando l’effetto straniante di un film Disney in un contesto horror, Guadagnino gioca con le scale di grigio, marrone e con qualche macchia di rosso, per raccontare una città ancora ferita dalla Guerra e scossa dal terrorismo armato. Stesso dicasi per le architetture, fiabesche quelle del ’77, rigorose ma altrettanto affascinanti (vedi la sala degli specchi), quelle di oggi.

Gli intenti però sono davvero diversi, perché Suspiria di Guadagnino più che un horror è un film d’autore, vedi nel ritmo lento che non cede mai a logiche di genere. C’è dietro la volontà di non raccontare più solo la storia ben nota della scuola di danza, nessun giallo dietro alle streghe, nessun mistero su quello che sta accadendo, ma piuttosto cercare nuovi accostamenti di senso, riguardo a temi come la maternità, la femminilità e l’arte. Se di quest’ultima Guadagnino ha più volte detto la sua, in Chiamami con il tuo nome ad esempio si parlava di letteratura e di scultura, qui di danza, è sulla maternità che si sviluppa il discorso più interessante. Soprattutto nella visione dei frammentari flash back di Susy, nei sogni tormentati e nel rapporto con la madre, anche visivamente sono le immagini che mettono più a disagio lo spettatore.

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Banchetti, polpette e salsicce nell’antica Roma | ilcantooscuro


Sul blog di Alessio Brugnoli un post sulle consuetudini culinarie nell’antica Roma. Un estratto:

Il prandium, come suggerisce il nome, si trattava del leggero pranzo di mezzogiorno, a base di pane, carne fredda, pesce, legumi, uova, frutta e vino, spesso in piedi, accompagnati dal mulsum, bevanda di vino miscelato a miele, antesignano del nostro street food, dato che le pietanze spesso si compravano da venditori ambulanti.

Il pasto principale dei romano era però la cena, che iniziava verso l’ora ottava in estate (le ore 2 del pomeriggio) e verso l’ora nona in inverno, circa le tre, tre mezza di pomeriggio, di solito dopo essersi recati alle thermae, e, per i ricchi, si protraeva anche fino all’alba del giorno successivo. In epoca arcaica i pasti si consumavano nell’atrium, con il solo focolare e lo stipo votivo dei Lari. Con l’estendersi della struttura della domus, il pranzo fu consumato nel tablinum o nel cenaculum.

In età imperiale si diffuse l’abitudine di pranzare nel triclinium. Questo nome era dovuto alla presenza nella stanza di triclinia, cioè letti a tre posti in legno o in muratura, leggermente inclinati dalla parte della mensa, su cui venivano distesi materassi, coperte e cuscini. Nei giorni di festa gli schiavi erano autorizzati a partecipare e si sedevano ai piedi del divano; i figli giovani del dominus stavano sugli scranni posti davanti al triclinio del padre o della madre. Stavano seduti a tavola gli abitanti delle campagne o i provinciali della Gallia.

Se gli invitati a cena superavano il fatidico numero nove, venivano aggiunti altri stibadia (letti a forma di sigma capaci di ospitare dai sei ai dodici convitati) o triclinia fino ad avere un massimo di trentasei posti (con quattro mensae), o di ventisette (con tre mensae). Come già raccontato altre volte, in epoca tardo imperiali, gli stibadia sostituirono totalmente i triclinia.

I convitati dovevano rispettare una gerarchia delle precedenze nell’assegnazione dei posti d’onore. Per chi guardava la sala tricliniare dal lato privo di divani, il meno importante (summus) era posto alla sua sinistra; il medius era posto al centro e l’imus era quello di destra, dove si distendeva il padrone di casa. Ogni divano poi aveva tre posti: summus, medius, imus. Il letto medio era per l’ospite di riguardo e si chiamava locus consularis; l’imus era per l’evergeta – cioè colui che aveva donato il proprio denaro alla collettività – e il summus per i convitati di rango inferiore e per i clientes.

Il cibo e le bevande erano collocati su un tavolo posto al centro della sala dal quale i convitati attingevano direttamente con le mani. Quando il letto ospitava più di tre invitati, questi erano umbrae, cioè compagni che l’ospite o i convitati più ragguardevoli aggiungevano alla mensa per motivi di prestigio. Questi spesso erano accompagnati dagli schiavi di fiducia che sedevano sul divano ai loro piedi  (pueri ad pedes): essi dovevano assistere il padrone nel ritorno a casa e prestargli aiuto se fosse stato preso dalla nausea, per il troppo mangiare e bere.

Fine del solstizio


La fine del solstizio, a Nemi. Grazie a Nemora.

Saturnali a Roma: frenesia, banchetti, schiavi e regali (2) – The Notebook


Due puntate dedicate ai Saturnali, feste appena finite e che nel mondo romano avevano una grande importanza. Su TheNobtebook, 1 e 2.

Modalità del rito. Il sacrificio ufficiale – che si celebra nel tempio di Saturno, sul lato occidentale del foro – è probabilmente terminato. Sarà seguito a breve da un banchetto nello stesso tempio durante il quale i partecipanti grideranno il saluto augurale: Io Saturnalia! (che ricorda i nostri brindisi di Capodanno) e dove la celebrazione presto si trasformerà in una festa accesa e caotica.

Banchetti nelle case e doni. L’euforia pervade la città. I banchetti nelle abitazioni private saranno sregolati, come succede ogni anno. Ci si appresta agli ultimi ritocchi a piatti elaborati, biscotti, doni, alla disposizione di candele (cerei) che simboleggiano la rinascita del sole; si preparano pupazzi di pasta (sigillaria) e si finisce di organizzare spettacoli, danze e musiche, tra cui una scelta di canti non di rado scurrili ed altri di tono più elevato, spirituale.

Rabbuiare


I volti dell’inettitudine malevola. Rabbuiano.

anche-ombre

percorsi ombreggiati, riflessioni esauste, alcooliche, liberatorie

There was a vision…

… of an outstanding and individual concept, which would last for many years hence.

Giacomo Ferraiuolo

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