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Archivio per febbraio 12, 2019

La libreria Miskatonic di Reggio Emilia chiude


Con un post sulla sua pagina FB, la libreria Miskatonic University di Reggio Emilia annuncia la sua imminente chiusura. C’è sconcerto in tutto ciò, dispiacere, emotività: la libreria era diventata rapidamente un punto fermo di tutto il Fantastico italiano, io stesso vi ho presentato con orgoglio Sensorium pochi mesi fa.

È uno di quei posti da genius loci, lì dove il divino esiste; lo immaginavo così prima di presentare da voi, e così mi si è mostrato il luogo le persone, l’affetto di chi era lì ad ascoltare l’evento. So bene quali sono i problemi di una realtà come la vostra, speravo non vi riguardasse, e invece…
Mi dispiace molto, Andrea, ma la fenice non muore: si trasforma. Faremo però cose da un altro lato del continuum.

Ecco il post di Andrea, lo condivido con rammarico. Grazie, comunque.

FINE DELLA CORSA
Carissimi amici, clienti più o meno affezionati, autori ed editori che col tempo abbiamo imparato ad apprezzare sia a livello umano che professionale, semplici simpatizzanti: la libreria Miskatonic University termina la propria storia iniziata nel settembre 2014.
È da un po’ che ero giunto a un bivio e l’idea era concreta già da tempo, ma la conferma definitiva si è avuta nelle ultime settimane.
Chiedo scusa anticipatamente a tutti coloro che mi hanno incontrato e sentito in questo periodo, e ai quali non ho detto nulla in proposito. Purtroppo prima di parlare ho voluto aspettare la certezza totale che ora è diventata definitiva.
Sono molteplici le cause ed i motivi che mi hanno spinto a prendere questa decisione, ed alcuni di essi ritengo sia giusto che non vengano nemmeno divulgati.
Diciamo solo che, pur contando su di un fedele e commovente seguito, purtroppo esso non è più sufficiente a far fronte ai bisogni e alle necessità di una famiglia di quattro persone.
Inoltre, il cosiddetto “e-commerce” è sempre più utilizzato e alla lunga ci ha rosicchiato una bella fetta di clientela, nonostante noi ci siamo sempre dati parecchio da fare anche in quell’ambito. Tutto legittimo figurarsi, e non voglio creare polemiche di nessun tipo perché se oggigiorno la gente sceglie questa via è evidente che ha un proprio ritorno e che riceve qualcosa che io non sono stato in grado di dare.
Aggiungete poi che questo lavoro, pur se fantastico e foriero di tantissime soddisfazioni, mi porta via moltissimo tempo che sottraggo ad altre cose molto importanti. Inoltre ultimamente sto avendo anche qualche problema di salute; ecco che allora penso possiate ben capire come il quadro sia completo.
È una scelta sofferta naturalmente, e molto dolorosa, ma sono convinto del fatto che sia venuto il tempo di agire in questo senso.
Volendo poi avrei anche io qualche sassolino da togliermi, come credo che sia abbastanza comune quando le cose non vanno come si desidera (del resto è sempre colpa degli altri, no?) ma per ora preferisco evitare recriminazioni, come già detto. Penso molto semplicemente che non sia il caso, in questo momento. Forse lo farò più avanti, o forse no, ma di sicuro attualmente è l’ultima cosa che mi interessa.
A tutti coloro che ci hanno supportato e voluto bene andrà per sempre il nostro eterno ringraziamento, anche perché una cosa bellissima e che nessuno potrà toglierci mai è il gran numero di persone ECCEZIONALI che abbiamo avuto la fortuna di incontrare e conoscere svolgendo questa attività.
Persone belle, di quelle che non è facile trovare e che se per caso le trovi devi tenertele ben strette.
Quindi, ancora una volta, grazie dal più profondo del cuore.
Ho usato spesso la prima persona singolare perché negli ultimi tempi il responsabile della gestione ero io, ma tenete presente che queste sono parole scritte anche a nome di Giulia.
Il fatto che tutti voi, pur non vendendola più a causa dei suoi durissimi impegni di mamma lavoratrice, e ciononostante abbiano continuato a chiedere costantemente di lei e rivolgerle frasi di sincero affetto, fa ben capire quanto sia stata importante e decisiva in questo percorso che abbiamo intrapreso assieme.
Naturalmente nelle prossime settimane provvederemo a saldare le ultime fatture e a regolare le questioni con i nostri partner commerciali, ai quali va la nostra riconoscenza e chiediamo di avere solo un po’ di pazienza.
Comunichiamo inoltre alla clientela che manterremo ancora l’apertura al pubblico (pur con orari variabili) per qualche settimana, al fine di smaltire il materiale in eccedenza (soprattutto libri usati e remainder) e provvedere a terminare le ultime cose.
Questa pagina continuerà ad essere attiva ancora per un po’, soprattutto al fine di aiutare gli interessati ad effettuare gli acquisti conclusivi ed aggiornarvi sulla data della chiusura definitiva.
Nel frattempo, sperando che possano esserci altre occasioni in futuro, mandiamo a tutti un caro saluto e un abbraccio.

Andrea e Giulia
Miskatonic University Bookstore

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Finalmente: Atterraggio in Italia | Fantascienza.com


Su Fantascienza.com la segnalazione di una nuova antologia a opera del Collettivo Italiano Fantascienza, in cui Linda De Santi e Simonetta Oliva capitanano una squadra di giovani – e meno – scrittori SF nostrani (giovani non significa senza esperienza). Tra i partecipanti, anche Roberto Bommarito, Alessandro Napolitano, Piero Schiavo Campo. Ecco la quarta:

La sfida di questa raccolta è quella di scrivere fantascienza sfruttando le opportunità che uno scenario come l’Italia offre per questo genere narrativo.

Atterraggio in Italia racconta non tanto un’Italia del futuro (visto che alcune delle storie contenute in questo volume potrebbero accadere già oggi, in quello che viene chiamato “futuro istantaneo”), ma un’Italia fantascientifica, in cui l’interrogativo è posto su cosa accadrebbe se il nostro paese diventasse, all’improvviso, il palcoscenico su cui si muovono e prendono forma i temi della fantascienza: se, quindi, l’Italia diventasse terra di atterraggio di dischi volanti, per citare e al tempo stesso smentire la nota affermazione attribuita a Carlo Fruttero, per cui sarebbe difficile immaginare un disco volante che atterri su Lucca.

T – recensione di Luca Mazza | Il Grande Avvilente


Un’altra bella recensione a T, di Alessandro Forlani, segnalata da lui stesso sul suo sito. Mi interessa molto la parte finale della valutazione, quella che recita così:

Se in questo momento c’è la guerra, cosa significa per chi dorme?” si chiedeva Gurdjieff nei frammenti dell’occultista Upenskij. “Significa che molti milioni di addormentati si sforzano di distruggere molti milioni di altri addormentati”.
“T” è una chiamata alle armi concettuale, una pillola rossa per vedere meno nero questo stato di veglia. È giusto che lo sappiate, prima di inghiottirla.

Opera questa che mi incuriosisce molto, la capacità sublime di Alessandro di rendere appetibile e fruibile un testo farà sicuramente il resto.

L’importanza di perdere il controllo sulla propria vita | L’INDISCRETO


Su L’Indiscreto intervista di Francesco D’Isa a Jules Evan, sul tema dell’estatico:

Nel suo interessante studio sui metodi per raggiungere l’illuminazione (o la trascendenza, l’assoluto, il divino… la definizione varia in base alla tradizione di riferimento), l’autore concorda con Huxley nel sostenere che nella cultura occidentale il misticismo è stato emarginato e patologizzato più o meno dagli anni della Riforma. A partire da questo assunto, l’autore ci guida attraverso un percorso approfondito che esplora l’estasi sia dal punto di vista teorico che pratico, attraverso l’arte, la musica, la psichedelia, la meditazione, il sesso, la guerra, la natura e la tecnologia – indicando sempre sia i rischi che i benefici.

Ecco un brano dell’intervista:

FD: I seguaci della “Filosofia Perenne” come Huxley sostengono che i grandi mistici di tutto il mondo sono d’accordo su tutti i punti fondamentali, ma come scrivi tu stesso, Huxley ha esagerato parecchio la misura dell’accordo dei mistici provenienti da tradizioni diverse. In realtà, l’esperienza della morte dell’ego può essere sia traumatica che positiva, a seconda del punto di vista. Nella cornice di un capitalismo materialista, che considera l’ego la cosa più importante che abbiamo, è senza dubbio orribile, mentre in una cornice buddista, dove ego e desiderio sono le radici del dolore, perderli è la cosa migliore che possa capitarci. Una EE, esperienza estatica (così come le “conversioni” di cui parla William James) può cambiare, invertire o lasciare intatto il nostro punto di vista, probabilmente in ogni direzione. Pensi che ci sia qualcosa di intrinseco in una EE?

JE: No. Ma la maggior parte delle EE condividono almeno una caratteristica, ovvero mostrano che l’ego della realtà quotidiana non è tutto quel che abbiamo. Sono esperienze che aprono uno spazio per il cambiamento rispetto all’abituale storia dell’io. Ti danno un assaggio di una realtà meno ego-centrica.  Queste sono tutte potenzialità positive di una EE, ma spetta all’individuo e alla comunità a cui appartiene svilupparle in modo positivo e sano.

FD: Nel libro sottolinei il pericolo di una sorta di edonismo estatico, sotto forma di attaccamento all’EE o della vanità che deriva dall’idea di “essere speciali”. Questi, insieme alla “notte oscura dell’anima” (i lati oscuri dell’EE), sono dei rischi verso cui ci mettono in guardia molte antiche tradizioni mistiche, orientali come occidentali. Il capitalismo contemporaneo è uno dei peggiori scenari dove vivere un’EE? Quand’è che dovremmo lavorare sul nostro ambiente culturale e psicologico: prima, attraverso o dopo una EE?

JE: Non so se è uno dei peggiori scenari di sempre. Da un lato, la mia cultura (quella della Gran Bretagna) è estremamente secolarizzata, dunque per certi versi è piuttosto ostile a tutte le forme di autotrascendenza, ad eccezione dell’intossicazione da alcol. D’altra parte però, dove tutto è possibile, tutto è disponibile. Si può viaggiare ovunque e fare bungee jumping, per così dire, in culture e universi completamente diversi. Si può volare da Londra a Iquitos, e immergersi improvvisamente nello sciamanesimo indigeno ayahuasca. Si può volare in India, e trovarsi all’improvviso al Kumbh Mela. Nessuno più di noi ha accesso alle informazioni sulle pratiche spirituali ed estatiche del mondo. Questo è un aspetto positivo. Inoltre un numero crescente di persone segue una qualche forma di pratica spirituale come lo yoga, la meditazione o la psichedelia, che rendono più probabile un’esperienza estatica. Il problema è che ci mancano le istituzioni per dare profondità a queste esperienze, e per aiutarle a trasformare la nostra società. Inoltre ci mancano dei modelli spirituali che permettono a queste esperienze di trasformare completamente la nostra vita. Alcuni comunque esistono. Non pensare quindi se è il momento migliore o peggiore: è il momento in cui sei vivo. Di conseguenza è il momento migliore e l’unico in cui puoi lavorare.

FD: Le illuminazioni non sono tutte uguali. Come scrivi, la tradizione buddista elenca nove livelli (Jhanas) di stati di coscienza precedenti alla “vera” illuminazione, e per chi medita non è considerata una buona cosa scambiarli per il Nirvana. Raggiungere un’EE può essere difficile, ma non equivale a diventare dei santi. Alcune strade (come la psichedelia o esperienze di quasi morte) danno un accesso più rapido alle EE rispetto ad altre (come la meditazione o la contemplazione), ma sospetto che più che una meta un’EE sia una fase che si può porre quasi ovunque lungo il cammino. In che modo la tecnologia estatica influenza l’esperienza che ne deriva?

JE: Si dice che sentieri diversi conducano tutti sulla stessa montagna e alla stessa vetta. Ma forse percorsi diversi portano a vette diverse. La tecnologia dell’ayahuasca, per esempio, sembra portare le persone in un luogo diverso, per esempio, della ketamina. La meditazione devozionale porta in un luogo diverso dalla meditazione intellettuale introspettiva. Non credo che l’esperienza estatica sia la meta, certamente non lo è per me. È qualcosa che può accadere lungo il cammino, in forme e intensità diverse. Per certi versi, il rischio di parlare di “esperienze estatiche” è che le inserisce in questa classe di esperienze “speciali”.

Questo ci spinge immediatamente a desiderarle. Ho sentito il bisogno di parlarne in qualche modo, perché la mia cultura è contraria fino alla fobia nei loro confronti. Ma è altrettanto pericoloso affezionarvisi. Ogni esperienza può essere spirituale, a seconda della qualità dell’attenzione che le diamo. L’esperienza più noiosa può essere una porta d’accesso a una realtà più profonda, se la ascoltiamo e ci apriamo a essa. Il compositore John Cage ha detto: “Se qualcosa è noioso dopo due minuti, provatelo per quattro. Se ancora noioso, allora per otto. Poi sedici. Poi trentadue. Alla fine scoprirete che non è affatto noioso”. Yuval Noah Harari ha detto: “Il pericolo è che la gente vuole solo una nuova esperienza speciale. La vera chiave invece consiste nel capire le esperienze normali e quotidiane, non quelle che capitano una volta nella vita”. La sfida è quella di avere un obiettivo e un percorso per raggiungerlo, e la disciplina e la fede per percorrere questo percorso un po’ di più ogni giorno.

Se la meta non è un’esperienza estatica, che cos’è? A mio avviso, è diventare un essere più gentile, più consapevole, meno egocentrico, meno ossessionato, meno illuso. È aiutare tutti gli esseri a svegliarsi. Le esperienze estatiche sono certamente parte di questo viaggio, ma gestite in modo errato effettivamente possono essere degli ostacoli. Gestite correttamente invece possono aiutarci a trovare il percorso. Ma le cose basilari restano sempre le stesse: esercitarsi a essere più gentili con se stessi e con gli altri, e farlo con maggiore consapevolezza.

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