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Facciamo chiarezza archeologica sul Primo Re – La Sindrome del Colibrì


Rimanendo sul tema Il primo re, il film di Matteo Rovere che narra le vicende mitologiche, ma realmente accadute, di Romolo e Remo, dal blog di Nicolò Agresta prendo un paio di contributi che alimentano la discussione sul film, che si può riassumere con un “verosimile”, e con un “meraviglioso”, ma non “strettamente aderente ai fatti”. Qui e qui i due link interessati, invece qui sotto riporto un estratto delle considerazioni.

Ma c’è di più: la marcata differenza tra i due fratelli. Già la vediamo nella prima scena: Romolo prega, Remo con forza prende un agnello. Romolo è quello pio, religioso, calmo e pacato, intelligente e lungimirante. È lui che quando fuggono da Alba, vuole portarsi dietro il fuoco sacro e la vestale, come prima cosa. Remo è quello forte, quello sempre presente, ed descritto nel mito come il più veloce, il più silenzioso e abile, ma, sopratutto, Remo è il più sacrilego. Con questo si intende che Remo non era per niente avvezzo e interessato al sacro e al divino, cosa che per gli antichi era praticamente una blasfemia. Il film segue questo filone e fa vedere come sia Remo (interpretato magistralmente da Alessandro Borghi) quello forte, che si impone sul gruppo di fuggiaschi e, con questi, sul villaggio all’interno della foresta. Qui si vede anche un altro aspetto importantissimo del film, ricostruito benissimo, che però bisogna necessariamente conoscere: la differenza del concetto di regalità tra i due. Remo si impone come dominus, ossia come Signore, apostrofando i suoi seguaci come schiavi: significa io sono il capo e sono padrone delle vostre vite, voi non siete uomini liberi ma siete una mia proprietà. Tutto quello che succede nel villaggio è la manifestazione di questo concetto. Inoltre viene mostrata tutta la sua blasfemia e la sua totale indifferenza nei confronti di ciò che è sacro.

Quando Romolo scopre ciò che ha fatto il fratello, nel villaggio, si comporta esattamente come l’uomo descritto nelle fonti e come l’uomo religioso e pio per eccellenza: ravviva il fuoco sacro, nomina una nuova vestale, seppellisce i defunti con tanto di cerimonia sacra e, quando viene investito capo, non si impone come dominus, ma come il primo tra gli uomini liberi (riprenderò questo concetto a breve).

La parte finale, sulle sponde del Tevere è bellissima ed è un crescendo costante. A livello di regia e fotografia la qualità si è conservata alta per tutta la durata del film, fino alla fine. Mi è piaciuto molto come sono stati ricostruiti e mostrati i combattimenti cruenti di quel periodo: non vediamo mosse strane, da film americano, ma fendenti e colpi di spada menati con violenza e ferocia, colpi a vuoto e combattimenti corpo a corpo veramente reali. L’inquadratura generale mostra magistralmente come sarebbe realmente apparsa la scena ad un probabile spettatore, con gruppi singoli di individui che combattono tra loro.

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