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Suspiria di Guadagnino: non un horror ma un saggio sul male – minima&moralia : minima&moralia


Recensione a Suspiria di Luca Guadagnino che affonda negli archetipi della filosofia, della psicologia junghiana, dell’esoterismo fino all’occultismo, tra l’altro condivisibile anche se non ancora esaustiva – almeno dal mio punto di vista, che continuo a indagare interiormente. Su MinimaEtMoralia.

Il film non solo merita la visione, non solo ne merita di successive, ma ispira, consapevolmente, delle riflessioni molto più interessanti e, verrebbe da dire, fatidiche dal punto di vista culturale rispetto alla vexata quaestio sull’originalità. In poche parole, chi se ne importa del genere horror, qui c’è una riflessione non banale sulla presenza degli archetipi nella contemporaneità.

Non è un film horror (in quel senso è noioso e deludente), è un saggio sul Male (e in questo senso è molto stimolante dal punto di vista intellettuale).

Ora consentitemi, dopo aver ammesso il mio errore di valutazione istintiva, di vantarmi invece di una mia lettura (credo) esclusiva: avevo ragione quando notavo nel trailer la presenza di un omaggio a Bowie e un richiamo consapevole alla gestualità rituale di Crowley. Quel gesto, non a caso, è il primo col quale si presenta al memorabile provino la protagonista: un gesto potente, carico di magia nera, una rivelazione esoterica sbattuta in faccia allo spettatore ignaro (come il nome della fermata della metro berlinese dalla quale la stessa Susie si reca all’incontro fatidico si chiama proprio Suspiria).

Ricordo che il gesto è chiamato “The Enterer”: con quel gesto non solo la protagonista entra nella scuola di danza, ma più profondamente nella rete psichica di telepatia demoniaca che scandirà in crescendo il disvelamento della sua natura.
Come direbbe Elémire Zolla, “Verità segrete esposte in evidenza”. E ha ragione Luca Valtorta quando, nella sua interessantissima intervista a Thom Yorke (autore di una colonna sonora che intelligentemente si distanzia completamente dal precedente glorioso e ingombrante dei Goblin), sottolinea l’indugio della camera sul saggio di Jung , La psicologia del transfert. Il film, infatti, è (anche) un intelligente riflessione sull’archetipo junghiano della Grande Madre.

Certo, è un tema sotterraneo (fino all’epifania finale), un fiume carsico che esplode solo dopo essere stato seppellito sotto tutti gli altri temi (puntualmente notati da molte altre recensioni): Berlino nel 1977 come luogo tragico e iniziatico del Male ma anche di Rinascita (Bowie, appunto);  il legame con la violenza contemporanea del terrorrismo (le cronache della vicenda tragica Banda Baader-Meinhof ritmano ossessivamente il crescendo della vicenda) e allo stesso tempo con la Memoria della Colpa (lo spettro allora molto più vicino del nazismo); il vincolo nemmeno tanto inconscio tra femminismo e stregoneria, come rivendicazione agguerrita del Femminile negato dalla società patriarcale (il claim del film è stato proprio lo slogan storico “Tremate, tremate /Le streghe son tornate); la condanna secca e convincente del fanatismo religioso come seme della negatività, il richiamo semplice ma agghiacciante all’attualità (“Perché tutti sono convinti che il peggio sia già passato?” chiede Susie a Madame Blanc, nel momento di massima complicità esoterica tra le due prima dell’agnizione spettacolarmente infernale del finale).

Sono anche bellissime le scene di gruppo in cui l’agnizione del Male trapela nell’apparente quotidianità delle prove. Un rapporto di forze destinato al capovolgimento (come insegna la dialettica hegeliana), in un transfert non solo psicanalitico ma propriamente magico. Carisma del resto, etimologicamente, è collegato a Grazia. Una grazia satanica, rovesciata, che diviene un potere magico. E se uniamo Energia, Grazia e Potere otteniamo quello che nella cultura indiana si appella Shakti. L’Energia Femminile Primordiale.

Arriviamo al cuore ardente del film: ben più consapevolmente gnostico della blasfemia quasi punk di Argento, Guadagnino tocca temi esoterici non come meri giocattoli estetici.
Nelle coreografie (stupende, di Damien Jalet) ci sono echi delle danze di Gurdjieff, nel sabba la citazione di Crowley si rivela come precisa e non peregrina: come nei suoi maledetti rituali, i ballerini diventano automi disarticolati, in una immonda parodia del sama, la danza rituale sufi dei dervisci (al centro il pir, ovvero l’elemento fermo e catalitico è proprio la Madre). Sia la gestualità (la Swinton tocca il punto relativo al chakra del Sahasrara sulle mani di Dakota Johnson nel momento in cui le trasmette la sua energia) che la precisione del rituale (la presenza di un Testimone maschio come nella cosmogonia induista) rivelano una conoscenza più approfondita dei rituali esoterici rispetto a mere suggestioni estetizzanti.

Nel finale, la Madre appare nel suo Doppio aspetto analizzato (guarda caso) da Jung: tremenda e vendicativa con chi attacca i propri figli, nutrita del sangue dei demoni; benevola e compassionevole, portatrice di Verità e Liberazione nei confronti delle vittime innocenti. Ma (al di là della perfezione estetica di molte scene e al compiacimento kitsch di alcune scene barocche) qui ci troviamo di fronte a un film di notevole spessore intellettuale. Un monito e un appello sulla necessità di risvegliare l’archetipo della Madre, unica via alla Rinascita.

Ultima vertiginosa digressione personale: il link citato nell’articolo, questo, indica anche una matrice gnostica dell’opera di Guadagnino, che scava e scavalca ogni banale riferimento all’occulto e spalanca una pletora paurosa di citazioni e iperlink aperti sull’insondabile delle oscurità degne del regno di uno sciamano.

2 commenti»

  Adriano Conte Z. Ercolani wrote @

Ciao, grazie della condivisione e dell’apprezzamento, sono l’autore dei due pezzi. Hai ragione, c’è ancora tanto da dire. Ti riporto qui un commento che ho aggiunto al pezzo: Innanzitutto, grazie per l’attenzione. Bisogna distinguere l’analisi delle tematiche presenti dal gusto individuale. Posso non apprezzare un film di Lars von Trier (esempio fra tanti), ma posso comunque analizzare tutta la ricchezza di elementi simbolici che esso contiene. Per Andrea: concordo con la risposta di Chiara, anche se ammetto di non essere (a differenza sua) un amante del genere. In questo caso, mi riferivo proprio alla grammatica cinematografica, che il “Suspiria” originale (nella sua innovazione) rispettava. Qui l’elemento horror è inserito in una progressione narrativa distinta (proprio perché per horror non mi limito alla presenza di sangue e squartamenti). Ci sarebbe ancora molto da dire, segnalo solo alcuni spunti emersi nei commenti su Facebook sulla mia bacheca: segnalo l’analisi psicanalitica di Eugenia Fattori su “Esquire” https://www.esquire.com/it/cultura/film/a25786788/streghe-femminismo-suspiria-sabrina-cinema-tv/?fbclid=IwAR3E0UTjQlPeSu8qN2t4ex9M7fWQKBoWJodu9jJK4l815831my-M4rbFnao; Pietro Lullis nota: ” il cognome dello psicanalista,Kemplerer, è lo stesso di uno dei massimi studiosi del linguaggio e della ritualità nella propaganda nazista. Con un’attenzione specifica anche al richiamo all’antico paganesimo germanico, “prima della religione,prima di Dio”, come viene detto nel film”; anche tante citazioni ulteriori su Bowie non l’ho inserite: all’inizio dell’esecuzione di “Volk”, Madame Blanc cita la famosa frase dell’ultimo concerto di Ziggy Stardust prima di “Rock ‘n’ Roll Suicide”; c’è il tema del viaggio USA-Berlino come rinascita per diventare se stessi; il trucco della Swindton/Kemplerer è uguale a quello di Bowie in “Miriam si sveglia a mezzanotte”; come ha notato Flaviano Bosco (in un incontro organizzato durante il 21esimo David Bowie Birthday Bash a Bassano del Grappa) nella scena piú commovente (prima del beffardo trucco) gli amanti si baciano “standin’ by the wall”…

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  zoon wrote @

Grazie Infinite, Adriano.

Attenzione, possibili spoiler.

È proprio la vertigine che il film evoca, quella che ti tratteggi. A mio avviso, però, c’è anche una forte componente che fa capo al nazismo magico. La fine soprattutto la richiama, per il tipo di morte della moglie di Kemplerer. Ci scavo attorno da giorni, ma ho tra le mani soltanto un quadro impreciso.

Fine spoiler.
Piacere mio, Adriano 🙂

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