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Archivio per gennaio 8, 2019

Da Eymerich a Pantera: il viaggio del lettore – Carmilla on line


Su CarmillaOnLine una breve recensione a Nicolas Eymerich. Il lettore e l’immaginario in Valerio Evangelisti, di Alberto Sebastiani. Un estratto:

Se leggiamo uno dei tredici romanzi del Ciclo di Eymerich, inaugurato da Valerio Evangelisti nel 1994, ci capiterà molto probabilmente di divertirci e dopo l’ultima pagina ci rimarrà ancora l’appetito. Se ne leggiamo due, oltre alla voglia di passare al terzo, ci suonerà sicuramente un campanello di allarme, e al successivo non avremo più dubbi. Qui non stiamo solo seguendo una dopo l’altra le avventure di un inquisitore intelligente, colto, scaltro, crudele, misogino, entomofobico e soprattutto schizoide, ma siamo al cospetto di un’unica monumentale opera, un “One Big Novel” che sconfina in tutta la produzione letteraria dello scrittore e in cui convergono paraletteratura, gotico, horror, space opera, cyberpunk, poliziesco, western, romanzo storico e di formazione. Oltre lo stile chiaro e scorrevole, senza sperimentazioni linguistiche, emerge così una trama complessiva che si articola su vari piani temporali: il XIV secolo di Nicolas Eymerich da vivo, le ambientazioni successive dove incontriamo lo scienziato Marcus Frullifer, le astronavi psitroniche, i tre stati nordamericani dotati di un solo esercito, i nazicomunisti della RACHE in eterno conflitto con Euroforce, la facciata politica di Eurobank. In questo contesto una guida come quella di Alberto Sebastiani, Nicolas Eymerich. Il lettore e l’immaginario di Valerio Evangelisti, ci offre la possibilità di fortificare il piacere della lettura aiutandoci a cogliere l’ordito profondo di una poetica radicale e militante.

Nicolas Eymerich è un inquisitore domenicano realmente esistito, ma la trasposizione letteraria di Evangelisti ne fa un personaggio con uno spessore psicoanalitico e filosofico straordinario. Il Magister risolve a ogni appuntamento un enigma e riporta l’ordine reazionario della Chiesa laddove l’eresia e la sovversione rischiano di attecchire. Tuttavia, a differenza di molti eroi popolari, romanzo dopo romanzo, egli subisce una trasformazione interiore. Rifacendosi alla struttura del Viaggio dell’eroe di Chris Vogler (per altro commentata dallo stesso Evangelisti), Sebastiani sostiene che il domenicano è «al tempo stesso l’eroe del Ciclo e ombra del potere che non ammette diversità né discussione… L’inquisitore evoca inoltre un altro archetipo: “il guardiano della soglia”. È però tale non per un altro eroe all’interno della narrazione, ma per il lettore che deve risolvere l’enigma. È infatti egli stesso che lo ostacola, non vuole farlo entrare nel discorso complessivo, profondo, dell’opera di Evangelisti. Il lettore che deve indagare e ricostruire il disegno generale diventa così un personaggio, l’eroe, e si ritrova di fronte un guardiano della soglia, Eymerich. Questi agisce addirittura come un “trickster” e lo inganna: lo fa immedesimare in sé, lo rende partecipe delle sue avventure, lo fa tifare per un eroe spietato, negativo, e gli ostacola la visione della verità, il vero volto dell’Inquisizione, che non è quello di investigatore dell’eresia, ma di alfiere del potere. E mascherando il proprio ruolo, inganna il lettore.»

La resistenza non è mai inutile e c’è sempre qualcuno che “resta umano”. Da questo punto di vista è interessante un altro eroe creato da Evangelisti: il pistolero messicano Pantera, una figura antitetica a quella dell’inquisitore, anche se ne condivide alcuni tratti. Mentre Eymerich è pronto a eliminare chiunque metta in discussione il potere, Pantera è al soldo di chi lo ingaggia, ma per un insopprimibile senso di giustizia insorge contro coloro che commettono soprusi ai danni dei più deboli.
Se quindi il principio della ribellione è resiliente rispetto a quello del potere, l’arma di cui dispone è la stessa della reazione: l’immaginario, che in questo caso serve a concepire un futuro diverso. Questo è, secondo Sebastiani, «il cuore massimalista della fantascienza del Ciclo: la possibilità di uscire dal realismo capitalista.» Ecco quindi qual è il ruolo della narrativa nella poetica militante di Evangelisti: le storie, e in particolar modo quelle della letteratura popolare, evocano archetipi, consentono ai lettori di viaggiare insieme, ricreano il legame sociale distrutto dal capitalismo. Questo spirito politico ed estetico analizzato da Sebastiani in maniera attenta, partecipata e mai didascalica, si riversa nella sua monografia fino a fonderla con lo stesso oggetto studiato, il One Big Novel. «I puntini sono uniti», conclude la guida, «il discorso complessivo disegna un quadro inquietante, ma è ancora uno specchio in cui il lettore si riflette. Se non gli piace quel che vede, deve trovare il modo di cambiarlo. Non ha che una possibilità: deve ribellarsi a Eymerich, nelle forme e nei modi che ha a disposizione, o che ritiene opportuni. Magari diventando Pantera.»

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Magniverne | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione di Magniverne, raccolta di racconti weird di Maurizio Cometto. La quarta:

Magniverne è un paesino sperduto fra le montagne di un Piemonte cupo dove i bambini giocano nei prati accanto a incubi che attendono nelle profondità dei fiumi e si nascondono nel ventre buio delle foreste. Magniverne è un luogo di predestinati, di memorie, di sdoppiamenti. Magniverne e i suoi confini che sono luoghi del passaggio verso l’età adulta, il suo cuore di fiaba fantasiosa e terribile, i suoi esorcismi e le sue avventure. Magniverne è il versante gelido, in ombra della provincia italiana: le case stregate non si contano e i luoghi innominabili sono invasi dai rovi, e ogni pietra nasconde una storia dimenticata. Magniverne è l’immaginario paese protagonista di questa antologia, il fulcro del realismo magico di Maurizio Cometto che ci conduce per mano nei meandri dell’oscurità per svelarcene i segreti.

Lankenauta | Il libro delle cose


Su Lankenauta una recensione di Ettore Fobo a Il libro delle cose, silloge di Fabio Donalisio con nota critica di Andrea Cortellessa. Un estratto dalla recensione:

Fabio Donalisio continua nella sua operazione di scavo, di raschiatura di concetti, mirando a esprimere o, come voleva Roland Barthes, inesprimere, nei suoi versi secchi e taglienti “il minimo importante”, ciò che sfugge al nulla solo per l’illusione di senso che gli diamo. Assenza è la parola chiave per comprendere questa poetica scabra, in cui versi altrui vengono riutilizzati o modificati per generare una letteratura di richiami e di rimandi, che a dispetto del vuoto, che sembra essere la trama profonda   del nostro vivere e scrivere, si rivela densa. La rima è usata in maniera moderna, quasi sempre interna al verso, a inventare una partitura metrica del tutto originale.

Alcuni versi più discorsivi, riportati in corsivo, sembrano dare la dimensione filosofica di questa versificazione in cui il poeta stesso viene meno, l’io lirico scompare, e vengono fuori le cose da qui il titolo del libro Il libro delle cose, edito da Nino Aragno editore, nell’aprile del 2018. Nella bella nota critica in quarta di copertina Andrea Cortellessa parla di “dolce stil niente” e ha ragione.

Donalisio svuota di sé, del sé, la parola poetica ed emerge dolcemente il vuoto, vuoto l’io, minima e insignificante particella pronominale, vuoto il noi, per lo stesso identico motivo: “io è ognuno, è il pronome più generico e / impersonale, non serve a designare nessuno”.

Già dai primi versi Donalisio chiarisce a che gioco stiamo giocando “che fai? niente mi do/assente”. Altrove leggiamo “le parole implicano l’assenza di ciò che designano”. La sensazione, gorgiana, è che nulla possa essere detto, ma che il non detto sia il tutto, e che la lingua poetica sia un prolungato disdire la dicibilità del reale, spesso troppo facile, spesso ingannevole, “lingua ombra” alla maniera di Celan, in cui come dei novelli Jabès, qui di seguito citato, “abitiamo solo la nostra perdita”, la nostra scomparsa, in cui la stessa carne non è altro che la “base fisiologica del vano”.

Nosferatu a fumetti | FantasyMagazine


Su FantasyMagazine la segnalazione del riversamento su carta – fumetti – di Nosferatu, la celebre pellicola degli anni ’20, in uscita per NicolaPesceEditore. Notevole…

Dal cinema al fumetto. Il capolavoro dell’espressionismo tedesco del 1922 Nosferatu, diretto da Friedrich Wilhelm Murnau, diventa un fumetto edito da Nicola Pesce Editore. Si tratta di un adattamento a fumetti in senso lato: i disegni e i testi di Paolo D’Onofrio riprendono il film fotogramma per fotogramma, imprimendolo in color seppia su una carta ingiallita ed invecchiata, utilizzando per il lettering dei pannelli lo stesso stile delle pellicole mute.

Biblioteq Mdulair – Primitive Electronics Brain Dance | Neural


[Letto su Neural]

Il progetto Biblioteq Mdulair – sì, scritto proprio in questo modo – prevede un setting composto da circa 15 generatori di funzioni analogiche al servizio degli svizzeri Emma Souharce e Daniel Maszkowicz, concettuali sperimentatori interessati anche alla ricerca di feconde interconnessioni audio-video. Così come la strumentazione analogica è frutto d’una ricerca specifica, ma allo stesso tempo d’attitudine al bricolage post-modernista, pure i monitor – di fogge, tipologie e differenti dimensioni – tutti a tubo catodico, sembrano raccontare di una pratica performativa che ha le sue ascendenze in certe spettacolarità teatrali underground dei primi anni ottanta. Insomma si tratta d’un esperienza elettronica audiovisiva – ci sembra senza utilizzo di software e computer alcuno – nella quale sono riproposte decostruzioni puntiniste, tichettii e sibilanti fluide pulsioni, andamenti al limite della percezione e risonanze ambientali ipnotiche e crescenti. Questa prima uscita discografica del duo è stata registrata live al Cinéma Nova a Bruxelles il 10 dicembre 2017 ed è una coproduzione Copypasta Editions ed Aussenraum Records, etichetta quest’ultima che è avvezza a contaminazioni in bilico tra forme musicali e artistiche di confine. In questa Primitive Electronics Brain Dance per gli autori è possibile distinguere “una serie di coppie di forze”, in successione, “come melodie d’altezze e timbri da un lato” e allo stesso tempo “come una struttura d’assemblaggi verticali delle scansioni armoniche”. L’organizzazione delle sequenze dell’opera sembra evolvere dall’elementare a inviluppi maggiormente lavorati, per poi tornare a scansioni di nuovo alquanto essenziali. Dai primi strumenti di sintesi sonora a oggi è sempre possibile avvertire un qualche silenzio dietro al suono e questo è immediatamente percepibile nel lavoro del duo, che rimanda a un atteggiamento musicale profondamente pacificato ma che testimonia del mondo come una rappresentazione al di là della semplice contemplazione estetica. Generatori di frequenza, filtri, impulsi, oscilloscopi in sintesi additiva, questa è la materia della quale si tratta, con l’apporto di Synkie dal vivo – Max Egger, Michi Egger e Flo Kaufman – e il loro ecosistema analogico di manipolazione video, a rendere ancora più denso l’esercizio di stile e potente l’impatto con il pubblico.

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